Il semaforo è verde, ma nessuno si muove. E, quel che sorprende, nessuno pigia il clacson per far svegliare la fila di vetture che lo precede. Siamo a Giakarta, la Capitale dell’Indonesia, ed è il primo ottobre.

Come nel vecchio film di Robert Wise “Ultimatum alla Terra” del 1951 le macchine sono inchiodate, ma stavolta non ci sono energie elettromagnetiche – irradiate da dischi volanti approdati in città – a fermare i motori.

Sul maxyschermo che troneggia in un incrocio affollatissimo sta “andando in onda” uno spettacolo davvero inatteso. Il ciclopico pannello video non presenta la solita pubblicità o un abituale avviso agli automobilisti, ma mostra a chi transita in zona un filmato pornografico giapponese che – visto il traffico in tilt – sembra aver colto l’interesse di conducenti, passeggeri e passanti.

L’increscioso episodio fa scattare subito l’allarme: da una parte c’è l’urgenza di interrompere la proiezione, dall’altra c’è la necessità di scoprire cosa sia successo e chi ne sia il responsabile.

Il sistema informatico che gestisce il tabellone elettronico è fuori controllo e quindi per porre rimedio non resta altro da fare che interrompere l’alimentazione allo schermo. Non riuscendo a bloccare il video, l’unica soluzione è “staccare la spina”.

Nessuno degli spettatori grida all’operatore macchinista – come avveniva un tempo nei cinema di paese – di far ripartire la pellicola, ma la situazione è davvero imbarazzante.

Siamo in Indonesia, uno dei Paesi che filtra Internet e inibisce l’accesso a contenuti espliciti: è facile immaginare che il peso dell’affronto alle leggi e alle istituzioni superi di gran lunga la simpatia per una goliardata di caratura storica.

La società Videotron, proprietaria dell’installazione, si affretta a dichiarare la propria estraneità all’accaduto, a rappresentare alla popolazione e agli enti governativi la più assoluta devozione al rispetto di ogni regola, a offrire la massima collaborazione per l’identificazione del criminale.

Mentre il servizio del telegiornale dell’emittente indonesiana all news “Berita Heboh” riporta anche su Youtube le sequenze dell’evento (in cui si notano motociclisti pacatamente in coda, a dispetto di un ben più prevedibile svicolare quotidiano in mezzo agli altri veicoli), la polizia annuncia di aver istantaneamente avviato le proprie indagini.

La proiezione piccante proprio di fronte all’edificio comunale che ospita gli uffici del sindaco è il caso di dire non sia passata inosservata.

La responsabile della comunicazione pubblica dell’area meridionale di Jakarta, Ady Wiryono Lestari, descrive la circostanza “seria” e si scusa subito per l’inconveniente gravissimo in qualunque angolo del mondo e soprattutto in una Nazione a fortissima maggioranza musulmana.

Il capo della polizia Mochamad Irawian, da parte sua, è di parola e nel giro di due-tre giorni arriva ad acciuffare il colpevole.

Si chiama Samudera Al Hakam Ralial, ha 24 anni e si annoia. Non è semplicemente un “fuori corso” ma una sorta di “lungodegente universitario”. Sul suo profilo Linkedin tiene a precisare di essere un “lifelong learner” di Meccatronica alla facoltà di Ingegneria Elettronica al Politecnico di Surabaya. Studia e al tempo stesso lavora come assistente di laboratorio, occupandosi di veicoli robotizzati.

Non fatica ad ammettere di essere stato lui a prendere “possesso” del gigantesco schermo da 24 metri quadrati e, senza vantarsi di avere chissà quale capacità hacker, spiega agli investigatori come è riuscito nella sua impresa.

La cyber-marachella è stata ispirata dall’improvvida visualizzazione delle credenziali per accedere alla stazione di lavoro che gestisce le immagini. Account e password sono apparsi una settimana prima proprio su quello schermo e il ragazzo, che stava passando di lì, non ha esitato a fotografarle approfittando del cellulare a portata di mano.

Giusto il tempo di avere dieci minuti di pausa al lavoro e il gioco è fatto. Proprio dal suo ufficio il giovane Samudera manda a segno il colpo e poi, una volta “catturato”, svela il mistero alla faccia di chi immaginava chissà quale azione pirata.

@Umberto_Rapetto