“Siamo diventati come il Pd”, sbuffa dalle ultime file un grillino genovese della prima ora. Giovedì sera, è in corso l’assemblea plenaria, quella che dovrebbe decidere il candidato sindaco alle comunali di Genova del 2017.  L’appuntamento è nella stessa sala del Porto dove si ritrovò il Partito Democratico dopo la disfatta delle Regionali perse da Raffaella Paita nel 2015. Ma le analogie, secondo qualcuno, non finiscono qui: “Sono divisi in mille correnti: i grillini in Regione in lotta tra loro, poi contro quelli in Comune; i gruppi genovesi contro i savonesi. E tutti insieme contro gli spezzini”, sorride beffardo Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità. Uno che da anni si batte contro le infiltrazioni mafiose in Liguria. Aveva tentato anche lui di fondare un meet up, anni fa, ma finì a carte bollate con un altro gruppo genovese per chi era il rappresentante doc del Movimento.

Non hanno mai avuto vita facile i Cinque Stelle nella patria di Beppe Grillo. Colpa del caratteraccio dei genovesi, dirà qualcuno. Ma non solo. E adesso, come si vede nella sala, nei volti paonazzi della gente, la situazione rischia di deflagrare in vista delle comunali di Genova. “Che il Movimento potrebbe vincere… e forse il guaio è proprio questo. Si comincia a sentire odore di potere”, conclude Abbondanza. Così, cercando di disinnescare la bomba, venerdì è arrivato il messaggio di Grillo. Appena un post scriptum di due righe: “Per Genova nelle prossime settimane si raccoglieranno le candidature on line per le amministrative del 2017”. Un colpo di spugna sulla decisione dei gruppi genovesi di procedere per acclamazione, come a Torino. Tutto da rifare.

Ma chissà se basterà la voce del grande capo, perché la frittata sembra già fatta. A cominciare dall’abbandono di Paolo Putti che nel 2012 era stato il candidato M5S alle elezioni vinte da Marco Doria. “Putti ha fatto un’opposizione anche dura, senza sconti. Ma è una persona di ideali, corretta, uno che ha a cuore la città”, sostiene Enrico Pignone, consigliere comunale della Lista Doria che pure lo ha avuto come avversario. Ma il rapporto di Putti con i vertici del Movimento si è incrinato da tempo. Grillo gli ha preferito Alice Salvatore, candidata sconfitta alle regionali del 2015. Salvatore molto più ortodossa, vicina a Grillo e al Direttorio. Putti in buoni rapporti con Federico Pizzarotti. Una storia già vista.

Alla fine si è arrivati alla rottura: “Non mi ricandido. Non mi riconosco più in quello che è diventato questo Movimento”, così Putti ha chiuso la sua esperienza di cinque anni in consiglio comunale. In parecchi pensavano che potesse candidarsi. I più preoccupati sembravano proprio i suoi avversari nel Movimento. E anche in questo il Movimento Cinque Stelle Ligure somiglia il Pd: le vecchie guardie lasciano piuttosto polemicamente. Del resto Movimento e Pd ligure hanno avuto un percorso per molti versi simile: erano i due schieramenti favoriti alle elezioni per la Regione Liguria del 2015 e per le comunali di Savona del 2016. Pareva una corsa a due. Ma entrambi scossi da faide interne hanno finito per perdere, lasciando la vittoria a un centrodestra che nemmeno ci credeva. Basta ricordare l’espressione del viso del leghista Edoardo Rixi – oggi assessore della giunta di Giovanni Toti – mezz’ora prima delle elezioni. Cupo, sguardo basso. Poi ecco i primi sondaggi: “Vittoria, non ci credevo nemmeno io”, sorrise. “Merito di Toti, ma anche dei nostri avversari Pd e Cinque Stelle, ci hanno regalato la Liguria”, si lasciò scappare uno dei suoi collaboratori.

Già, il Pd in quei giorni era diviso tra renziani ed eretici. Proprio come il Cinque Stelle genovese oggi. Ma le somiglianze non finiscono: il primo candidato del Pd alle prossime primarie è proprio quel Simone Regazzoni che faceva da braccio destro della sconfitta Raffaella Paita in campagna elettorale. Il primo nome che si sente pronunciare per i candidati Cinque Stelle è Luca Pirondini, musicista, ma soprattutto stretto collaboratore di Alice Salvatore alle regionali perdute contro Giovanni Toti. “Si fanno votazioni online o primarie per far votare la gente. Ma pare che le tessere e le fedeltà contino più dei curricula”, sussurra Nicola che segue il Movimento dal 2007, da quel Vaffa Day di Bologna. Anche chi è vicino a Putti si lascia scappare una battuta: “Se continuiamo a candidare i fedelissimi che vengono alle assemblee, gente che non si sa chi sia, facciamo la fine dei vecchi partiti con i loro apparati. Dobbiamo aprirci”.

E adesso si devono scegliere i candidati. Dopo Torino e Roma c’è aria di vittoria, anche per il tracollo del Pd travolto da polemiche e scandali. Ma la battaglia è incandescente, basta vedere com’è andata a La Spezia (dove si vota in primavera, come a Genova). L’assemblea cittadina aveva scelto come candidato Marco Grondacci, un avvocato ambientalista. Era passato ottenendo quasi l’unanimità dei voti. Era l’apertura agli esterni, alla società civile (anche se aveva un passato nel centrosinistra cittadino). Passano poche ore e da Genova e Savona arrivano le prime frecciate. Infine ecco il post di Grillo: il candidato non rispetta il regolamento interno. Bocciato. Adesso tocca a Genova. Che ha 600mila abitanti, è una città metropolitana. E ha un valore simbolico perché qui è la patria del padre del Movimento. Ma lo spettro di Roma si allunga. Luca Paravicini è un cliente abituale della trattoria “A Lanterna”. Proprio quella di don Gallo, a due passi dalla sala dove Pd e Cinque Stelle si sono incontrati. Racconta: “Ero seduto al tavolo accanto ad alcuni di loro. Li ho sentiti parlare tutta la sera delle correnti, di chi era più forte. Nemmeno un cenno sui programmi, nemmeno una parola d’amore per questa nostra benedetta città”.

Difficile, quasi impossibile, chiedere un parere alla gente del Movimento. Pochi accettano di rilasciare una dichiarazione con nome e cognome. Ma qualcuno dice: “Non possiamo fare come a Roma”. Siete come il Pd? “Macché, loro candidano sempre le stesse persone. Gente fin troppo nota”. Ma voi? “Noi rischiamo di fare l’errore opposto, di puntare su persone senza un passato. Senza garanzie. È molto diverso da essere nuovi. Bisogna stare attenti, perché il potere ti trasforma. E per amministrare una città ci vuole gente in gamba”.