Renziano sì, anti-Emiliano proprio no. Protagonista di un nuovo tentativo di dialogo tra governatore e premier? Chissà. L’unica certezza è che Antonio Decaro sarà il prossimo presidente dell’Anci. Manca solo l’ufficialità: l’investitura arriverà durante il congresso che si terrà da metà settimana nella ‘sua’ Bari. Una vittoria, quella di Decaro, favorita dal ‘ritiro’ di Enzo Bianco, sindaco di Catania, e sopratutto da quella di Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro, che ha deciso di abbandonare la partita dopo la nomina a responsabile degli enti locali del Pd, di cui è anche vicepresidente nazionale. Una mossa decisa direttamente da Matteo Renzi e che ha aperto il campo a una serie di interpretazioni. Una su tutte: il premier ha scelto Decaro per bilanciare in chiave renziana lo strapotere politico e mediatico di Michele Emiliano al Sud. L’obiettivo è a fasatura variabile: nelle intenzioni del leader Pd, Decaro sarebbe utile sia nell’immediato, per rinvigorire la campagna per il Sì al referendum (secondo molti il no è in netto vantaggio nel Meridione), sia nel futuro, quando ci saranno da risolvere altri motivi di attrito tra il governatore e il presidente del Consiglio (dal gasdotto Tap alla questione Ilva). Non solo. Avere Decaro alla guida dell’Anci per il premier sarebbe una potenziale noia in meno: salvo impronosticabili strappi, è davvero poco probabile immaginare il sindaco di Bari sulle barricate contro il governo, seppure con la maglia di rappresentante dei sindaci. Perché Decaro è renziano della prim’ora, perché è politico di dialogo e non di polemica.

Il retroscena, tuttavia, è stato confermato a ilfattoquotidiano.it anche da alcune fonti interne al Pd: a Renzi serve un uomo fidato nel Meridione che faccia da controaltare all’ex pm. In tal senso, l’investitura di Decaro all’Anci sarebbe solo l’ultimo capitolo di un processo iniziato già da tempo e testimoniato in passato dall’arrivo a Bari di alcuni pezzi da novanta del governo per favorirne l’elezione a sindaco nel 2014. Il riferimento è a Maria Elena Boschi e allo sketch in dialetto barese girato sul lungomare durante la campagna elettorale di due anni fa. Una attenzione, quella del governo per l’elezione di Decaro, che invece non può vantare Michele Emiliano. Basti un esempio: nel 2015 il premier disertò l’inaugurazione della Fiera del Levante per volare a New York e godersi dal vivo la finale tutta italiana (e pugliese) tra la brindisina Flavia Pennetta e la tarantina Roberta Vinci agli Us Open. Il governatore non la prese bene. E come suo costume non le mandò a dire. Da allora il rapporto tra i due ha toccato picchi di conflittualità altissimi. Una rogna politica e mediatica che il capo del governo vorrebbe provare a risolvere o, quantomeno, a disinnescare. Come? Facendo di Decaro (il punto di riferimento del renzismo in Puglia) una sorta di anti-Emiliano nonché un prezioso alleato alla guida dei Comuni.

“Decaro è il sindaco di Bari, e il presidente dell’Anci che scende al Sud e in Puglia è la più bella delle notizie che mi si poteva dare” ha detto il governatore pugliese a ilfattoquotidiano.it, evitando accuratamente di alimentare qualsiasi tipo di polemica. Il motivo è semplice: politicamente Decaro è una sorta di creatura di Emiliano. Era il 2004: l’attuale sindaco di Bari lavorava all’Anas, il suo predecessore a Palazzo di città lesse il suo curriculum e lo scelse come assessore alla mobilità e al traffico. Da allora il rapporto non si è mai interrotto. Anzi. Dopo dieci anni di lavoro fianco a fianco al Comune, Emiliano è stato tra i più accesi sostenitori di Decaro come suo successore, nonché prezioso alleato in campagna elettorale. Nel tempo, tuttavia, i due hanno maturato idee politiche molto diverse: Decaro, anche grazie all’esperienza in Parlamento (eletto nel 2013), è diventato vicinissimo alle posizioni di Renzi; Emiliano, invece, ne è diventato il principale avversario al Sud. Anche sul referendum costituzionale del 4 dicembre la pensano diversamente: il sindaco voterà Sì, il governatore No. Ma nonostante ciò la collaborazione tra i due non ha mai conosciuto intoppi. Si vedono, parlano, dialogano, inaugurano: uno al fianco dell’altro, a dividerli solo Renzi.

E se il premier avesse scelto Decaro per mettere in crisi l’asse tutto barese? Dallo staff di Emiliano (che preferisce non parlare, il che è tutto dire) escludono questa eventualità. Attenzione: non l’intenzione in sé, ma il fatto che possa portare a risultati concreti. E il diretto interessato? Contattato da ilfattoquotidiano.it, il sindaco non ha voluto rilasciare dichiarazioni. A due giorni dal congresso che lo eleggerà presidente dell’Anci, il silenzio stampa è dovuto. Si chiama cortesia istituzionale e a Decaro, va detto, fa anche comodo. Perché chi lavora a stretto contatto con lui non ha potuto non confermare l’ottimo rapporto con il governatore pugliese, definendo fuori fuoco la lettura in chiave anti-Emiliano dell’investitura alla guida dei Comuni italiani. Si vedrà. Difficile, inoltre, anche un impegno diretto per il Sì al referendum da parte del prossimo numero uno Anci. Il ragionamento che si fa a Palazzo di città è categorico: il sindaco è portavoce degli amministratori, non può rappresentare posizioni politiche; può esprimersi sulla legge di Stabilità, di certo non sul referendum, se non come privato cittadino. Ricostruzioni e retroscena rispediti al mittente, insomma. E una certezza: Decaro all’Anci è stato voluto dal premier, che vede in lui una pedina fondamentale per il Sud, dove il renzismo continua a perder colpi anche a causa della forza di Michele Emiliano. Da qui l’ipotesi della ‘terza via’: e se la pedina fosse l’alfiere del tentativo di far parlare i due contendenti? I sindaci dialogano con tutti e fanno dialogare tutti: dietro la risposta diplomatica di chi conosce Decaro c’è la politica del ‘mai dire mai, ma la vedo difficile’.