Errigo e Pellegrini
Erano le più attese, i volti azzurri di queste Olimpiadi. Hanno chiuso con zero medaglie. Malissimo la Errigo nel fioretto, eliminata agli ottavi; ‘impantanata’ in finale la Pellegrini, penalizzata da tempi bassi sui quali – nella seconda parte di carriera – non è mai stata competitiva. Arianna avrà un altro quadriennio per riscattarsi, la Divina di Spinea ha invece chiuso così la sua carriera, almeno quella olimpica. Con il loro apporto, la spedizione italiana avrebbe chiuso a quota 30 medaglie. Voto 5

Simone Biles
Fenomeno mondiale della ginnastica artistica, ha emozionato tutti per la sua capacità di esecuzione e di applicarsi in tutte le specialità. Porta a casa quattro ori e un bronzo, figlio di un errore che avrebbe mandato all’aria i piani di podio di qualsiasi altra atleta. Non i suoi. La vita che ha alle spalle (abbandonata dal padre, allontanata dalla madre alcolista) rendono la sua storia il più classico American Dream. Voto 8,5

Usain Bolt
Nove ori in tre edizioni. Come Carl Lewis. Questo Figlio del vento 2.0 ha ancora una volta dimostrato d’essere il più forte al mondo. E chissà per quanto tempo lo resterà. Meno sbruffone ma non meno sorridente di un tempo, è anche fortunato perché attorno continuano a non vedersi fenomeni in rampa di lancio. Dittatore negli ultimi otto anni, a Tokyo non ci sarà. La successione è aperta, ma i suoi record hanno grandi possibilità di durare a lungo. Molto a lungo. Voto 9

Nole Djokovic e Serena Williams
I numeri uno al mondo del tennis hanno fatto flop. Un tonfo clamoroso per entrambi. Il serbo, dominatore della stagione, ha perso al primo turno. Serena, campionessa in carica, è uscita di scena al terzo turno nell’individuale ed è ‘saltata’ all’esordio nel doppio con la sorella Venus contro le ceke Safarova e Stricova. Le loro sono tra le medaglie mancate più clamorose dei Giochi. Voto 4

Michael Phelps
Si era ritirato, ingrassando di quindici chili. È rientrato per dimostrare di essere ancora lo Squalo capace di vincere tutto come a Londra. Detto, fatto. Phelps torna a casa con 5 ori – tre dei quali dalle staffette – e un argento, nei ‘suoi’ 100 farfalla. Ha vinto l’ultima sfida della sua incredibile carriera, chiusa il 12 agosto con il nuovo – e definitivo – ritiro. Al collo ha 23 ori olimpici, 28 medaglie in totale. Come i numeri di Bolt, anche i suoi sono destinati a rimanere inavvicinabili per molto tempo. Voto 8,5

Il Cio e la lotta al doping
Alla fine la selezione dei atleti da escludere perché coinvolti nei report della Wada sul doping o perché con precedenti squalifiche è stata quantomeno arbitraria. Risultato? La Efimova, beccata e squalificata, conquista un argento nel nuoto. La Stepanova, che ha aiutato la Wada a smascherare il doping di Stato russo, è rimasta lontano dalle piste. Pessimo segnale. Voto 2

Boxe azzurra
Due medaglie a Londra, zero a Rio. E soprattutto tante magre figure. Dall’atteso Clemente Russo a Vincenzo Mangiacapre, anche lui sul podio quattro anni fa ma in grave difficoltà dopo il salto di categoria. La boxe è stata tra le discipline più deludenti della spedizione azzurra. L’unica nota positiva è Irma Testa, giovane campionessa di Marcianise approdata ai quarti dove ha perso contro Estelle Mossely, una delle boxeur più forti al mondo. A Tokyo, almeno lei, sarà sicura protagonista, nonostante un movimento preso a cazzotti sul ring brasiliano. Voto 4

Nikki Hamblin e Abbey D’Agostino
E chi sarebbero? Se non ricordate questi nomi, vi siete persi una delle più belle storie di Rio 2016. Sono le due atlete che si erano aiutate dopo la caduta nelle batterie dei 5000 metri, arrivando al traguardo. La solidarietà dopo l’incidente racchiude appieno lo spirito olimpico e quindi il Cio ha deciso di ammetterle ugualmente alla finale. La neozaldese Hamblin ha detto: “Quando fra vent’anni mi chiederanno dei Giochi, racconterò questa storia. Non la dimenticherò mai”. Voto 8

