Qui tocca partire da una rettifica. Era giusto l’altro ieri che ci siamo impegnati per raccontarvi con le giuste parole, imbarazzate, il nuovo singolo di Luciano Ligabue, G come Giungla, sottolineando come, a volte, forse se non si ha nulla da dire è meglio proprio non dirlo. E lo si faceva partendo da una carriera, quella di Ligabue, costellata di successi su tanti fronti differenti, con anche alcune belle canzoni, alcune addirittura molto belle. G come Giungla ci sembrava e ci sembra una canzone imbarazzante nella sua banalità sia musicale che testuale. Roba che ci fa interrogare su come sia possibile che l’autore sia, per dire, lo steso de Walter il mago o di Certe Notti. Non detto ma lì, tra le righe, la considerazione altrettanto scontata che, in fondo, quando si fa mainstream essere anche un pochetto banali ci sta, fa parte del menu del giorno, degli ingredienti base, tipo farina o sale.

Solo che l’altro ieri, stesso giorno in cui usciva G come Giungla di Ligabue, primo singolo da Made in Italy, il nuovo album del cantautore di Correggio (rocker no, dai, non scherziamo) è uscito anche il nuovo singolo degli Zen Circus di Appino. Secondo singolo dell’imminente La terza guerra mondiale, atteso lavoro di studio della band in uscita il 23 settembre, proprio come Made in Italy. Si è volutamente messo un giorno tra i due ascolti, perché prima di affrontare il lavoro di una band importante, seminale si dice in questi casi, volevamo liberare la testa dalle brutte e scontate note di Ligabue. Poi però abbiamo ascoltato L’anima non conta e abbiamo capito che stavolta Appino e soci si sono rivolti proprio a Ligabue per farsi scrivere la canzone destinata a anticipare di poco la loro ottava prova in studio. Come dire, L’anima non conta sembra una brutta copia di una brutta canzone di Ligabue.

Va bene, c’è sta trovatina di far arrivare tardi il ritornello, ma santo Iddio già negli anni Settanta c’era chi non lo faceva proprio arrivare. C’è una storia raccontata, ma sembra qualcosa che si sarebbe tranquillamente potuta muovere tra il Bar Mario e la nebbia della Val Padana del primo Ligabue. Anche il video, a dire il vero, sembra un video di Ligabue. Dicono gli Zen Circus, nel loro comunicato stampa, di aver voluto omaggiare il soul anni Sessanta, ma, confessiamo, a noi ‘sto benedetto soul sfugge assolutamente. Pensate a Sogni di rock’n’roll, o a Non è tempo per noi, toglieteci l’hype da grande hit, toglieteci anche la voce del Liga e metteteci quella più gradevole di Appino, e avete la canzone in questione. Roba che se uno provava a definirla alternativa o indie una quindicina di anni fa in un contesto come il Tora Tora ti prendevano e ti appendevano alla traversa della porta con un cappio al collo. Mainstream, ma scialbo scialbo. Ed è un vero peccato, perché gli Zen Circus hanno fatto tante belle canzoni, urticanti e poetiche al tempo stesso, vive. Anche Appino da solo ha fatto un grande album, Grande Raccordo Animale, con dentro almeno un paio di canzoni memorabili come Nabuco Donosor e Rockstar. Poi ‘sta roba qui. Che uno la sente e corre al bar, sia anche il Bar Mario, e si sfonda di sambuca per dimenticarsela, mentre Mario passa lo straccio sul banco, per la gioia di Ligabue. B come Brutta, ma Brutta davvero.