L’11 settembre di 15 anni fa gli Stati Uniti D’America subirono l’attentato più grave della loro storia. Era dal 1815 che non ricevevano un attacco sul proprio territorio. Nel 2001 due aerei si schiantarono contro le Twin Tower al World Trade Center di New York, un altro aereo colpì il Pentagono e un altro ancora, secondo la versione ufficiale, precipitò in Pennsylvania dopo che alcuni passeggeri tentarono di fermare i terroristi.

All’indomani degli attacchi dell’11 settembre il grande shock per il popolo americano fu capire il perché una nazione buona e innocente fosse stata colpita con tale violenza. Era inverosimile immaginare che, come lo definì George W. Bush, “il faro più luminoso della libertà” fosse stato attaccato. Questo perché la gran parte degli statunitensi (ma degli occidentali in generale) vivono in una bolla mediatica che distorce la realtà e fa credere loro fin dalle scuole primarie di vivere nel “mondo libero” quello dalla parte giusta della storia. Ma è davvero così?

Pochi giorni fa, dopo aver pubblicato un video messaggio intitolato Usa: l’impero più brutale della storia ho capito, dai tanti commenti ricevuti, che sempre più persone non credono alle tesi narrate dai principali organi mainstrean. in Italia è sempre più forte una richiesta d’indipendenza che, dopo 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale e quasi 30 dalla caduta del muro di Berlino, sarebbe già dovuta iniziare da tempo.

Nel nostro Paese sta maturando una domanda d’indipendenza e di vera sovranità che va ascoltata. A esclusione dell’episodio di Sigonella dell’ottobre 1985, l’Italia si è sempre tenuta al ruolo di fedele periferia dell’impero statunitense. Dopo il secondo conflitto mondiale e quelle atroci e inutili sofferenze inflitte ai civili giapponesi, la politica estera Usa ha mirato a occupare territori, attaccare paesi sovrani per imporre le proprie corporation e piazzare brutali dittatori. Si pensi a Somoza in Nicaragua, Pinochet in Cile, Suharto in Indonesia, Reza Pahlavi in Iran, Carlos Castillo Armas in Guatemala e Numumba in Congo. Dopo il 1945 gli Usa sono diventati un’economia di guerra intraprendendo un percorso di colonizzazione che secondo André Vtchek ha causato la morte diretta di almeno 50 milioni di persone.

Dei 19 dirottatori dell’11 settembre nessuno era afgano o iracheno, ben 15 erano sauditi eppure gli Usa, legati economicamente all’Arabia Saudita, non fecero alcuna rimostranza verso questo regime a cui anche il nostro Paese vende armi; armi che di recente sono usate nel conflitto in Yemen che ha già ucciso 4000 persone.

Non è mia intenzione avanzare ipotesi su chi sia stato e perché fu effettuato l’attacco dell’11 settembre. Una mia convinzione è che nel mondo non si muove una foglia se non ne sono a conoscenza preventivamente i servizi segreti Usa. A maggior ragione credo che sia impossibile che non ci fosse consapevolezza che fosse in programma un attentato di tale portata sul suolo americano. Sta di fatto che dopo quel terribile attentato in cui morirono 2974 persone il governo di George Bush ebbe un pretesto perfetto per proseguire il piano fissato nel 1990 di destabilizzare e poi controllare le fonti energetiche del Medio Oriente.

Dopo il nemico comunista ne serviva subito un altro per giustificare gli ingenti fondi all’ipertrofica macchina bellica. Bin Laden ritenuto responsabile degli attentati era lo stesso combattente che, insieme a tanti jihadisti, fu definito da Ronald Reagan “Combattente per la libertà” allorquando la guerra santa fu armata e finanziata dagli Usa per fermare l’avanzata sovietica in Afghanistan. Bin Laden fu, secondo la versione governativa, ucciso il 2 maggio del 2011 durante un intervento di forze speciali denominato Operation Neptune Spear. Osama Bin Laden si nascondeva in un compound di Abbottabad in Pakistan, nell’assalto fu ucciso lo sceicco saudita suo figlio e altri tre abitanti della casa. Il corpo di Bin Laden fu portato via e gettato nell’oceano. L’uccisione di Bin Laden può essere equiparata a un raid malavitoso, non di certo a un’operazione compiuta da un governo che si reputa il faro della democrazia mondiale. Bin Laden era disarmato e persino i nazisti dopo il secondo conflitto mondiale ebbero diritto a un processo.

Ma oggi a 15 anni di distanza da quel terribile giorno in quanti hanno capito la correlazione con la politica estera Usa? Quanti sono davvero a conoscenza delle atrocità commesse dalla macchina bellica statunitense? In quanti hanno davvero compreso che la democrazia Usa in realtà è un’oligarchia composta da grumi di potere che fissano una politica estera aggressiva che continua a mettere a repentaglio la sicurezza dei più per tutelare i propri interessi?