“Stasera sono uscito a prendere un gelato nel mio quartiere e tornando verso casa ho incontrato un’ anziana in stato confusionale circondata da quattro bulli che la prendevano in giro mentre uno di questi le girava un video. Sono rimasto molto colpito dalla sofferenza della malcapitata ma ancora di più dalla totale mancanza di empatia dei ragazzi”…
Leggo questo post sul suo profilo fb. Lui è Umberto Battista, Presidente Apsd sport benessere e salute mentale, dove ragazzi fragili ritrovano un’aspirazione attraverso lo sport.
“Letta la situazione mi avvicino velocemente e mi rivolgo alla donna a voce alta chiamandola ‘nonna’. Con il mio ingresso nella scena i quattro intendendo che fossi realmente il nipote se la danno a gambe levate”. 
 
Umberto poteva scegliere di fare finta di niente, tirare dritto, andare oltre. Invece decide che la cosa lo riguarda. Dice che ha fatto quello che avrebbe fatto chiunque con un minimo di senso civico. Mi piace pensare ne sarei stato capace anch’io, ma non ne sono sicuro: l’indifferenza può essere anche una scorciatoia (mai un alibi) alla paura (paura di non sapere cosa fare).
“Non so cosa pensare e non ho altro da aggiungere se non il fatto che sono rimasto con l’anziana sofferente per circa un’ ora a consolarla visto che non si ricordava dove abitava, finché vedo arrivare un auto con a bordo una ragazza la quale si avvicina verso di noi, scende e la chiama per nome; era la vera nipote e sua nonna malata di Alzheimer mancava da casa da ormai diverse ore. Lo sguardo felice della donna che riconosce la nipote ha compensato lo sguardo amaro e vuoto dei bulli di periferia e tutto sommato me ne sono tornato a casa sereno, quasi in pace con il mondo e soprattutto con me stesso”.
Chiamalo treno in corsa, chiamalo emergenza sociale, chiamalo come ti pare, ma è sempre più difficile scegliersi i genitori giusti per non essere figli violenti.
fogliazza