Una serie di libri che mi sono piaciuti, letti in questa estate spiazzante, in giro tra Samarcanda, Bukhara, Tashkent, Nizza, Ortona e Ferrara. Una serie di libri accomunati dall’efficacia narrativa, da un linguaggio semplice ma al contempo studiato, dal plot limato, e dalla riuscita brevità della storia.

Valporno, di Nat Berbelagua (traduzione di Rocco D’Alessandro, Edicola Ediciones), osceni, ironici, sarcastici, con un gusto per il pulp in salsa sudamericana i racconti che compongono il volume della giovane e coraggiosa scrittrice cilena. Alcolizzate che si fanno forza del gruppo e della frusta per vendicare il genere femminile, ragazze annoiate che esaudiscono i desideri di sconosciuti qualunque, ninfomani inventrici di ossessivi oggetti del desiderio. Attraverso un morboso gusto per l’osceno e una feroce e grottesca ironia i racconti che compongono la raccolta riescono nel loro intento: denunciare la violenza che si nasconde nelle relazioni umane.

Una primavera tranquilla, di Émilie De Turckheim (traduzione di Tania Spagnoli, Edizioni Clichy), una sorta di cluedo letterario, dove il protagonista, il tuttofare di Monsieur Luis, trovato morto nel bosco per colpa di un colpo di fucile in faccia, raduna alla casa di campagna del suo padrone i cinque eredi. Cinque personaggi strani e misteriosi. Insieme a loro un ragazzo sfigurato e impaurito e il ricordo di una materna prostituta innamorata della vita. Attraverso un linguaggio volutamente povero l’autrice tesse una trama intrigante che catapulta il lettore dentro il dramma collettivo, desideroso di arrivare alla verità nascosta.

Una volta l’estate, di Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi (Meridiano Zero), un thriller contemporaneo, scritto a quattro mani, capace di affrontare il disagio della società attuale, dall’angoscia per eventuali attentati, estremizzata dalla mai sazia voce dei media, alle frustrazioni di una giovane madre che deve mettere da parte le sue ambizioni artistiche per accudire la figlia, dalla sottomissione di un sottufficiale nei confronti dei superiori in un fin troppo caldo e conosciuto Medio Oriente collocabile in nessun dove, alla postina che rapisce un bambino appena nato. Un intreccio ben architettato in grado di ricreare una panoramica intelligente e dettagliata sulla pochezza del quotidiano e sulle fragilità umane.

Amare stanca, di Philippe Fusaro (traduzione di Federico Zaniboni, Edizioni Clichy), un romanzo rapido, quasi d’altri tempi, compresa l’ambientazione: Tangeri, la vecchia Tangeri, quella dei traffici internazionali, approdo per avventurieri e anime sole. In un hotel che affaccia sul mare si ritrovano la Spia, il classico agente segreto, Memphis, scrittore americano alcolizzato, incapace di riprendersi dal lutto che lo ha colpito anni prima, Lulu, erotica e sensuale attrice italiana amante della Spia. Intorno a questo trio legato da un’amicizia strana e ambigua si muove la città con i suoi misteri e le sue feste, una notte dopo l’altra, fino al finale inatteso e sorprendente.

Ottavio il timido, di Aldo Gianolio (Robin Edizioni), è l’epopea di uno scrittore provetto rifiutato da tutti gli editori, incapace di provare a sedurre le donne che gli piacciono, deluso dalla deriva che la politica ha preso, batterista in una band che non riesce a trovare scritture per esibirsi in grande stile davanti al pubblico che conta. È una sorta di romanzo a racconti, sarcastico, nonostante affronti temi profondi e impegnativi, velato di una tristezza un po’ blues, capace di mettere sul piatto i paradossi e le ingiustizie della società contemporanea.

Le parole mai dette, di Violaine Bérot (traduzione di Tommaso Gurrieri, Edizioni Clichy), un romanzo leggero, quasi una fiaba, sui legami che si creano all’interno di una famiglia, una storia di iniziazione che porta una bambina senza nome a cercare una propria strada, lontana dalla madre, dal padre e dall’interminabile numero di sorelle e fratelli. Una strada che la condurrà verso timidi amori che non desidera e verso torbide storie sentimentali che la rigettano nella solitudine.