Oggi, 20 settembre, riprende alla Camera dei Deputati l’iter per l’approvazione definitiva del disegno di legge sul cyberbullismo, dopo lo stop in Parlamento decretato da una pausa di riflessione richiesta dal governo durante la seduta del 15 settembre scorso.

I parlamentari del Partito democratico alla Camera sarebbero in pressing sul governo per arrivare all’ok alla legge in tempi rapidi. Ma il governo sarebbe in imbarazzo, ed il fatto è testimoniato dallo stop richiesto dal sottosegretario alla Giustizia, il magistrato Cosimo Ferri, durante la votazione di giovedì scorso, che avrebbe dovuto decretare l’approvazione della norma.

Ferri, presente in Aula durante la discussione in Parlamento, accortosi della piega che stava prendendo la discussione dopo la presentazione di un emendamento da parte del deputato del Gruppo Misto Stefano Quintarelli che avrebbe di fatto sconfessato le modifiche alla norma operate dai relatori del Pd, ha “saggiamente” deciso di prendere, a nome del governo, una pausa di riflessione, per evitare che la norma fosse votata in solitaria dal Partito democratico. O peggio che la maggioranza potesse vedersi bocciata la stessa legge in Aula.

Troppe le sviste tecniche e le critiche piovute un po’ dappertutto dopo che i parlamentari del Movimento 5 stelle Massimo Enrico Baroni e Marialucia Lorefice, gli unici ad aver capito per tempo la china pericolosa che stava prendendo la norma, avevano lanciato l’allarme a fine luglio.

Una primogenitura riconosciuta dalla stessa Camera durante la votazione di giovedì scorso, dal momento che pressoché tutti gli emendamenti approvati (con l’eccezione delle modifiche presentate dalla parlamentare del Pd Anna Ascani e del forzista Antonio Palmieri) portano la firma del capogruppo del Movimento 5 stelle in Commissione giustizia, Vittorio Ferraresi (oltre che di Lorefice e Baroni) considerato un profondo conoscitore delle tecniche di normazione.

Le critiche alla norma che, va ricordato, è stata del tutto stravolta alla Camera rispetto a quello che era emerso in Senato, sono state espresse in realtà pressoché da tutti i gruppi parlamentari, con l’eccezione del Partito democratico, che sembra però diviso al proprio interno.

A criticare la norma nel corso della votazione molti parlamentari, dal forzista Palmieri al deputato molto ascoltato su questi temi (anche dal governo) Stefano Quintarelli, autore dell’emendamento che ha bloccato temporaneamente l’iter di approvazione della norma, a Daniele Capezzone, al parlamentare di Sel Giovanni Paglia, fino ad arrivare al redivivo Rocco Buttiglione, che si è reinventato una vita in Parlamento come esperto di innovazione.

Critiche che arrivano fuori dal Parlamento da chi è stato toccato dal dramma del bullismo, come il padre di Carolina Picchio e la madre di Andrea Spezzacatena, il “ragazzo dai pantaloni rosa” uccisosi a causa del bullismo, entrambi molto critici sulle modifiche operate dalla Camera e dal Vicepresidente per il Nord Italia della Conferenza Episcopale, Franco Giulio Brambilla, firmatario di un appello per il “ripensamento” della legge in approvazione alla Camera.

E critiche vengono espresse anche oltreoceano da uno dei guru di Internet, Cory Doctorow, che titola senza mezzi termini sul suo influente blog “L’Italia sulla via di approvazione della legge censoria più stupida d’Europa”.

La norma oggi, dopo l’approvazione il 15 settembre dell’art 1 che ha profondamente rimaneggiato il testo assomiglia ad un vero e proprio provvedimento Frankenstein, che non risolve i problemi della diffusione di materiale sessuale nei confronti degli adulti, dal momento che questo riferimento è stato eliminato (sostituito dall’orientamento sessuale), né attua una tutela dei minori che vedranno “annegata” la propria tutela dalle segnalazioni dei maggiorenni, e per fatti che oramai non hanno più niente a che vedere con il fenomeno vero e proprio del cyberbullismo.