Se davvero le Frecce di Trenitalia intendono essere la Metropolitana del Paese, così come promette l’azienda, le proteste dei pendolari dell’Alta Velocità potrebbero offrire l’occasione di realizzare questo sogno. Premessa: la cancellazione di treni regionali ed interregionali, in questi anni, ha portato sulla rete AV oltre 10mila pendolari, costretti a spendere molto di più per viaggiare solo qualche volta meglio come nel caso delle Frecce Bianche. Ora protestano perché un’ulteriore “stretta”, cioè cancellazione di convogli Intercity e FrecciaBianca, li costringe ai Frecciarossa con un aggravio del 30% dei costi. Sono stati spesi 50 miliardi di euro per un rete AV che copre un modestissimo  4% della domanda di trasporto nel Paese. Così, mentre crescevano i km di linea AV (quasi mille per trasportare circa 120mila passeggeri al giorno), la rete del trasporto locale veniva lasciata  ai suoi destini, con i suoi 16mila km di binari frequentati ogni giorno da 3,2 milioni di viaggiatori.

Oggi i pendolari di lunga distanza, senza alternative, sono costretti ad utilizzare e pagare i salati biglietti dell’Alta Velocità al posto dei vecchi treni interregionali che, o non esistono più, oppure hanno indici di efficienza largamente distanti dalla media comunitaria. L’AV, nata per connettere città distanti di almeno 500/800 km, con una elevata domanda di traffico e per sostituire aereo e automobile, in Italia per ora ha soltanto soppiantato parzialmente l’aereo sulla Milano-Roma. E’ così che sulla Milano-Bologna hanno perso il treno del raddoppio ferroviario città come Lodi, Piacenza, Parma e Modena; sulla Firenze-Roma è toccato ad Arezzo, Montecatini, Orvieto ed Orte, mentre la Milano-Torino (pure sottoutilizzata) salta Santhià, Chivasso, Vercelli e Novara.

Invece la Penisola, con una media o grande città ogni 50 km, ha bisogno di completare la rete in programmazione, sì, ma non con gli standard dell’AV, bensì con linee veloci (220 km/h) in grado  di raddoppiare la capacità dei treni giornalieri, comprendendo quelli usati dai pendolari. Resta quindi stupefacente che si pensi di soddisfare un grande mercato di trasporto pendolare e residenziale come quello italiano – dove la domanda sulle lunghe distanze è scarsa – solo con treni ad Alta Velocità.

Ora bisogna dunque recuperare gli errori, partendo proprio dalla politica commerciale proposta dai pendolari e, appunto, dal completamento della rete con linee veloci (220 km/h) capaci di raddoppiare la capacità di treni giornalieri e di far transitare sulle linee quadruplicate sia treni passeggeri (pendolari e veloci) che merci. La lezione dalla lotta dei pendolari AV non è quindi solo tariffaria ma impone un ripensamento della pianificazione dell’Alta Velocità così come è attualmente in atto sulla costruenda tratta Treviglio-Brescia-Venezia.