Le drammatiche notizie di una forte “riacutizzazione” dei roghi tossici in Campania discendono inesorabilmente dal fallimento nell’affrontare le cause reali del problema Terra dei Fuochi. Il problema “rifiuti” va affrontato innanzitutto dalla sua componente ormai ampiamente maggioritaria, e cioè i rifiuti speciali, industriali e tossici, di responsabilità e gestione privata (ma con controllo pubblico sempre deficitario) giunti ormai a superare circa i 140 milioni di tonnellate l’anno i legali ampiamente sottostimati, cui si aggiungono, con grave danno alla salute pubblica, gli oltre 30 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti speciali in regime di evasione fiscale (non meno di 2.5 milioni tonn/anno solo in Campania circa 6mila tonnellate al giorno) prodotti in regime di evasione fiscale e quindi da smaltire illegalmente.

Questa eccezionale quantità di rifiuti (che ufficialmente non esiste) in tutta Italia ogni giorno viene “mischiata” e smaltita illegalmente insieme ai rifiuti urbani (ormai ridotti a meno di 29 milioni di tonnellate in continua diminuzione per la crisi economica) in tutti i sistemi di smaltimento utilizzabili: discariche, inceneritori oppure (da cui Terra dei Fuochi) vanno a costituire discariche abusive all’interno delle quali poi “scoppiano” roghi tossici, per incassare ulteriormente dallo Stato i soldi di smaltimento delle ceneri tossiche.

Da decenni, in Campania, in tema di discariche a norma per questo tipo di rifiuti (speciali, pericolosi e non pericolosi), a mio parere volutamente, troviamo un allucinante zero assoluto nelle caselle dell’Ispra. Non è un caso, a mio parere, che la casella “discariche a norma per rifiuti speciali” specie tossici come l’amianto sia e resti uno zero assoluto in Campania.

Sia per i rifiuti speciali dell’edilizia, sia per i rifiuti tossici, sia per i rifiuti ospedalieri e radioattivi, questa casella deve restare a zero per consentire il massimo del profitto prima nello smaltimento illegale dei rifiuti speciali sovrapponendoli a quelli urbani, e poi, bruciando tutto, obbligare lo Stato, ormai sempre più in difficoltà per la ovvia mancanza di fondi, a sostenere costi eccezionali per censire e poi smaltire (ufficialmente fuori regione ma senza tracciabilità alcuna che così accada) le ceneri tossiche. In questo modo non si può più risalire ad alcuna attività produttiva in nero a monte.

In Campania le attività produttive di manufatti “in nero” hanno ormai raggiunto e superato per la crisi economica il 47% delle attività complessive (dati Dda 2015) ma giace abbandonata in Parlamento, bloccata al solito dalle lobby industriali che non vogliono adeguati controlli, la legge, a tutela del marchio, che obbligherebbe tutti i manufatti del settore tessile e pelletteria (scarpe, borse e vestiti, cioè la principale fonte di scarti per i roghi tossici di Terra dei Fuochi) ad inserire nei propri manufatti idonei Qr code in grado di assicurare la tracciabilità e quindi ridurre la quota di produzione “in nero”.

Il paradosso è che mentre il Qr code lo abbiamo imposto (con ottimi risultati) per le “vittime” di Terra dei Fuochi, cioè pummarole e bufale, nessuno vuole il Qr code per i “mandanti” di Terra dei Fuochi: i manufatti del settore tessile e pelletteria. Tuteliamo meglio le pummarole che i lavoratori e i cittadini in Campania.

Rivolgo un formale appello ai parlamentari tutti, al di sopra di qualunque colore politico, affinché si decidano (come per la legge sugli ecoreati) a fare il proprio dovere, uniti, sbloccando la legge sulla tutela del marchio nel settore tessile e pelletteria senza incitare ad ulteriori quanto inutili momenti di piazza. Ormai abbiamo capito tutto e lo abbiamo insegnato da anni anche a loro, a quanto pare inutilmente. Che non siano servi più o meno consapevoli delle lobby industriali ma rispettino il mandato ricevuto di rappresentanti politici dei cittadini a tutela della salute pubblica.

Si sblocchi rapidamente in Parlamento la legge che impone il Qr code a scarpe, borse e vestiti a tutela del marchio e si ritorni, se non con il Sistri, ad imporre con urgenza sistemi di tracciabilità certa almeno per i circa dieci milioni di tonnellate l’anno di rifiuti tossici legalmente dichiarati, come da decenni inutilmente chiedono i Noe.