Gentile ministro Franceschini,
visto che Lei è spesso a Napoli per motivi piacevoli (ascoltare il concerto di David Gilmour o il tenore Jonas Kaufmann al Teatro San Carlo), perché, durante una delle tante occasioni mondane, non ne approfitta per visitare anche la Villa comunale? Proprio mentre Napoli fa il pienone di turisti e vive una “primavera” culturale significativa, la Villa, un tempo opulento fiore all’occhiello della città, è agonizzante.

Da parte mia, io ci sono affezionata come a una vecchia zia. Ai tempi del Liceo Umberto, quando si saltava la scuola, si andava lì a bighellonare. Più tardi, una volta diventata mamma, ci portavo i figli a giocare. Era un’ambientazione bella e florida, a differenza di adesso: alberi secolari spogliati delle loro chiome morenti, aiuole spellacchiate che servono solo come latrine per i cani. Quella che era stata la Villa Reale è ridotta ormai a un cantiere polveroso, teatro di vandalismi per l’assoluta mancanza di sorveglianza oltre che di manutenzione.

Bisognerebbe, poi, avere una laurea in geologia per capire lo scempio che si sta compiendo nel sottosuolo, là dove nessuno vede. Proverò a spiegarlo a modo mio: io credo che gli ingegneri per fare largo al progetto della metropolitana abbiano deviato il corso delle acque pluviali provenienti dalle colline del Vomero. Ora, la sola irrigazione salmastra sta facendo morire tutti gli alberi.

Le associazioni Progetto Napoli, CambiaMò, Cittadinanza Attiva in Difesa di Napoli e Assoutenti, in collaborazione con il FAI Campania, richiedono interventi immediati sul restauro della Cassa Armonica. E chiedono la rimozione dell’ascensore “bunker”, proprio al suo fianco, che  servirebbe come uscita di fermata della metropolitana e che svetta in totale distonia con il paesaggio.

Mi dicono che il bunker dovrebbe, forse, essere ricoperto di pareti specchiate. Per riflettere cosa, due ramoscelli rinsecchiti? Bisognerebbe cambiare punto di vista: la Villa Comunale non appartiene ai napoletani, è stata data loro in “custodia” per le future generazioni.
Cosa gli lasciamo un po’ d’erba senza vita?

Januaria Piromallo
twitter@januariapiromal

“La Villa Reale è situata, relativamente alla Riviera di Chiaia, come il giardino delle Tuilleries rispetto alla strada di Rivoli. Soltanto, invece della Senna è il Mediterraneo, invece del quai d’Orsay è l’estensione, è lo spazio, è l’infinito. La Villa Reale è senza dubbio la più bella e soprattutto la più aristocratica passeggiata al mondo”.

Con queste parole Alessandro Dumas descriveva il giardino urbano, l’oasi di verde, di rarità botaniche, di beni artistici e architettonici tra la città di Napoli e l’azzurro infinito del mare, che Ferdinando IV di Borbone volle commissionare a Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, tra il 1778 e il 1780.

Oggi, purtroppo, quello che dovrebbe essere considerato un vero e proprio monumento della città di Napoli è in uno stato di desolazione totale a causa dell’incuria e dei lavori programmati al fine di adeguare la Villa alle vicine strutture di mobilità in costruzione.

L’impianto ottocentesco della Villa, la casina pompeiana, le fontane, il sedile di piperno, le antiche statue contenute al suo interno, la preziosa cassa armonica di Enrico Alvino che diffondeva la musica lungo i sontuosi viali settecenteschi, gli alberi secolari, tutto è in uno stato di abbandono e degrado tale da far quasi scomparire agli occhi del visitatore il suo glorioso passato.

Quella che era stata la Villa Reale è ridotta ormai a un cantiere polveroso, teatro di vandalismi e atti di piccola criminalità per l’assoluta mancanza di sorveglianza oltre che di manutenzione.

Dopo anni di denunce, di proteste, manifestazioni, alcune associazioni civiche si sono decise a promuovere una raccolta di firme a supporto di un dossier da presentare al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e all’Unesco, al fine di portare all’attenzione delle istituzioni nazionali e internazionali, lo stato di totale degrado in cui versa la Villa Comunale, perché i cittadini possano tornare a usufruire di un patrimonio che appartiene alla città di Napoli e a tutta la Nazione.

L’iniziativa ha ottenuto un tale successo in città, che centinaia di persone si sono recate presso il gazebo organizzato per firmare la petizione e ha ottenuto che fosse convocata una riunione presso la Commissione ambiente del Comune di Napoli cui sono state invitate anche le associazioni promotrici.

Alla presenza del presidente della Commissione Marco Gaudini, il vicesindaco Raffaele Del Giudice ha cercato di rassicurare i convenuti su alcuni punti della questione che riguardano in particolare le problematiche relative alle specie arboree espiantate e alla manutenzione dei giardini ma non è stato possibile affrontare il resto delle criticità denunciate dalle associazioni a causa dell’assenza degli assessori competenti.

In particolare le associazioni richiedono interventi immediati sul restauro della cassa armonica privata, in occasione della premiazione per la Coppa America, della corolla e dei vetri colorati che ne diffondevano le sonorità e sulla costruzione di un ascensore “bunker”, proprio al suo fianco, che dovrebbe servire come uscita di una fermata della futura metropolitana e che svetta in totale distonia con il paesaggio.

Le associazioni Progetto Napoli, CambiaMò, Cittadinanza Attiva in Difesa di Napoli e Assoutenti, in collaborazione con il FAI Campania, dopo l’incontro in Consiglio Comunale tenutosi martedì scorso, hanno chiesto una nuova riunione alla presenza degli assessori responsabili, allo scopo di una collaborazione fattiva con le istituzioni cittadine che giunga alla stesura di un cronoprogramma preciso sugli interventi, ma hanno ribadito la propria determinazione a perseguire il loro progetto.