di Rossana Cassarà *

Di fronte all’amica dipendente di una multinazionale che ci racconta dell’“asilo aziendale” che frequentano i figli o del “maggiordomo aziendale” che sbriga le commissioni mentre lei è a lavoro, ci saremo chiesti come mai invece in gran parte delle aziende italiane –salvo alcune come Luxottica o Barilla – le politiche di welfare aziendale abbiano stentato a decollare, riducendosi a benefits per il management o ad agevolazioni di carattere perlopiù ricreativo.

Leggendo il Testo Unico Imposte sui Redditi (Tuir) si scopre che per i servizi utilizzabili dai dipendenti “con specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto” è previsto un tetto di deducibilità del solo 5 per mille.

E’ ovvio che i grandi numeri delle multinazionali giustificano gli oneri legati a politiche di questo genere mentre le piccole e medie imprese non sono certo state nelle condizioni di farsi carico di un ulteriore aggravio del costo del lavoro. Soprattutto negli ultimi anni in cui gli sforzi sono stati semmai volti a ridurre le perdite occupazionali.

La Legge di Stabilità 2016 ha modificato l’art. 51 del Tuir introducendo una nuova forma “contrattata” di welfare aziendale, che diventa oggetto di accordi sindacali territoriali o aziendali e di leve fiscali e contributive in grado di incentivarne fortemente l’adozione.  Molte le novità. Innanzitutto le spese dei servizi di utilità contrattualmente previste diventano interamente deducibili dal reddito d’impresa. Per il lavoratore, il loro valore, come chiarisce l’Agenzia delle entrate, è escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente e non è soggetto a tassazione né contribuzione.

Vastissima è la gamma di servizi che possono formare oggetto di accordi tra impresa e sindacato purché con finalità educative, ricreative o di culto: corsi di lingua o cucina, abbonamenti a palestra, viaggi, abbonamenti a teatro o cinema, eventi religiosi, visite specialistiche, polizze e quant’altro. Viene, inoltre, ampliata l’offerta dei servizi rivolti ai familiari dei dipendenti (a prescindere dalla condizione di familiare fiscalmente a carico), includendo anche la scuola materna oltre all’asilo nido, la mensa scolastica, la frequenza di ludoteche e centri estivi. Si possono inoltre prevedere agevolazioni sull’acquisto dei testi scolastici, baby-sitting, programmi di orientamento e così via.

Nuova è anche l’attenzione per i servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, che consente la previsione di agevolazioni per case di cura, badanti, spesa a domicilio o visite specialistiche. Tutti i servizi, soprattutto nelle aziende di minori dimensioni, possono essere fruiti anche tramite i cosiddetti voucher nominativi “caricati” di un determinato importo da spendere presso gli esercenti convenzionati.

L’aspetto più innovativo della novellata normativa rimane però la facoltà riconosciuta al dipendente destinatario di un premio di produttività aziendale – che secondo la previsione della stessa Legge di Stabilità è soggetto all’imposta agevolata Irpef del 10 % e alla normale contribuzione – di convertirlo in tutto o in parte in servizi di welfare aziendale detassati e non soggetti a contributi.

In pratica, il lavoratore può scegliere di spendere interamente il suo premio, ad esempio di € 1.000,00, in asili nido, viaggi, visite mediche e quant’altro anziché percepirne circa € 800,00 netti in denaro, con soddisfazione dell’Azienda che non ha costi aggiuntivi. Già alla data del 15 luglio 2016, gli accordi aziendali e territoriali depositati dalle imprese presso le competenti Direzioni territoriali del lavoro (condizione necessaria per l’accesso alle agevolazioni) sono stati 13.543, dei quali almeno 2.290 prevedono prestazioni di welfare erogate sotto forma di voucher.

Tra i più solerti in tema di produttività e welfare troviamo gli accordi siglati dagli istituti bancari: Banca Sella attribuisce i premi 2015 e 2016 sotto forma di servizi accreditati su un conto welfare individuale gestibile on line, tra i quali voucher odontoiatrici, buoni carburante, spese per assistenza disabili, abbonamenti a riviste; anche in Unicredit l’erogazione del premio una tantum 2014 avviene mediante accredito sul conto welfare di un valore di circa € 1.000,00 da spendere in asili nido, dopo scuola, polizze odontoiatriche, contribuzione aggiuntiva al fondo pensione e così via.

Tra le grandi rimane il modello Luxottica che contempla iniziative di work life balance quali la banca ore e il permesso di paternità retribuito fino a 5 giorni o di job sharing familiare consentendo al dipendente di farsi sostituire dal coniuge o dai figli per un periodo di tempo limitato.

Mentre per le piccole e medie imprese il Premio Welfare Index 2016 è andato all’azienda veneta Colorificio San Marco, che già dal 2013 aveva stupito con un innovativo piano di “welfare ad personam” volto a soddisfare le specifiche esigenze dei molti giovani dipendenti, single o con famiglia. Intercettandone le preferenze mediante un’apposita piattaforma, ai servizi più tradizionali sono stati aggiunti tra gli altri il servizio mutui e i buoni acquisto libri su Amazon.

Insomma, complici la crisi economica e le politiche di contrazione del welfare pubblico che sembra ormai occuparsi di sole pensioni, il Governo ha scoperto che le politiche di welfare aziendale possono essere un valido “sub-fornitore” di servizi integrativi all’infanzia, alla famiglia e agli anziani oltre che uno strumento di rilancio della produttività del lavoro e delle retribuzioni. C’è la speranza che si inneschi un circolo virtuoso tra aziende, dipendenti ed enti bilaterali territoriali chiamati a farsi ideatori del cosiddetto secondo welfare.

* Palermitana ma ormai milanese di adozione, esercito la professione di avvocato a Milano occupandomi con passione di diritto del lavoro. Ho fatto esperienza in materia di lavoro giornalistico collaborando con il sindacato lombardo, ho seguito procedure di mobilità partecipando alle trattative sindacali e svolgo attività stragiudiziale e giudiziale su questioni inerenti il rapporto di lavoro subordinato, parasubordinato, autonomo e di agenzia.