Il regista polacco Andrzej Wajda è morto a novant’anni la scorsa notte. Aveva partecipato alla resistenza contro l’occupazione nazista, anti-stalinista, è stato il cineasta più importante del suo paese. Wajda nel 2006 ha ricevuto un Orso d’Oro alla carriera, preceduto nel 2000 da un Oscar (sempre alla carriera) ed è stato inserito nel 2011 nell’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza del paese, riconoscimento avuto per il ruolo delle sue opere cinematografiche nell’ispirare e raccontare il riscatto della Polonia dal regime stalinista. All’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che si terrà dal 13 al 23 ottobre, verrà presentato il suo Afterimage (Powidoki), un appassionato film dedicato a una figura eroica dell’arte moderna.

Ha sempre trattato nelle sue opere la storia complessa e drammatica della Polonia. Un suo importante film è stato Walesa – L’uomo della speranza, uscito nel 2013. Il regista, nato a Suwalki il 6 marzo 1926, secondo i media locali si è spento a Varsavia. Il suo classico L’uomo di marmo, del 1977, è una critica convinta dello stalinismo nel suo paese: in L’uomo di ferro, del 1981, raccontò la storia degli scioperi che si erano svolti l’anno precedente e la lotta per la nascita di liberi sindacati, Solidarnosc.  Wajda ha studiato alla Scuola nazionale di cinema di Lodz e i suoi primi tre film, Generazione (1954), I dannati di Varsavia (1957) e Cenere e diamanti (1958) sono considerati dei classici della scuola di cinema polacca. In questi film, il regista, affronta i temi della guerra e dell’arrivo al potere del Partito Comunista dopo il 1945.

Figlio di un ufficiale, studente di pittura, all’Accademia di Belle Arti di Cracovia, prima che di cinema, Wajda ha totalizzato quattro nomination all’Oscar, per il miglior film straniero, con La terra della grande promessa (1974), Le signorine di Wilko (1979), e Katyn (2007). Fra le sue opere anche un film su Janusz Korczak (Korczak, 1990), scrittore e pedagogo ucciso nel campo di concentramento nazista di Treblinka insieme con gli orfani che aveva accudito nel ghetto di Varsavia.
In Katyn aveva raccontato la storia delle migliaia di ufficiali polacchi fucilati dai servizi segreti sovietici nel 1940. Una vicenda, questa, che lo aveva toccato personalmente perché tra le vittime vi era stato anche suo padre, ufficiale della cavalleria. Wajda è stato sposato quattro volte, la sua seconda moglie è stata la popolare attrice Beata Tyszkiewicz, da cui ha avuto la figlia Karolina (nata nel 1967). La sua quarta moglie è l’attrice e costumista Krystyna Zachwatowicz. Il regista ha avuto anche una breve esperienza politica, con l’elezione a senatore all’inizio degli anni ’90.