Un’altra giornata scadenzata da incontri, dichiarazioni a effetto e pseudo-aperture sulla questione banche che nella sostanza non ha prodotto nulla. “Tutti parlano di Brexit come di un grosso problema, ma un problema più grande per l’Europa potrebbe essere la salute di alcune banche italiane”, ha dichiarato durante il vertice Ecofin il ministro dell’Economia della Repubblica Ceca, Andrej Babis. “C’è una percezione del sistema bancario italiano che è totalmente distorta in termini di numeri, di sofferenze, di ciò che è necessario capitalizzare e il fatto che qualcuno dica che il rischio generato sia così elevato è totalmente infondato”, ha replicato in conferenza stampa il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, visibilmente seccato. Che poi ha ribadito che “il sistema bancario rimane solido” e che dopo tre anni di profonda recessione “ci sono molto poche specifiche criticità”.

Padoan non solo ha cercato di rassicurare, aggiungendo che in Europa “non c’è preoccupazione per l’Italia”, cosa che contraddice platealmente la realtà, ma ha aggiunto che da parte dei partner Ue c’è piuttosto “curiosità su quello che si sta facendo sia a livello di mercato che di intervento pubblico, che viene visto come un esempio utile”. Utile a cosa Padoan purtroppo non lo spiega, ma è chiaro che il ministro al termine di Ecofin si ritrova ancora una volta con un pugno di mosche in mano e una strada tutta in salita da percorrere di qui al 29 luglio, quando verrà reso noto ufficialmente l’esito degli stress test sulle maggiori banche europee con la prevista bocciatura del Monte dei Paschi. Una scadenza che fa paura, tanto che il governo “è impegnato a trovare una soluzione precauzionale per sostenere qualunque eventuale caso di intervento necessario e tutto sarà fatto in totale protezione delle famiglie e dei risparmiatori”.

Ma l’auspicata “soluzione di mercato” ancora non arriva (il lancio di un fondo Atlante 2 per intervenire sui crediti deteriorati dell’istituto senese sembra ancora arenato), mentre la trattativa europea sulle modalità di un intervento pubblico resta incagliata sulla questione delle regole che – a parole – tutti vogliono rispettare, Italia per prima. Roma sostiene la possibilità dell’intervento pubblico, perché prevista dalle regole Ue, e la contestuale sospensione del bail in, anch’essa prevista nel caso in cui la partecipazione alle perdite da parte di azionisti, obbligazionisti e correntisti possa mettere a rischio la stabilità finanziaria.

Mai però prima d’ora è stato permesso a chicchessia di fare uso di questa norma e nell’ambito della riunione Ecofin c’è chi, come il ministro slovacco Peter Kazimir, sostiene che la nuova normativa che ha istituito il bail in “è fragile” e per il momento “non va toccata”. Non è l’unico, mentre può sorprendere “l’apertura” del tedesco Wolfgang Schaeuble, secondo cui ci sarebbero margini per intervenire sulle banche italiane. Ma a leggere attentamente le sue dichiarazioni si scopre che sì, Schaeuble ammette che la normativa Ue “consente misure preventive in certe condizioni per le banche solvibili”, ma quando questa clausola viene utilizzata perché la Commissione ritiene che ci sia un rischio sistemico, “resta comunque aperta la questione degli aiuti di Stato”.

Questione che rimanda ancora una volta la palla nel campo italiano. E a chiudere il cerchio arriva puntuale la dichiarazione della cancelliera Angela Merkel che sulla questione banche italiane ha detto di non vedere “alcuno sviluppo verso una crisi”. Una dichiarazione che può essere letta con una lente duplice perché da un lato dà ragione a Padoan quando afferma che il sistema italiano è sostanzialmente solido, ma dall’altro – negando l’urgenza di un intervento – toglie argomenti a sostegno della tesi su una possibile deroga al bail in nel caso Monte dei Paschi: o il rischio è sistemico o non è.

Intanto tra Roma e Bruxelles si continua a dialogare: “La Commissione lavora costruttivamente con l’Italia in molti modi – ha detto il vicepresidente Valdis Dombrovskis – ad esempio su come potenziali sfide nel settore bancario possano essere affrontate rispettando le regole europee e senza avere effetti negativi sugli investitori retail”. Un punto molto delicato su cui pare difficilissimo trovare un equilibrio soddisfacente tra regole e interessi di diverse classi d’investitori.

Ma il tempo scorre e dal Fondo monetario internazionale arriva l’ennesima doccia fredda non solo perché per l’effetto Brexit verrà vista al ribasso la crescita dell’economia italiana che nel 2016 non arriverà all’1%, ma anche e soprattutto per come l’Italia non si sia mossa per tempo sul fronte bancario, per tutelare gli investitori, per individuare e punire i colpevoli della vendita fraudolenta di titoli ai risparmiatori (in particolare le obbligazioni subordinate che nel caso del Monte dei Paschi per circa 2,3 miliardi di euro sono nelle mani dei correntisti) e soprattutto per rafforzare i controlli per impedire che questi casi si ripetano in futuro. Bacchettate anche alla Banca d’Italia che deve rafforzare l’analisi sulla qualità degli attivi delle banche minori su cui ancora esercita la vigilanza. Secondo l’Fmi “c’è sufficiente flessibilità nelle regole europee per gestire qualsiasi tipo di situazione”, ma precisa anche che l’eccezione al meccanismo del bail in richiesta dall’Italia non ha mai trovato applicazione ed è anzi stata negata a Paesi come Spagna e Slovenia che nel recente passato hanno dovuto imporre perdite ai risparmiatori. La strada insomma è davvero in salita.