Cari studenti, il 12 settembre per molti di voi sarà il primo giorno di scuola, o magari un altro primo giorno di scuola. Lo vedete già davanti a voi il mancorrente? Non prendetemi per pazzo, ma il mancorrente è un’immagine mia: una sorta di guida che spunta dalla parete, a cui è possibile attaccarsi per procedere. Vi sarà capitato afferrarne uno quando salite una scala ripida. Finché c’è il mancorrente, non occorre porsi poi tante domande: lo acchiappi e vai su, un po’ tipo pilota automatico. E se ti sembra di stare per cadere, se riesci ad agguantare il mancorrente sei salvo.

In fondo, nella vita, la scuola ha esattamente la stessa funzione del mancorrente. La scuola è una guida solida. E’ cementata a una parete, lo Stato, ed è lì per essere abbrancata e utilizzata per aiutarvi nella vostra salita. Il mancorrente vi dice: uno scalino dopo l’altro, un’interrogazione dopo l’altra, un giorno dopo l’altro fino all’8 giugno, o agli esami di maturità, o alla discussione della tesi. Un pilota automatico, appunto. La scuola, certo più di un mancorrente, vi aiuta a non preoccuparvi del domani, ma vi stimola anche a porvi qualche bel dubbio. Non lo sapete ancora, forse, ma gli anni della scuola sono uno dei periodi più belli della vostra esistenza. Perché? Perché a Scuola siete davvero al centro dell’attenzione di tante altre persone, dai compagni ai professori. Crescendo, lo si è meno, e va bene così, dopotutto, ma questo è un altro discorso.

E’ fra i banchi di scuola che incontrerete alcune delle persone più importanti di sempre. Amici per la pelle che condivideranno con voi le stesse preoccupazioni, gli stessi timori, gli stessi sogni, le stesse voglie di giocare, parlare, amare, odiare, ridere, scherzare, piangere, emozionarsi, far dispetti. La stessa vostra noia e paranoia. La stessa musica o moda. Oppure hobby, musiche, valori e passioni totalmente divergenti.

Ragazzi e ragazze con cui fare sport o l’amore, con cui litigare e far pace, telefonarsi, “whatsapparsi”, parlare, chattare, discutere e dialogare. Sì, perché la scuola, come diceva un vecchio adagio, siete proprio soprattutto voi. Voi studenti, quelli diligenti e quelli sfaticati. Quelli con gli occhi che ridono e che tempestano tutti di domande d’ogni genere, in classe e a casa, e quelli che sonnecchiano nascondendo la testa fra le braccia sopra al banco, nascosti in terza o quarta fila dai capelli folti della persona davanti.

La Scuola è l’occasione che questo Paese vi mette a disposizione per cominciare a esprimere la vostra personalità in un contesto pubblico: fuori dalla famiglia, lontano da papà e mamma ed eventuali fratelli. Un pianto o una risata fatti nella vostra cameretta è un fatto intimo, privato e solo vostro. Un pianto o una risata fatti in classe è un evento pubblico, che non può non far vibrare compagni, professori, bidelli perfino.

E’ qui, a scuola, che capirete se avete un buon senso dell’umorismo, o se siete permalosi. E’ qui che vi relazionerete per la prima volta con uno spicchio piccolo ma significativo della società italiana e mondiale. E’ qui che comincerete ad avere a che fare con quella globalizzazione di cui magari avete sentito parlare in tv. Una globalizzazione che si presenterà a voi dietro il sorriso o l’impaccio di un vostro coetaneo dalla pelle più scura o più chiara della vostra. Forse con la testa coperta da un velo, o da una kippah, o magari da un turbante. A scuola capirete cosa significa rispettare il prossimo o scegliere di fare i bulli. Troverete conseguenze per le vostre parole e per le vostre azioni. Ogni giorno sarà, in questo senso, una lezione a diventare meno pischelli e più adulti.

Poi scusate, ma è fra le mura di scuola che conoscerete, con tutta probabilità, i vostri primi amori. E’ nelle aule o a ricreazione che vi prenderete delle cotte meravigliose, struggenti e tanto profonde quanto passeggere per ragazzi e ragazze che senza scuola non avreste mai incontrato. Conoscerete compagni di ogni religione e di nessuna religione. Eterosessuali, gay, bisessuali e transessuali. Poveri e ricchi. Musoni o estroversi. Simpatici o antipatici. Conoscerete anche un minimo di gerarchia: capirete che un professore non è allo stesso livello del vostro compagno di banco, e che a seconda di come quell’adulto sa relazionarsi a voi e al vostro mondo, potrà farvi amare o odiare la sua materia o più in generale la cultura. Capirete quanto importante è che gli adulti intorno a voi siano persone felici del proprio lavoro, di avere a che fare tutti i giorni con voi altri pischelli in formazione.

Sì, perché oltre a tutto il bello creato da voi studenti per voi stessi, c’è anche che la scuola pubblica italiana vi offre la chance di apprendere dei contenuti che faranno di voi delle persone mille volte più interessanti di quelle che eravate prima di iniziare l’anno scolastico. La scuola vi aiuterà a farvi capire se siete più portati verso una mentalità scientifica o umanistica. Se vi sentite più a vostro agio fra una ossido riduzione o fra i dialoghi di Platone. E poi, la scuola è soprattutto confronto e dialogo: di idee, di opinioni, di sensibilità e di valori diversi.

Auspicabilmente i vostri professori non vorranno annoiarvi o indottrinarvi con le loro idee, ma vorranno mostrarvi come ci può essere del giusto e dello sbagliato in ogni posizione, anche in quella che lì per lì vi appare meno giustificabile. Sentirete parlare di un termine forse nuovo per alcuni di voi: “manicheismo”. Ne apprezzerete limiti e pregi. E poi, verso gli ultimi giorni dell’ultimo anno di Scuola, forse vi diverrà più chiara la metafora del mancorrente. Ma tranquilli: siamo alla vigilia di un altro anno di scuola, e tempo per approfondire il discorso certo non ci mancherà. Buon anno a tutte e tutti.