Un processo bifronte con verdetto a sorpresa nel terzo grado di giudizio quello Mediatrade. Dopo l’assoluzione e prescrizione in primo grado e la condanna e la prescrizione dichiarata in secondo, è arrivata una terza sentenza in cui gli imputati sono stati assolti perché “il fatto non costituisce reato“. I protagonisti usciti indenni sono Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi, presidente e vicepresidente di Mediaset, che ieri sera quasi a notte fonda sono stati giudicati dalla Cassazione, che ha annullato, senza rinvio a un processo d’appello bis, le condanne a 1 anno e 2 mesi inflittegli in secondo grado il 17 marzo 2016 dai giudici di Milano per l’affaire Mediatrade. Anche se gli ermellini avessero deciso un nuovo giudizio di secondo grado, per la contestata frode fiscale sui diritti tv, il processo sarebbe stato totalmente prescritto fra tre settimane.

Accolti e condivisi dall’accusa i ricorsi delle difese
I giudici di secondo grado motivarono la condanna sostenendo che i due imputati “perseguirono l’evasione fiscale” dopo aver ereditato un “meccanismo”. La difesa, sostenuta dagli avvocati Filippo Dinacci e Nicolò Ghedini per Berlusconi, e Franco Coppi, Alessio Lanzi e Lucio Lucia per Confalonieri, nel ricorso alla Suprema corte invece hanno sostenuto che la sentenza era viziata da una correlazione tra l’imputazione (aver commesso la frode attraverso grazie a una determinata condotta) e la motivazione contenuta nella sentenza (aver commesso il reato perché non avevano voluto controllare). E i motivi degli avvocati sono stati condivisi dall’accusa, sostenuta dal pg Fulvio Bufi, che in sede di udienza ne ha chiesto l’accoglimento alla corte.

Per i giudici di secondo grado “perseguirono evasione” ma “meccanismo ereditato”
Nelle motivazioni i giudici però argomentarono che nell’ambito della presunta frode fiscale, realizzata gonfiando i costi dei diritti televisivi, “l’atteggiamento psicologico dei due predetti imputati è quello di chi si sia sottratto consapevolmente dall’esercitare i poteri-doveri di controllo (e gestione) attribuiti dalla legge al ruolo rivestito, non solo accettando il rischio (…) ma persino apertamente (…) perseguendo l’effetto”. Quella condanna arrivò comunque mitigata dagli effetti della riforma renziana sulla soglia di non punibilità per la frode fiscale e agli imputati furono concesse le attenuanti perché incensurati “e poi perché hanno nella sostanza ‘ereditato‘ gli effetti di un meccanismo fraudolento che non hanno concorso ad instaurare”. E chi lo aveva ideato? Silvio Berlusconi, che uscito prosciolto da questo procedimento già in fase di udienze preliminare, nel processo madre (anche se le contestazioni naturalmente nei capi di imputazioni differiscono perché nel caso Mediaset riguardava una sola società, nel caso Mediatrade l’ipotizzata frode riguardava il bilancio consolidato del gruppo) il 1 agosto 2013 era stato condannato a 4 anni per frode fiscale.

I giudici di primo grado: “Ci fu frode, ma imputati estranei”
Anche i giudici di primo, in verità, riconobbero che frode fiscale di fu. Motivando quella prima assoluzione/prescrizione i magistrati milanesi sottolinearono che il reato era stato commesso, ma che non c’era la prova certa che il fine fosse l’evasione fiscale: “Non vi sono prove sufficienti per attribuire alcuna responsabilità” in quanto gli imputati erano risultati estranei al “sistema di frode”. Una frode però che era avvenuta e che i giudici di secondo grado associarono a una responsabilità personale. Insomma se i giudici di primo grado avevano stabilito che il delitto era stato commesso, quelli di secondo ritenevano di aver individuato il movente e l’esecutore materiale. Ma per la Cassazione quelle condotte, addirittura, non sono reato.

Definitiva anche la prescrizione dell’appropriazione indebita (ai danni di Mediaset) per le due coimputate cinesi Paddy Chan e Catherine Hsu, considerate dai pm di Milano De Pasquale e Spadaro referenti occulte del produttore tv Frank Agrama che era stato assolto in secondo grado. Lo stesso Agrama che era stato condannato a 3 anni con Silvio Berlusconi nel processo Mediatrade. Questo verdetto ha anche un risvolto squisitamente economico. Come riporta il Corriere della Sera dal 2005 la Svizzera sui conti delle due imputate cinesi tiene bloccati 148 milioni di dollari. Di cui Mediaset, che esprime “soddisfazione” per la decisione dei magistrati, ha chiesto un nuovo sequestro a proprio favore.