Peggio non poteva cominciare. L’Italia di Giampiero Ventura riparte da una sconfitta. E da una certezza: il dopo Antonio Conte non sarà facile. L’1-3 in amichevole a Bari contro la Francia evidenzia tutti i limiti di una ricostruzione faticosa: mancanza di ricambi, scarso talento (ma quello si sapeva già) paura di una rivoluzione pericolosa alla vigilia dell’inizio delle qualificazioni mondiali, ma quanto mai necessaria.

Per il suo debutto al San Nicola, l’ex tecnico del Torino ha convocato quattro esordienti (Romagnoli, Belotti, Pavoletti e Donnarumma) ma all’inizio li ha lasciati tutti in panchina. In rosa c’erano addirittura undici giocatori non presenti a Euro 2016, ma la prima Italia di Ventura è stata uguale all’ultima di Conte: nel modulo (3-5-2) e negli uomini (con le novità di Astori per Bonucci assente per motivi familiari, e Bonaventura in mezzo al campo). Solo, senza Antonio Conte in panchina e quella carica di trance agonistica che l’ormai allenatore del Chelsea era riuscito a creare. Se non gioca oltre le sue possibilità, però, questa nazionale ha già dimostrato di essere una squadra normale. Anzi, mediocre. La Francia vice-campione d’Europa lo ha ribadito.

In campo si è vista una copia sbiadita della nazionale di Euro 2016. Meno furore agonistico (del resto un’amichevole, benché di lusso, non è la stessa cosa di un Europeo). Soprattutto meno compattezza fra i reparti, esterni troppo bassi, concentrazione insufficiente. E un’esposizione continua ai contropiedi avversari davvero preoccupante. È bastato un innocuo lancio dalle retrovie di Pogba per bucare la difesa azzurra e mandare in rete Martial dopo appena un quarto d’ora, nonostante un avvio incoraggiante. Inutile il pareggio quasi immediato firmato ancora dalla coppia Pellè-Eder (il primo bomber, il secondo assist-man). Giroud ha raddoppiato prima dell’intervallo, e per tutto l’andamento del match i francesi hanno dato l’impressione di poter sfondare a piacimento, fino al tris di Kurzawa (complice una svista del debuttante Donnarumma).

Le cose migliori si sono viste sicuramente in attacco, e qui un pochino già si può sentire la mano di “mister libidine”. Con Candreva spinta costante a destra, Eder che pare rinascere in azzurro, Pellè ancora fulcro del gioco fondamentale (ma per quanto potrà continuare ad esserlo, ora che è emigrato in Cina?). Da qui bisogna ripartire, magari recuperando la fantasia dei vari Verratti, Insigne, lo stesso Berardi, che ora forse non c’è più motivo di sacrificare sull’altare del sacrificio come successo in passato. Di positivo c’è anche l’esordio da record di Donnarumma, il più giovane azzurro da inizio Novecento, il futuro nonostante l’errore sul terzo gol. Poco altro. Al di là del risultato (pesante e ininfluente), l’amichevole con la Francia ha detto soprattutto che l’Italia di Ventura non può essere più quella di Conte. Adesso sta al ct trovare la sua nazionale. Magari già a partire da lunedì in Israele.

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