Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker è “fiducioso”, la ministra del commercio canadese Chrysta Freeland è “molto delusa”. Sta in queste opposte reazioni la sintesi di una giornata di negoziati tra Ottawa e Bruxelles in vista dell’approvazione del Ceta, l’accordo di libero scambio tra l’Europa e il Canada. Il paradosso è che, mentre le trattative sul discusso Ttip tra Usa e Ue arrancano per la difficoltà di trovare un accordo sui dossier più caldi, a bloccare il Ceta è invece il veto della piccola regione belga della Vallonia.

Nulla è ancora definitivamente compromesso, ma la strada che dovrebbe portare alla firma del trattato si complica. È fallito, infatti, il tentativo di mediazione per arrivare a un’intesa tra il Canada e la Vallonia. Il motivo del mancato accordo è stato spiegato dal premier vallone, Paul Magrette, che di fronte al parlamento regionale ha precisato di non aver riscontrato passi avanti significativi su un punto centrale delle contrattazioni, il tribunale indipendente che dovrebbe risolvere le controversie commerciali (simile a quello previsto dalle bozze di intesa sul Ttip): secondo i critici, potrebbe favorire le grandi imprese nel dettare le politiche pubbliche. “È un’opportunità mancata”, ha dichiarato invece la ministra canadese.

Uscendo dalla sede del governo locale di Namur, la Freeland ha parlato, sull’orlo delle lacrime, di “fine e fallimento delle discussioni con la Vallonia”. Il che ha delle ripercussioni su tutto il percorso del Ceta. Perché il Belgio, come stato comunitario, possa dare il proprio via libera, è infatti necessario che tutte e cinque le sue amministrazioni sub-federali si esprimano favorevolmente. “Nel corso degli ultimi mesi – ha proseguito la Freeland – abbiamo lavorato molto con la Commissione e gli stati membri, ma sembra evidente che l’Ue non è in grado ora di realizzare un accordo internazionale, nemmeno con un Paese che ha dei valori così europei come il Canada, nemmeno con un Paese così gentile, così paziente”.

Da Bruxelles, poche ore prima, era arrivata la previsione ottimista di Juncker. “Sono fiducioso che troveremo una soluzione con la Vallonia sul Ceta nei prossimi giorni – aveva affermato il presidente della Commissione – perché ritengo che l’accordo con il Canada sia uno dei migliori negoziati mai fatti”. Stesso ottimismo espresso dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha garantito: “I negoziati continuano”. Al termine dell’incontro di Namur, fonti interne alla diplomazia di Bruxelles fanno sapere che “la Commissione europea non considera questo come la fine del processo che apre la strada alla firma dell’accordo commerciale raggiunto tra l’Ue e il Canada”.

Anche la Commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmstroem, in un tweet ha mescolato delusione e speranza. “Ci siamo impegnati con tutto il cuore con la Vallonia negli ultimi giorni”, ha scritto, e per questo “siamo veramente tristi che le discussioni siano state interrotte” ma “speriamo ancora di trovare una soluzione per firmare il Ceta”. Il prossimo appuntamento resta quello, già fissato da settimane, del 27 ottobre. In quella data a Bruxelles si svolgerà un summit al quale parteciperà anche il primo ministro canadese Justin Trudeau. La speranza, da entrambe le parti, è di firmare in quell’occasione una dichiarazione giuridicamente vincolante tra l’Unione e il Paese nordamericano, finalizzata a far entrare parzialmente in vigore l’intesa a partire dal 2017. 

Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha auspicato che l’accordo sia “salvato”: “Le dichiarazioni del Ministro canadese Freeland, qualora fossero confermate, circa la volontà canadese di uscire dal Ceta sarebbero la dimostrazione del gravissimo errore commesso dall’Unione Europea e rappresenterebbero la fine della nostra politica commerciale. Questo accordo, unanimemente considerato come il migliore mai raggiunto dall’Ue e il cui valore strategico per la politica commerciale europea è essenziale, è messo a rischio non per il suo contenuto ma a causa delle procedure interne all’Unione ed ai suoi Stati membri”, spiega Calenda in una nota.