L’Azzurro Scipioni di Silvano Agosti, con la sala Chaplin e la sala Lumière, dagli inizi degli anni Ottanta, permette agli spettatori di vedere i capolavori del cinema, basandosi sul principio che “se entro in una libreria trovo i classici” (Dante, Balzac e affini) oltre alle ultime uscite, e questo dovrebbe essere naturale anche in una sala cinematografica: trovare Chaplin, Fellini e compagnia bella, oltre alle ultime uscite. I capolavori, come sostiene Agosti, sono “un bagno di dignità”. Perché Azzurro Scipioni? Perché questo nome? Azzurro dal Pianeta Azzurro di Franco Piavoli, un film prodotto da Agosti, e Scipioni perché il cinema si trova in Via degli Scipioni a Roma. Recentemente sono stato a trovare Silvano all’Azzurro Scipioni; con mia sorpresa ho visto che in programmazione c’era il film Quo Vado di Zalone, messo a confronto con Tempi Moderni di Chaplin.

Perché questa piccola oasi del cinema d’autore ospita un campione d’incassi del cinema industriale? La risposta è semplice: per fare capire la differenza tra arte cinematografica e industria cinematografica. Intendiamoci, Zalone è simpaticissimo, intelligente, e ogni tanto fa ridere anche me, ma i suoi film sono fatti a tavolino, sono fatti per incassare, per non deludere gli spettatori, per rassicurarli, per dare agli spettatori quello che già si aspettano, infatti la cosa migliore che può capitare dopo la visione di un film di Zalone è di uscire dalla sala con una risatina appesa al collo, uno sbuffo di buonumore e poco più. Non ho proprio nulla contro il buonumore, ma sono un cinefilo, amo il cinema, e ho fame di bellezza, di film nati per confondermi, perturbarmi, disorientarmi, non cerco solo l’evasione ma anche l’invasione, voglio essere invaso dal mistero del cinema.

Questa mia esigenza dovrebbe essere l’esigenza di tutti, di ogni essere umano. L’uomo non è nato per trangugiare pappine industriali, non solo quelle almeno; l’uomo è al mondo per battere sentieri sconosciuti e l’arte non ha il compito di rassicurarci, al contrario, l’arte crea visioni ancora sconosciute, genera una fertile inquietudine, ci fa vedere il mondo sotto nuove angolazioni; è il battesimo dell’ignoto che bagna i nostri occhi e ci invita a rinascere ogni volta. All’Azzurro Scipioni accade questo: lo spettatore è trattato come un essere umano. Nulla di più semplice, e nulla di più raro. Proiettare Quo Vado all’Azzurro Scipioni è stata una provocazione geniale: non è venuto nessuno.

Gli esseri umani non hanno abboccato. Del resto viviamo in un’epoca dove al Teatro 5 di Cinecittà (il “regno” di Fellini) ora si “gira” il Grande Fratello. Meglio così, io e Silvano abbiamo chiuso il cinema, e siamo andati a farci una carbonara da Vito, anzi, io ho mangiato la carbonara e Silvano si è fatto fare due uova al tegamino. Buon appetito a tutti, anche a Zalone.