Una settimana fa aveva detto: “Voto no alle riforme, sono peggio di quelle di Berlusconi”.  Oggi Massimo D’Alema va oltre: dopo aver invocato lo “spirito di sacrificio”, dopo aver citato il padre costituente Concetto Marchesi, dopo aver invitato alla rappacificazione delle tante anime del Pd e dopo aver parlato di Europa, punta deciso contro Matteo Renzi. E lo fa, dal salotto di Ballarò, per invitare l’attuale premier-segretario a lasciare la guida di un partito “abbandonato a se stesso: Renzi non può sommare la carica di premier e di segretario del partito”.

Certo, è l’affondo che lascia intendere, ove necessario, lo stato dei rapporti tra i due, il segretario lo riesce a fare visto che, dice, nella Direzione del Pd, “c’è un sala di supporter, se non stai attento ti possono anche aggredire…” . “Noi restiamo nel partito per spirito di sacrificio“, è la premessa di D’Alema che spiega che lì chi non la pensa come Renzi ci resta “per il rispetto verso quei militanti che con abnegazione continuano a lavorare dentro i circoli. E ci restiamo perché speriamo di poterlo cambiare”.

Ma su questo, lo stesso ex premier, non punta nemmeno una fiches: “Renzi dice tante cose ma non sempre corrispondono alla verità. Bisogna stare attenti a valutarle”, ammonisce visto che l’attuale premier gli ricorda, “più giovane”, “altre personalità politiche con questa tendenza…”. E se il malcelato paragone a Berlusconi non bastasse, D’Alema avverte Renzi e i renziani sulle loro future battaglie: “Sul voto politico si è vincolati alla disciplina di partito ma sulla riforma costituzionale, sulla Carta fondamentale che riguarda tutti i cittadini non può esserci nessuna disciplina di partito, e ognuno vota secondo la propria coscienza”. E lui? “Io voto no”, avverte telegrafico guardando al referendum e al rifiuto di Marchesi di obbedire a Togliatti sull’articolo 7 della nuova Costituzione.

Ma “non c’è nessuna guerra”, aggiunge. Anche se, alla fine ammette, “se c’è qualcuno che allora ha dichiarato guerra è stato Renzi”. E tanto per far fare un tuffo nell’attualità a chi insiste su certi binari, D’Alema ricorda quanto accaduto in Gran Bretagna: “Cameron furbescamente, per vincere le elezioni, ha promesso il referendum agli antieuropeisti del suo partito nella illusione di poterlo poi arginare. Pensava di essere furbo, ha cavalcato il populismo e ne è stato travolto”.