L’etiope Feyisa Lilesail maratoneta che ha vinto l’argento nella maratona maschile ai Giochi Olimpici di Rio, ha festeggiato il suo arrivo al traguardo alzando le braccia incrociate e facendo il gesto delle manette. Un gesto di denuncia, come ha spiegato lo stesso atleta: “Il governo etiope sta uccidendo il popolo oromo ed espropriando la sua terra e le sue risorse. Io sono della stessa tribù. Il governo sta uccidendo il mio popolo e per questo sostengo questa protesta ovunque. I miei parenti – rivela – sono in prigione e se parlano di diritti democratici vengono uccisi. Ho alzato le mani per sostenere la protesta del popolo oromo”.

Un gesto che potrebbe costare caro a Lilesa, che ora si sente in pericolo. “Parlerò con la mia famiglia e i miei amici, se torno in Etiopia forse mi uccideranno. E se non lo faranno, mi metteranno in prigione. Non ho ancora deciso se tornare, ma forse mi trasferirò in un altro Paese“. Il maratoneta rischia inoltre di incorrere in una sanzione, visto che il Comitato Olimpico Internazionale vieta le manifestazioni politiche da parte degli atleti. Tuttavia l’argento etiope ha detto che “era quello che mi sentivo di fare” aggiungendo che nel suo Paese non si può protestare perché è “molto pericoloso”.

Gli oromo sono un gruppo etnico africano diviso tra l’Etiopia e il Kenya. In Etiopia rappresentano il 32% della popolazione – circa 24 milioni di persone – e sono il primo gruppo etnico secondo il censimento del 1994. Le loro principali religioni sono l’islam sunnita, il cristianesimo ortodosso etiope, il cristianesimo protestante e il waaq (la religione tradizionale).

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