Arrivo trafelata e, naturalmente in ritardo, all’Istituto italiano degli Studi filosofici. Davanti al portone un dispiegamento di forze dell’ordine: quattro volanti e due auto blindate. Chissà quale pezzo grosso sarà stato invitato, mi chiedo. Entro in punta di piedi nel salone d’onore dagli affreschi settecenteschi. Mi aveva telefonato Domenico Ciruzzi, avvocato penalista, conferenziere, regista per passione e amico, per invitarmi alla presentazione del libro Il contrario della paura, sottotitolo “Perché terrorismo islamico e mafia possono essere sconfitti” (Mondadori) senza dirmi chi lo avesse scritto. Una volta dentro scopro che l’autore è nientepopodimeno che il Procuratore Nazionale, la più alta autorità istituzionale del nostro paese sul fronte Antimafia e Antiterrorismo

Roberti-libroEppure l’insigne pm non è seduto in cattedra tra i relatori, allora per chi è il piccolo esercito sotto l’Istituto. Intanto uno zaino vicino a me è stato lasciato incustodito, si allertano subito due energumeni della scorta. Psicosi bomba ma è un falso allarme, il proprietario si era portato avanti di tre file per ascoltare meglio. Sarà questo il motivo per il quale il giudice è seduto in prima fila, un ospite fra gli ospiti. In mezzo ai relatori sarebbe stato forse un più facile bersaglio?

Prende parola Aldo Masullo, un po’ filosofo, un po’ mattatore, tratto distintivo, sopracciglio cespuglioso e orecchie a sventola, 93 anni portati con fierezza e con voce limpida e tonante che confessa subito: “Mi trovo prigioniero di un conflitto d’interesse: devo per forza parlare bene di un libro che parla bene di me”. E lancia il suo cavallo di battaglia: lo Stato è una mammella da mungere per la politica e per la malavita. Quali sono allora i nodi da sciogliere per riaffermare la legalità? Raccoglie la sfida Ciruzzi, compagno d’arringhe con il pm.

Sale sul palco Roberti: “Mi siedo fra il pubblico perché da questa prospettiva mi piace ascoltare”. Fette di vita raccontate da Roberti che ha sempre rifiutato la scorta, per non mettere in pericolo altre vite. Adesso, invece, che gli è stata imposta è diventata la sua seconda famiglia. Non la vive come una prigione. Lo seguono come un’ombra anche quando fa canottaggio in mezzo al mare.

L’idea del libro gli è venuta quando meno se l’aspettava: “Erano passati pochi giorni dagli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015, quando ricevetti la telefonata di un vecchio amico: “Franco, dovrei partire con la mia famiglia per una vacanza. Che dici? Annullo tutto? Dobbiamo avere paura?“. È stato dopo quella conversazione che ha deciso di scrivere questo libro. La preoccupazione del suo amico era la stessa, come dimostrano tutti i sondaggi, della maggioranza degli italiani che, di fronte alla barbarie terrorista o alla forza di intimidazione della criminalità organizzata, sempre più spesso rispondono con la paura. Che tende a trasformarsi in razzismo, xenofobia, se non addirittura in collaborazione, magari involontaria, con i mafiosi.

Un libro che è diventato una necessità per spiegare che è necessario non avere paura: anzi continuare a uscire, viaggiare, frequentare cinema e concerti significa lottare contro i terroristi, il cui unico obiettivo è privarci delle nostre libertà. Così come denunciare chi chiede il pizzo, le imprese che  soffocano la libera concorrenza, i mafiosi che truccano gare d’appalto e concorsi pubblici, fidandosi dello Stato che è in grado di garantire sicurezza e protezione, significa liberarsi dalle catene con cui la criminalità tenta di imprigionare, ogni giorno, le nostre vite. Perché la verità è il contrario della paura. E pensare che Roberti prima di aver vinto anche il concorso per entrare nella polizia, voleva fare il giornalista per raccontare storie vere. Invece poi ha scelto il lavoro più bello del mondo: il magistrato. E non ha mai avuto paura!

Perché solo chi non ha paura è un uomo libero. E così “loro” non vinceranno.

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