Come ho avuto modo di scrivere sulla mia pagina facebook poco dopo la strage di Nizza, ho visto un video raccapricciante che mostrava i corpi martoriati dal tir. Donne e uomini gettati per terra come se fossero pupazzi vecchi. Uno strazio. Ognuno di noi poteva essere lì. I nostri figli potevano essere tra quelli che, mentre guardavano incantati i fuochi, sono stati travolti dal camion.

Ma anche se uno di quei bambini poteva essere uno dei miei, sento di affermare che la sua vita non può considerarsi superiore a quella di un piccolo afgano o iracheno. Scene di violenza e disperazione simili a quelle vissute a Nizza, quotidianamente si replicano da anni in Iraq e Afghanistan. “E’ stato ripetutamente detto agli Stati Uniti e alla Nato che le loro operazioni unilaterali e inutili causano la morte di afgani innocenti e che tali operazioni violano i valori umani e morali, ma sembra che non vogliano ascoltare”. Queste parole sono state pronunziate il 30 maggio del 2011 dal presidente afgano Karzai, dopo l’ennesimo raid occidentale che uccise 12 bambini. I corpicini furono caricati dai parenti su un pickup e portati all’ufficio del governatore del capoluogo, a Lashkar Gah per mostrargli che quei bambini non erano talebani, quei talebani un tempo sostenuti dal governo Usa per fermare i sovietici.

In Iraq la guerra per trovare armi di distruzione (che non esistevano date che le uniche furono vendute a Saddam dagli Usa che le usò nel nord del Paese contro i curdi), a cui abbiamo partecipato anche noi italiani, ha ucciso 1 milione di civili, in Afghanistan 220.000. Ma quando briciole di guerra e vendetta arrivano alle porte di casa nostra, i mass media ci inondano per giorni di immagini raccapriccianti. Nessuno che dica la verità e cioè che siamo ancora una volta vittime della legge del taglione di una spirale di violenza che può solo aumentare. Su internet si palesa la rabbia di una parte di popolo disinformato, abbrutito, aizzato da sciacalli, incapace di comprendere che sono vittime, “effetti collaterali” di una guerra tra élite per il controllo dell’energia e del potere. Da sempre i poteri usano i popoli come galli da combattimento, per poterli dominare e far sfogare la propria rabbia non verso di loro ma nei confronti di chi vive nella medesima condizione di sudditanza. Sul terrorismo, come spiegai, non ci è stata detta tutta la verità e le ragioni profonde.

Ma a prescindere dallo sciacallaggio dell’Isis che ha rivendicato la strage, quanto conta nella scelta dell’attentatore la sua devianza sociale e la sua riconosciuta instabilità mentale? L’Isis, oltre ad essere stato creato e finanziato dagli Stati Uniti per colpire Bashar al­-Assad nemico d’Israele e contrario alla colonizzazione del proprio Paese, usa il grande riverbero dei mass media occidentali per attribuirsi attacchi compiuti da paranoici ed emarginati che anelano a vivere il loro momento di celebrità. Forse a Nizza più che militante dell’Isis l’attentatore era un disperato, appena divorziato, i familiari dicono con disturbi mentali, ma soprattutto uno dei tanti nord africani cresciuti in Europa e che vivono in una terra di mezzo, divisi tra le tradizioni dei genitori da cui desiderano smarcarsi e la declinante cultura occidentale che li ha relegati a vivere in periferie dove per anni masticano rabbia e cemento. Ma essere catalogato come militante dell’Isis conviene all’Occidente e all’Isis. Se certi individui trovano attraente lo Stato islamico evidentemente le ragioni vanno cercate anche nel fallimento della politica occidentale, incapace di armonizzare, di includere invece che produrre scarti sociali.

Nessun uomo a prescindere dalla religione, dalla razza può essere trattato come uno scarto: prima o poi il rancore personale e sociale esplode. Il tentato golpe in Turchia è stato un altro episodio che ha canalizzato l’attenzione di tutti i mass media. Ma anche nella fattispecie temo che il mainstream mediatico non ci abbia narrato tutta la verità. In Turchia, membro della Nato, non si muove foglia se non lo decidono gli Stati Uniti d’America. A chi è giovato tale tentativo? Probabilmente non è stato organizzato direttamente da uomini di Erdogan (sono scettico sull’autogolpe) ma pensare che nessuno l’avesse avvisato che migliaia di militari e giudici stessero ordendo un colpo di Stato temo sia puerile. E’ evidente che li hanno lasciati fare per poi poterli schiacciare e rendere la Turchia un Paese ancor più fondamentalista.

I golpisti sono fedeli agli insegnamenti di Mustafa Kemal Atatürk considerato eroe turco per aver occidentalizzato il Paese. Dopo questo golpe Erdogan e l’élite che lo sostiene potranno continuare a comprare a costi conveniente il petrolio dall’Isis e poi una Turchia più fondamentalista, rispetto a quella laica anelata dai patetici militari, cosa che paradossalmente conviene di più agli Usa. Il compito di cittadini liberi e pensanti è di ribellarsi a tutto questo e soprattutto in questo tempo di barbarie non rinunciare alla propria umanità.