Marco Alessandrini ed Enzo Del Vecchio, rispettivamente sindaco e vicesindaco del Comune di Pescara, entrambi del Pd, devono essere processati per concorso in omissione d’atti d’ufficio: avrebbero infatti omesso “di emanare idonei provvedimenti amministrativi volti a tutelare la salute pubblica e a impedire la pubblica balneazione di quel tratto costiero”. Lo chiedono i pm Mirvana Di Serio e Anna Rita Mantini. A processo insieme a loro potrebbe finire, se il gip accoglierà l’istanza dei pubblici ministeri, anche il dirigente comunale Tommaso Vespasiano.

La vicenda è relativa all’estate del 2015: a fine luglio, la rottura di una fogna determinò lo sversamento nel mare di Pescara di migliaia di metri cubi di liquami e già nei giorni precedenti le analisi avevano accertato “il rilevante superamento dei parametri di legge per il valore dell’escherichia coli” scrivono i giudici. Un’impennata di colibatteri fecali, pericolosi, oltre una certa soglia, per la nostra salute. Ma nel weekend del 1° e 2 agosto turisti e “indigeni” continuarono a farsi il bagno tranquillamente nel mare inquinatissimo, perché nessun divieto di balneazione venne affisso a ridosso del pezzo di spiaggia compromesso. Alcuni di loro accusarono poi problemi gastrointestinali ed epidermici. Il Comune restò in silenzio: solo il 3 agosto il sindaco Alessandrini firmò l’ordinanza di divieto di balneazione, retrodatandola a due giorni prima.

Un anno dopo, la situazione non sembra essere cambiata affatto. Si susseguono le rilevazioni dell’Arta, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente; ma lo specchio di mare del centro di Pescara continua a risultare molto inquinato. Intanto si è appurato che ogni volta che piove in maniera abbondante, come accaduto nei giorni scorsi, gli scarichi fognari terminano in mare perché il depuratore esistente non è più sufficiente e va in tilt. Si temono ricadute nefaste sul turismo, e molti cittadini pescaresi hanno rinunciato all’idea stessa di tuffarsi vicino casa, tra gli ombrelloni e gli scogli del loro stabilimento del cuore.

Il problema dell’emergenza balneazione a Pescara rimbalza anche in Parlamento. “Purtroppo non esistono risposte semplici a problemi così complessi, soprattutto quando i problemi si sono incancreniti fino a questo punto per assenza di iniziative concrete fino ad oggi – afferma il sindaco Marco Alessandrini – Noi siamo sul fronte ogni giorno, reprimendo abusi, progettando secondo le buone pratiche ed esponendoci, malgrado siamo interpreti di azioni mai svolte prima, alle legittime aspettative della gente. Per dare una risposta significativa al problema occorre avere in mente un disegno strategico. Non lo penso da oggi, tant’è che sin dall’inizio dell’anno ho chiesto formalmente alla Regione di trovare una soluzione in riferimento a due necessità urgentissime per la nostra città: in primo luogo la separazione delle acque bianche dalle acque nere, visto che a oggi le acque piovane e di fogna sono canalizzate nella stessa conduttura”.

Replicano alle sue parole le consigliere comunali 5 Stelle al Comune di Pescara, Erika Alessandrini ed Enrica Sabatini: “L’ammissione di Alessandrini dimostra quanto la pigrizia politica, la mancanza di trasparenza e l’inadeguatezza amministrativa del PD abbiano creato, con la questione balneazione, danni economici, turistici e di immagine alla città inimmaginabili. E su questo non abbiamo sentito una parola da parte del sindaco. Come intende “compensare” i danni creati dalle mancate azioni?”.

E non c’è solo il mare pescarese nei guai in Abruzzo. Quest’anno sono stati vietati definitivamente otto tratti di costa (quattro ad Ortona, due a S. Vito Chietino e uno a Torino di Sangro e a Roseto), ma tanti altri sono “borderline”. Incrociando le ultime rilevazioni ufficiali, il tecnico dell’Arta Carlo Spatola Mayo ha redatto una tabella sul litorale abruzzese: “Ora ho capito dove, nei prossimi mesi, porterò i miei figli a fare il bagno” ha scritto sul suo blog. Di sicuro non li porterà a Martisinsicuro, zona Villa Rosa (dove il livello dell’Escherichia Coli è a 1298 a fronte di un limite di legge di 500 per 100 ml d’acqua, e quello degli enterococchi intestinali triplica abbondantemente il tetto massimo consentito), a Ortona, 50 metri a nord da Fosso Cintioni (Escherichia tre volte superiore alla soglia permessa) o a San Vito Chietino, cento metri a nord dalla foce del fiume Feltrino (qui l’Escherichia coli è superiore alla cifra-record di 2005 per 100 ml).