Sono i più ricchi, ma accolgono meno dell’8 per cento dei rifugiati al mondo. Chi si fa carico quindi della maggior parte di loro? Altri sei paesi, molto più poveri ma più vicini alle aree di crisi, che entro i loro confini ospitano il 50,2% dei rifugiati e richiedenti asilo di tutto il mondo. Il rapporto di Oxfam La misera accoglienza dei ricchi del mondo evidenzia la contrapposizione tra l’impegno dei ricchi Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito e quello, per contro, di Giordania, Turchia, Libano, Pakistan, Sudafrica e Territorio Palestinese Occupato. Un documento in cui emerge che l’anno scorso le sei economie più grandi del pianeta hanno ospitato complessivamente 2,1 milioni di rifugiati e richiedenti asilo, ossia solo l’8,88% del totale. Un dato molto inferiore alla risposta degli altri sei che, pur rappresentando meno del 2% dell’economia mondiale, ne hanno accolti oltre 11,9 milioni.

L’Italia, ottava economia del mondo, “pur impegnata in prima linea con 134.997 persone ospitate (lo 0,6% del totale) è ancora lontana dalle cifre raggiunte dalla Germania nell’ultimo anno, che in controtendenza ha infatti aperto i propri confini a 736.740 persone, aumentando il numero di rifugiati accolti”, scrive Oxfam. L’organizzazione, in vista dei due vertici dei prossimi 19 e 20 settembre a New York fondamentali per definire come far fronte alla crisi migratoria globale, ha lanciato la petizione Stand As One, insieme alle persone in fuga: un appello per chiedere ai leader mondiali di garantire sicurezza, protezione, dignità e futuro ai milioni di persone costrette a lasciarsi tutto alle spalle.

“Questo flusso epocale di persone che fuggono da situazioni in cui non si può sopravvivere, a causa di guerre, carestie e povertà, deve trovare maggiore accoglienza da parte di tutti i paesi e sono le maggiori potenze economiche in primis, a dover moltiplicare il loro impegno”, afferma la presidente di Oxfam Italia, Maurizia Iachino. “Sono uomini, donne, anziani e bambini, troppo spesso obbligati a rischiare la propria vita per raggiungere un luogo sicuro. I paesi più poveri stanno facendosi carico di garantire loro protezione e sicurezza, ma anche i paesi più ricchi devono fare di più. Siamo di fronte a una sfida complessa che richiede una risposta globale ben coordinata e responsabilità condivise”, aggiunge. Oggi più di 65 milioni di persone sono in fuga a causa di conflitti, persecuzioni e violenza: è il più alto numero mai registrato. Un terzo di queste persone sono rifugiati e richiedenti asilo al di fuori del loro paese. Un esodo causato soprattutto dalla guerra in Siria, ma anche da situazioni di instabilità che avvengono in altri paesi, come Sud Sudan, Burundi, Iraq e Yemen.

“È prioritario – prosegue Iachino – che i governi con economie più forti si impegnino a portare cambiamenti sostanziali nei Paesi in via di sviluppo, dove la maggior parte dei profughi di tutto il mondo sta vivendo in una provvisorietà senza prospettive. In primis chiediamo al nostro governo di rinnovare l’impegno a proteggere la vita di queste persone e assicurare loro un trattamento dignitoso e il diritto di chiedere protezione internazionale: confermando la propria volontà di investire nello sviluppo dei paesi più poveri e nella risoluzione dei conflitti, a partire dai prossimi appuntamenti di New York e nel momento in cui l’Italia assumerà la presidenza del G7“.