Dopo la sfilza di provvedimenti considerati dagli ambientalisti a favore delle fonti fossili e contro le energie green, il governo presenta la carta jolly. Il 23 giugno, insieme ad Enel, Eni e Terna, l’esecutivo ha indetto una apposita conferenza stampa a palazzo Chigi per parlare del programma a favore delle fonti rinnovabili. Una vera e propria “strategia verde” che, secondo il premier Matteo Renzi, farà sì che finiranno “il pianto e la lamentazione tradizionale, per cui noi sulle rinnovabili non siamo in forma e in prima linea”.

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti e quello dello Sviluppo economico Carlo Calenda hanno infatti firmato un decreto da 9 miliardi di euro da spalmare nel prossimo ventennio, per incentivare fonti come l’eolico, la geotermia, il termodinamico e le biomasse. In sostanza si tratta, sotto altre vesti, del tanto atteso decreto per i sussidi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche, in ritardo di 18 mesi. Gli operatori lo aspettavano da tempo: nel mentre si è infatti creato un vuoto normativo, che ha bloccato gli investimenti nel settore e messo a rischio gli obiettivi comunitari in tema di rinnovabili. Le nuove installazioni di eolico e idroelettrico – dice Anie Rinnovabili – nei primi tre mesi del 2016 sono crollate in un anno rispettivamente del 79% e del 44%. Molte aziende sono così fuggite all’estero o hanno chiuso con il conseguente calo degli occupati.

Tornando alla “strategia verde”, in conferenza sono stati anche annunciati investimenti da parte di Terna di 4 miliardi di investimenti nei prossimi 4 anni per l’infrastruttura, dato che “la produzione di rinnovabili non è efficiente senza una rete distributiva”, ha spiegato Renzi. Inoltre, presto potrebbe nascere una nuova joint venture tra i due colossi energetici italiani Eni ed Enel. Ne “stiamo parlando con Francesco Starace e altri interessati”, ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, durante la conferenza stampa. La nuova sfida di Eni in Italia, ha ricordato Descalzi, è la trasformazione di 4mila ettari bonificati e già predisposti per l’istallazione di pannelli fotovoltaici. “Abbiamo aspettato la fine delle polemiche sul referendum sulle trivelle e delle polemiche sulle amministrative per presentare il lavoro di squadra che questo governo intende fare, partendo innanzitutto dalle aziende”, ha detto il premier.

Eppure, nonostante gli auspici di Renzi, il piano non è riuscito a sopire le critiche per l’operato complessivo del governo nel campo dell’energia. “Quello di oggi è un evento per mostrarsi pulito con un vestito ormai macchiato dai numerosi atti ostativi e inadempienze che il governo e la sua maggioranza fino ad ora hanno sostenuto”, denuncia il senatore del Movimento 5 Stelle Gianni Girotto, secondo cui finora non si è fatto altro che “agevolare i grandi delle fossili” a discapito delle energie rinnovabili.

Tra i provvedimenti considerati pro-petrolieri, troviamo innanzitutto il famigerato sblocca trivelle, oggetto di recente referendum, che prevede il rinnovo automatico, fino all’esaurimento dei giacimenti, delle concessioni per estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana. C’è poi l’emendamento a favore del progetto petrolifero Tempa Rossa che ha portato alle dimissioni l’ex ministro Federica Guidi per via dei lavori di subappalto nel sito che interessavano il suo compagno Gianluca Gemelli.

Il Governo si è poi mosso con vigore quando si è trattato di stralciare dalla legge sugli ecoreati il divieto dell’airgun, la contestata tecnologia che utilizza aria compressa per cercare gas e petrolio in mare. Più in sordina troviamo la recente presa di posizione del vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, sulla difficoltà di far pagare l’Imu/Ici alle piattaforme petrolifere nonostante la recente sentenza della Cassazione che, accogliendo un ricorso del Comune di Pineto (Teramo), ha sancito il principio che l’imposta comunale si applica automaticamente a tutti gli impianti davanti alle coste italiane. Un orientamento, quello del governo, confermato anche da una recente risoluzione del dipartimento delle Finanze: le compagnie petrolifere, ha deciso il Tesoro, non devono pagare Imu e Tasi per le piattaforme di trivellazione, facendo perdere alle casse dei Comuni un gettito che va dai 100 ai 200 milioni di euro l’anno.

Di contro, sulle rinnovabili l’atteggiamento dell’esecutivo è apparso opposto. Del resto, uno dei primi provvedimenti in materia del governo Renzi è stato proprio lo “spalma-incentivi”, la norma che ha tagliato retroattivamente i sussidi agli operatori del fotovoltaico a favore delle piccole e medie imprese. Ma senza andare troppo indietro nel tempo, pochi giorni fa, nell’esame del ddl Concorrenza,  il Pd in commissione Industria al Senato ha votato contro un emendamento per migliorare la recente riforma della tariffa elettrica, una decisione che secondo i consumatori provocherà un aumento dei costi e un blocco degli investimenti nell’efficienza energetica.