Una manciata di articoli di una norma di cui non è stato valutato l’impatto sta per cancellare qualche secolo di storia. I protagonisti della vicenda, eredi di quasi bicentenarie tradizioni e risorse fondamentali nella lotta alla criminalità ambientale, oggi scendono in piazza. Il provvedimento legislativo che li riguarda è speculare all’immortale “un forestale ogni albero” di Cetto Laqualunque. L’eradicazione dell’istituzione è frutto di un disboscamento poco ponderato, il cui unico obiettivo raggiunto è il clamore di annunciate semplificazioni e di strombazzate abolizioni nel quadro della riforma di questo sempre più malandato Paese.

Non fatico a comprendere lo stato d’animo di chi vede impietosamente piallare il proprio passato e nebulizzare il futuro. Ho provato – in versione individuale – un brivido simile quando sono stato costretto a lasciare una Guardia di Finanza che non vedeva l’ora di liberarsi della mia ingombrante presenza e delle mie scomode attività investigative. E come allora mi domando il perché di certe penalizzazioni gratuite e magari inconcludenti.

La razionalizzazione ipotizzata dal ministro Madia ha cavalcato presunti risparmi economici e sbandierato l’ottimizzazione delle Forze di Polizia probabilmente senza centrare l’obiettivo. La dinamica di assorbimento del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri a guardarla con estrema approssimazione lascia intravedere il dover “rivestire” ottomila agenti, riverniciare le loro vetture e gli elicotteri, modificare la cartellonistica stradale, lasciare le caserme dove già esistono quelle della Benemerita, riqualificare le risorse umane destinate a compiti non coincidenti con l’esperienza pregressa e così via.

Quando – pressoché bambino – ho frequentato la Scuola Militare Nunziatella mi hanno illustrato la differenza tra Armi e Corpi, spiegandomi che questi ultimi erano specialità delle prime. Ci ho ripensato in questi giorni.

Mi è venuto in mente che l’Arma della Fanteria, ad esempio, ha al suo interno il corpo dei bersaglieri e quello dei paracadutisti. I primi indossavano il fez (poi un basco nero) e nelle parate un cappello piumato, mentre i secondi si distinguevano per l’inconfondibile basco amaranto: ognuno aveva una missione specifica da compiere e mai nessuno si è sognato di omogeneizzarli con scempio di trascorsi e di abitudini.

Per quale motivo anziché promuovere l’abolizione del Cfs non si è immaginata una fusione per incorporazione? Perché l’Arma dei CC non ha assorbito il Corpo Forestale, acquisendone l’intera struttura ma riconoscendone la valenza operativa settoriale. Uomini e donne in grigioverde avrebbero perso il Comandante Generale e si sarebbero trovati inquadrati al pari di un Comando Reparti Speciali al fianco di quelli Interregionali, giustificando il mantenimento di insegne e “pedigree”.

Il tempo avrebbe poi giocato il suo ruolo, limando le asperità di qualsivoglia integrazione comunque difficile e consentendo un progressivo ambientamento dei nuovi arrivati a cominciare dal non subire il trauma del cambio di montura e soprattutto di identità. Una simile mossa avrebbe consentito un abbattimento dei costi logistici e amministrativi (con l’unificazione delle sole articolazioni “da scrivania”) e assicurato un migliore coordinamento dello sforzo sul fronte della polizia ecologica.

La politica, mal consigliata dai tanti e troppi sedicenti esperti di strategie inidonei persino ad affollare i talk-show dove si sono formati in luogo dell’Accademia, ha scelto invece di avere inevitabilmente Carabinieri di serie B. Nessuno si è nemmeno mai posto il problema del differente status giuridico delle due razze destinate ad incrociarsi, militari i CC, civili i forestali. Può una persona senza stellette essere obbligato a diventar “soldato” ope legis?

Nel frattempo il calendario ha inesorabilmente voltato le pagine, lasciando solo sei fogli al traguardo, e regna una sconfortante disinformazione: c’è chi immagina un riordino che coinvolgerebbe 38mila persone solo in Sicilia e Calabria, non sapendo che gli agenti della Forestale sull’intero territorio nazionale sono soltanto millecinquecento più dei vigili urbani di Roma.

Sono in tanti a pensare che, nello sfascio totale di questa povera Italia, questo possa essere un problema secondario rispetto alle mille urgenze. Forse poteva non essere nemmeno un problema, se solo qualcuno ci avesse pensato prima.