Che fine hanno fatto le unioni civili? Nonostante sia scaduto il termine (non perentorio) per emanare il cosiddetto “decreto ponte” – ovvero il “libretto di istruzioni” per i Comuni su come comportarsi per la registrazione delle unioni tra persone dello stesso sesso e renderle operative – non è ancora arrivato. Il governo Renzi ha adesso a disposizione altri cinque mesi per emanare, senza poter rinviare ulteriormente, i decreti attuativi per una legge che, seppur nata tardi e male, garantirebbe il minimo sindacale su regime patrimoniale, assistenziale e previdenziale alle famiglie gay e lesbiche.

Monta intanto la polemica sui social contro il ministro dell’Interno Angelino Alfano che sta affrontando giorni politicamente turbolenti. Il sito Gaypost.it ha lanciato già da ieri l’hashtag #Angelinomollaildecreto, ripreso dai/lle militanti – come accaduto tra le file di Arcigay Palermo – da personaggi politici quali Daniele Viotti, dal Parlamento europeo, e del mondo dello spettacolo e della cultura, come l’attore Carlo Gabardini, oltre che da migliaia di semplici utenti del web.

Sempre il sito in questione ha pubblicato una guida a cura di Articolo 29 su come poter procedere alla registrazione della propria unione, fornendo istruzioni utili sia alle persone che vogliono metter su famiglia, sia agli ufficiali di Stato, che potranno così agire in termini di legge verificando che non ci siano impedimenti per far convolare a nozze, pardon, per far unire civilmente chi già vuole farlo: da oggi, infatti, la legge è già efficace anche senza decreti e si può già andare in Comune per unirsi. Si fa anche notare che il personale incaricato non può avvalersi della cosiddetta “obiezione di coscienza“, proprio perché non è prevista dal ddl Cirinnà.

Rimaniamo così in attesa, sperando che il ministro dell’Interno ricordi di essere un funzionario al servizio dello Stato e della cittadinanza tutta, anche quella composta da gay, lesbiche, trans, etero solidali, ecc. E pur comprendendo che il momento è comunque “politicamente” difficile, non possiamo non ricordare che per emanare questi decreti, importanti per rendere omogenea e corretta la procedura di trascrizione, è trascorso ben un mese e che in trenta giorni il tempo lo si trova, sempre che lo si voglia fare.

A livello politico, infine, si prende atto del fatto che questo governo se ne è lavato le mani, un po’ forse per far dispetto alla comunità arcobaleno (e sì, alludo ancora ad Alfano) un po’ per scarsa cultura nel sostegno delle minoranze dentro l’esecutivo. Toccherà quindi fare le cose all’italiana, ovvero arrangiarsi. In tutto questo, infine, faccio pure notare quanto siano utili alla causa i gay e le lesbiche interni/e al Pd, da Scalfarotto in poi. Quest’ultimo, infatti, sembra più interessato a criticare il M5S sulle scelte della giunta torinese (la cui colpa è aver nominato un assessore Marco Giusta, ex presidente di Arcigay Torino), insieme ad altri fatti, piuttosto che ricordare al governo di cui fa parte che forse è arrivata l’ora di darsi una mossa con la legge. È forse definitivamente tramontato il tempo dei digiuni?

Concludo ricordando che, in buona sostanza, la comunità Lgbtqi del nostro Paese meriterebbe più rispetto anche se, visti i presupposti, da quella parte politica non ci si può aspettare un trattamento diverso (per altro coerente con tutta la narrazione politica intercorsa nell’approvazione del ddl Cirinnà). A noi, uomini e donne di buona volontà e di ogni orientamento sessuale, non rimane altro che vedere cosa accadrà da qui alle prossime settimane. Converrete.