La data limite l’ha fissata il presidente François Hollande in persona: entro la fine del 2016, la “giungla” di Calais verrà completamente smantellata. Il capo dell’Eliseo lo ha dichiarato durante una visita nella cittadina del nord della Francia: “Non sono venuto per fare un annuncio su una cosa che poi, qualunque sia il destino delle elezioni, faranno gli altri per me. No, tutto sarà fatto entro la fine dell’anno e io tornerò con il governo dopo lo smantellamento completo e pieno di Calais, affinché non ci sia nessun dubbio sulle nostre intenzioni e la nostra volontà”.

Quella di Hollande è una visita che ha un forte valore politico. Il campo allestito sulla costa sud della Manica, che ospita attualmente tra i 7mila e i 10mila migranti è diventato uno dei temi centrali della campagna per le elezioni presidenziali del 2017. I partiti di opposizione denunciano la possibilità di una moltiplicazione di tante piccole Calais su tutto il suolo nazionale. Non a caso, proprio pochi giorni fa l’ex presidente Nicolas Sarkozy, aspirante candidato del centro-destra alla corsa per l’Eliseo, aveva visitato la cittadina, paventando il rischio che la Francia venga “sommersa” dai migranti. E allo stesso tempo, aveva invocato una rinegoziazione degli accordi di Le Touquet tra Parigi e la Londra per la gestione dei migranti e il controllo dei confini: accordi che lui stesso aveva firmato nel 2003 in qualità di ministro dell’Interno.

Rispetto a queste polemiche, Hollande ha stigmatizzato l’atteggiamento delle opposizioni, che intendono, secondo il leader socialista, speculare sulla situazione critica di Calais. Hollande si è detto intenzionato a “prendere le distanze rispetto alle strumentalizzazioni e alle polemiche che d’altronde voltano le spalle ai valori della Repubblica“. Allo stesso tempo, il presidente francese ha mostrato comprensione per il malcontento che regna nella regione di Calais, dove i commercianti si lamentano del calo delle vendite e i camionisti temono blocchi stradali da parte dei migranti.

“La situazione non è accettabile. I nostri obiettivi sono chiari. Bisogna garantire la sicurezza di Calais, mantenere l’ordine pubblico e assicurare ai migranti condizioni dignitose”, ha proseguito Hollande, che ha al contempo lanciato un appello alle autorità britanniche. Il capo dell’Eliseo ha invitato Londra “a fare la sua parte nello sforzo umanitario che la Francia compie e continuerà a compiere. Il fatto che il Regno Unito abbia ribadito la propria sovranità – ha detto Hollande facendo riferimento alla Brexit – non significa che possa disimpegnarsi dagli obblighi che ha nei confronti del nostro Paese”.

La replica di Londra non si è fatta attendere. “Ciò che accade nella giungla è in ultima analisi una faccenda delle autorità francesi“, ha dichiarato un portavoce del governo britannico, impegnato in questi giorni nella costruzione di un muro anti-migranti proprio in prossimità del porto di Calais. Il funzionario di Downing Street ha poi aggiunto: “La nostra posizione è molto chiara: restiamo impegnati a proteggere il confine condiviso che abbiamo a Calais. Il lavoro che facciamo con la Francia per mantenere la sicurezza di quella frontiera va avanti e andrà avanti, a prescindere da ciò che accade al campo della giungla”.