Compie 20 anni Un posto al Sole, la soap opera che salvò il Centro Rai di Napoli dalla chiusura. Nel 1996 il lavoro era agli sgoccioli, oggi invece gli studi di Viale Marconi, all’ombra del San Paolo, contano dieci produzioni diverse. Un Posto al Sole è quella di maggior successo: seguita da 2 milioni di telespettatori, impiega 200 persone, tra Rai e Fremantle Media, che rappresenta la quota privata (e straniera) in questa operazione che il 21 ottobre spegne 20 candeline, tagliando il record di longevità per le soap italiane. “Questo vuol dire che gli scrittori sono molto bravi. Venti anni significa tantissimo anche per la città: un Posto al Sole crea un indotto enorme, oltre a dare un’immagine di Napoli che non è solo legata a fatti sanguinosi, ma anche a tanta brava gente che lavora. Per me è la città più bella del mondo” dichiara a ilfattoquotidiano.it Marzio Honorato, allievo di Eduardo che da 20 anni in tv veste i panni di Renato Poggi, papà e nonno brontolone ma capace di slanci di generosità.

Mentre visitiamo il set, gli attori stanno girando le puntate di Natale e gli autori scrivendo le trame di febbraio 2017. Upas, così lo chiamano i fan, è una “fabbrica a ciclo integrale”, come la definisce Francesco Pinto, il direttore del Centro Rai partenopeo. La soap viene scritta, girata e montata tutta lì, tra i rioni di Fuorigrotta, da dove escono ogni settimana 5 puntate pronte, per un lavoro di 350 giorni all’anno che si ferma giusto a Ferragosto e a Natale. “Siamo orgogliosi di essere una fabbrica, parola nobile e straordinaria” prosegue Pinto.

Al contrario di camorra, terra dei fuochi e imprenditori collusi, che non poco spazio hanno avuto nelle 4605 puntate, in Un Posto al Sole la politica non è mai entrata. Patrizio Rispo nella soap è il portiere di Palazzo Palladini, Raffaele Giordano, ma nella realtà è un attivista del M5s, che ha già dichiarato il suo voto al referendum del 4 dicembre: un no categorico. “Abbiamo incontrato il nuovo console americano, che conosce Un Posto al Sole e vorrebbe comparire in una puntata. Ma gli ho detto che se ne riparla dopo il referendum. Non vorrei che fosse interpretato come una messaggio vicino a Obama” scherza con ilfattoquotidiano.it. “Un posto al Sole – continua Rispo – non è proprio una soap, siamo orgogliosi di essere un real drama, più legati alla realtà e sempre meno alla fiction”. “Nella finzione, cerchiamo di essere il più veri possibili” conferma il cattivissimo Roberto Ferri, alias l’attore Riccardo Polizzy Carbonelli. L’attaccamento alla cronaca e agli aspetti sociali parte da lontano, da quando, nel 1994, Gianni Minoli, a capo di RaiDue, fu chiamato a creare una soap che facesse da lancio per il tg. Minoli convocò giornalisti e ricercatori del Censis per fare una soap dell’Italia reale, non alla Beautiful. E ci è riuscito, portando la sua creatura con sé sulla terza rete.

Oltre agli attori storici, tra cui Marina Tagliaferri, che ha dato la voce a Meryl Streep in “Dove eravamo rimasti”, Un Posto al Sole cresce continuamente nuovi talenti: Vincenzo Messina, reduce dal set del film su Oscar Wilde girato da Rupert Everett a Napoli, Alessandra Masi, Giorgia Gianetiempo, ma anche Cristiana Dell’Anna, che interpreta Patrizia nella serie Gomorra. O Stefano Moretti, che nella soap è Giacomo Schenardi, detto Scheggia: “E’ stata dura, dopo una laurea in Architettura, far capire ai miei che volevo fare l’attore. Loro sono fan del posto fisso. Ma oggi sono gli spettatori più affezionati” confessa a ilfattoquotidiano.it tra le sedie di Caffè Vulcano, uno dei luoghi di Un Posto al Sole. Fuori dalla porta del bar, il Vesuvio svetta incontrastato sul golfo di Napoli. Una vista che toglie il fiato. E’ solo una scenografia, ma in fondo non importa: la bellezza è bellezza anche quando è finzione. E la favola di un Posto al Sole è riuscita nell’impossibile: salvare la Rai di Napoli e portare il lieto fine nella realtà sconquassata di Fuorigrotta.