Tania Cagnotto
All’ultima chance della sua straordinaria carriera, infila le due gare della vita e riscatta la doppia medaglia di legno a Londra. Argento in coppia con Francesca Dellapè, bronzo nell’individuale da 3 metri che, con le cinesi in gara, vale come un oro, adesso Tania può salutare con il sorriso. Fare meglio di così era impossibile e nel suo medagliere non manca davvero nulla. Voto 8

Niccolò Campriani
Migliora il risultato già clamoroso di Londra, dove aveva conquistato un argento e un oro. Lo fa nonostante la pressione e lo stress perché era tra gli azzurri più attesi. Ora, dice, appenderà la carabina e si dedicherà solo al suo lavoro, volando nella Silicon Valley. Un peccato per l’Italia che perde la certezza di poter contare, tra quattro anni, su un atleta capace di rimpolpare individualmente il bottino. Voto 9

La pallanuoto azzurra
Dalle semifinali in poi la pallanuoto azzurra ha sfidato da sola il resto del mondo. L’Italia è infatti stata l’unica nazione a portare entrambe le rappresentative tra le prime quattro. Ne sono nati un argento e un bronzo. Poteva andare meglio? Visto il valore della Serbia, avversaria del Settebello in semifinale, e degli Stati Uniti, che hanno sconfitto il Setterosa nella finale femminile, la risposta è no. Voto 8

Ivan Zaytsev
Qualcuno lo ha definito sottotono in finale, forse perché aveva ancora negli occhi le incredibili immagini della partita contro gli Stati Uniti. Lo zar è stato uno dei tre migliori giocatori di Rio 2016, impressionando per la potenza del servizio e delle schiacciate. Due fondamentali che lo hanno reso una star del web. Tra gli appassionati di pallavolo, lo era già. Per la bravura e la ‘cazzimma’. Voto 8

Gregorio Paltrinieri
Tutti lo aspettavano, lui ha risposto presente. Come fanno i grandi campioni. Perché anche un argento, nel caso di Greg, sarebbe stato catalogato sotto la voce “fallimenti”. Condannato a vincere, ovvero la peggior condizione per un atleta, ha nuotato per 1350 metri sotto il record del mondo, perdendosi nel finale. È solo una questione di tempo, perché il ragazzo di Carpi è un predestinato. E il muro del discusso cinese Sun Yang prima o poi verrà demolito dalla sua faccia pulita. Voto 9

Le medaglie ‘sporche’ nel sollevamento pesi
È da sempre considerato uno degli sport più ‘sporchi’, ma a Rio è riuscito a stabilire un nuovo record. Negativo. Nel sollevamento pesi si sono concentrate 11 delle 25 medaglie conquistate da ‘ex dopati’. Hanno vinto un oro Lasha Talakhadze, Sohrab Morabi, Nijat Rahimov e Sukanya Srisurat. Due, gli argenti: Gor Minasyan e Kim Kuk Hyang. E poi i bronzi di Gabriel Sincraian, Sarah Robles, Alex Zaichikov, Aurimas Didzbalis e Frakhad Kharki. Tutti hanno alle spalle una squalifica per doping, seguita dal rientro. Ora esultano, ma quanta credibilità ha una disciplina dominata da tante, troppe, persone coinvolte in brutte storie di sostanze proibite? Voto 3

La Gran Bretagna
Clamoroso il secondo posto alle spalle degli Stati Uniti nel medagliere olimpico. Il sorpasso alla Cina è storico in un momento in cui a Pechino sognavano di avvicinare gli eterni rivali del Nord America. Invece Londra ha fatto lo scherzetto: 27 ori, 67 medaglie totali e freccia inserita. I sei metalli pregiati conquistati grazie al ciclismo e i tre arrivati dal canottaggio hanno gonfiato i numeri di una spedizione che per Londra diventerà storica. E pensare che ad Atlanta ’96 i podi furono 15 e l’oro appena uno. Voto 9

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