Un anno fa Aylan Kurdi, 3 anni, veniva raccolto – ormai senza vita – sulla spiaggia di Bodrum, costa della Turchia sul mar Egeo. La sua foto fece il giro del mondo, commosse l’Europa, convinse alcuni Paesi dell’Ue a cambiare atteggiamento sulla questione migranti, facendoli passare almeno dall’indifferenza alla consapevolezza. Da settimane, per esempio, la cancelliera Angela Merkel va ripetendo che la Germania per troppo tempo ha sottovalutato la questione Un murales dedicato al picoclo Aylan a Francofortedell’immigrazione. Da allora, tuttavia, poco è cambiato. I bambini continuano ad attraversare i mari e le terre d’Europa, continuano a morire dentro i mari e lungo le terre d’Europa.

Aylan annegò con il fratellino Galip, che di anni ne aveva 5, e la madre Rehan, 35. Il padre aveva lottato selvaggiamente, dopo che la barca si era ribaltata, nuotando da un bambino all’altro, per cercare di salvarli. “Quando la barca si è rovesciata – raccontò – ho preso mia moglie e i miei bambini tra le braccia ma mi sono accorto che erano morti”. Aveva pagato 4000 euro per quel viaggio della morte, per quel passaggio di 5 chilometri su un gommone che da Bodrum li avrebbe portati all’isola greca di Kos. A marzo, un tribunale turco ha condannato 2 cittadini siriani a 4 anni e 2 mesi come scafisti della traversata mortale. L’immagine del piccolo che sembrava addormentato sulla riva del mare resta ancora negli occhi di tutti. Nilufer Demir,  la giornalista dell’agenzia di stampa turca Dogan che scattò la foto, disse: “Spero fermi dramma”. “L’unica cosa che potevo fare era far sentire il suo urlo al mondo”.

Un anno dopo il padre di Aylan, Abdullah, denuncia che per i migranti diretti in Europa la situazione resta difficile. “Dopo la morte della mia famiglia i politici hanno detto: mai più! Ma cosa succede adesso? Le morti continuano e nessuno fa niente”.

Da quel 2 settembre l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che siano 4176 le persone morte o disperse nel Mediterraneo. In media, 11 tra uomini, donne e bambini sono morti ogni giorno negli ultimi dodici mesi. Nei primi otto mesi del 2016 circa 281.740 persone hanno tentato la traversata in mare verso l’Europa. Il numero di rifugiati e migranti in arrivo in Grecia è considerevolmente diminuito a seguito dell’attuazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia e della chiusura della cosiddetta rotta balcanica, passando dagli oltre 67mila arrivi di gennaio ai 3.437 di agosto. Il numero di arrivi in Italia è rimasto sostanzialmente stabile con circa 115mila rifugiati e migranti sbarcati nel paese alla fine di agosto, in linea con i 116mila arrivi registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

Spagna, protesta dei migranti siriani a MadridIl cambiamento principale, tuttavia, riguarda il numero delle vittime. Dall’inizio del 2016 una persona ogni 42 che hanno tentato la traversata dal Nord Africa verso l’Italia ha perso la vita, rispetto al dato di una ogni 52 dello scorso anno. A fronte di questi dati il 2016 risulta ad oggi l’anno col tasso di mortalità più alto mai registrato nel Mediterraneo centrale.

Il Mediterraneo, aggiunge Oxfam, si conferma la rotta più letale con 4181 persone morte dal ritrovamento del corpo di Aylan, il 12,6 per cento in più rispetto all’anno prima: a dimostrazione di quanto sia fallimentare l’approccio dell’Unione Europea varato con l’Agenda sulle Migrazioni del maggio 2015.

Le probabilità di perdere la vita lungo la rotta che dalla Libia porta all’Italia sono dieci volte superiori a quelle che si corrono tentando la traversata dalla Turchia alla Grecia. “Questi numeri – è detto in una nota – evidenziano la necessità che gli Stati aumentino con urgenza i canali di accesso alternativi per i rifugiati, tra cui reinsediamento, programmi di sponsorizzazione privata, il ricongiungimento familiare e borse di studio per gli studenti, affinché non debbano ricorrere a queste pericolose traversate ed affidarsi ai trafficanti. L’arrivo di oltre un milione di rifugiati e migranti in Europa lo scorso anno ha anche provocato atti d’ostilità e tensioni nelle comunità ospitanti. Rifugiati e migranti sono stati oggetto di attacchi razzisti e xenofobi e vittime di pregiudizi e discriminazioni”. Resta, per l’Europa, la sfida principale “di fornire ai rifugiati il supporto e i servizi di cui hanno bisogno per integrarsi con successo”.

Appelli sono arrivati sia da Oxfam sia da Save The Children che ha rilanciato su twitter l’hashtag #iostoconAylan. Quasi 1 su 3 dei più di 272.300 migranti che hanno raggiunto l’Europa via mare nel 2016, ricorda Save The Children, è un bambino. “Save the Children chiede a gran voce che tragedie simili non si ripetano e che vengano garantite vie di accesso sicure e legali all’Europa ai bambini e alle loro famiglie, evitando che l’unica alternativa sia quella di affidarsi ai trafficanti per attraversare, a rischio della vita, il Mediterraneo”.