Simone Biles fa poker e diventa la donna copertina dell’Olimpiade di Rio. Se non fosse stato per la mezza caduta nella trave, che l’ha condannata al bronzo, la giovane ginnasta americana avrebbe monopolizzato il gradino più alto del podio nell’artistica. Il quarto primo posto è arrivato nel corpo libero grazie a un esercizio estremamente difficile ed eseguito al limite della perfezione, che le è valso uno stratosferico 15.966 da parte dei giudici. La connazionale Alexandra Raisman (15.500) ha conquistato l’argento, mentre il bronzo è andato alla britannica Amy Tinkler, che ha soffiato il podio a Vanessa Ferrari. Un’indecisione nella terza diagonale ha condannato la ginnasta di Orzinuovi, che chiude quindi la sua straordinaria carriera senza una medaglia olimpica, sfuggita a Londra solo per una componente regolamentare. La 25enne capitana della nazionale ha presentato un esercizio abbastanza complesso ma si è fermata a 14.766, mentre la Tinkler ha chiuso a 14.933. Di un soffio, dunque. Ottima, rispetto alle attese, la prestazione dell’altra azzurra Erika Fasana, sesta con 14.533 grazie a un esecuzione da 8.433 che ha compensato la difficoltà dell’esercizio piuttosto bassina (6.1).

I flash, quindi, restano tutti per Simone Biles. La 19enne di Columbus chiude la sua Olimpiade con i successi nel volteggio, nel concorso individuale e a squadre, oltre al corpo libero conquistato. Nella trave, complice un errore che avrebbe pregiudicato il podio a qualunque altra atleta, è comunque riuscita a portare un bronzo cadendo in piedi. Una pausa della regina di Rio 2016 e campionessa del mondo dal 2013 al 2015 che sta riscattando in palestra la sua infanzia difficile. Abbandonata dal padre e allontanata dalla madre alcolista, la statunitense è stata affidata assieme ai fratelli a nonni e zii quando aveva 3 anni. Quella è la sua famiglia, i nonni sono ‘mamma’ e ‘papà’ e la avvicinano alla ginnastica artistica, anche perché Simone è solita saltare su divani e mobili. È l’inizio di una carriera clamorosa, diventata leggenda a Rio. Tant’è che lei allontana i paragoni con Nadia Comaneci, così come non vuol sentir parlare di Michael Phelps e Usain Bolt, due ‘cannibali’ di medaglie alle Olimpiadi. “Non sono il prossimo Bolt né Phelps. Sono la prima Simone Biles”, ha detto. Ha già 4 motivi d’oro per aver ragione lei.