Per le piattaforme di trivellazione le compagnie non devono pagare Imu e Tasi. Si azzera tutto, anche gli effetti di diverse sentenze che stabilivano l’esatto contrario. Il cambio di rotta è contenuto nella risoluzione 3/DF/2016 del 1 giugno con cui il dipartimento delle Finanze mette un punto sulla diatriba che va avanti ormai da tempo. Pineto (Teramo) ne è il comune simbolo, con un contenzioso lungo 17 anni con l’Eni. Ma sono diversi i territori coinvolti in battaglie nei tribunali per costringere le società a sborsare i soldi dell’Ici prima e poi dell’Imu. La scorsa estate la Guardia di finanza ha presentato a Edison ed Eni un verbale da 30 milioni di euro a causa del mancato versamento dell’imposta sugli immobili per il Campo Vega, la più grande piattaforma petrolifera in Italia, davanti alle coste di Pozzallo, in Sicilia. Le sorti dei contenziosi aperti saranno inevitabilmente segnate proprio da questa decisione. Che anticipa una soluzione normativa già annunciata dal governo. “Si tratta di un condono neppure troppo mascherato”, ha commentato a ilfattoquotidiano.it Enrico Gagliano del coordinamento nazionale No Triv. Secondo cui “questa risoluzione rischia di azzerare tutto, avendo effetti sulle sentenze non ancora passate in giudicato e, soprattutto, sul futuro”. Insomma, addio a un gettito per le casse dei Comuni che va dai 100 ai 200 milioni di euro l’anno.

CAMBIO DI ROTTA RISPETTO ALLA CASSAZIONE – La posizione del dipartimento di via XX Settembre va in direzione opposta rispetto alla sentenza 3618 della Cassazione, con cui il 24 febbraio scorso la Suprema Corte aveva stabilito che le piattaforme petrolifere sono assoggettabili all’imposta comunale sugli immobili “nonostante la loro allocazione nel mare territoriale”. Con quel verdetto i giudici hanno dato ragione al Comune di Pineto che aveva chiesto all’Eni 33 milioni di Ici, più sanzioni e interessi, dovuti per gli anni 1993-1998 e relativi a una piattaforma situata di fronte alla costa. Per la Cassazione esiste una potestà degli enti locali nell’ambito del mare territoriale (fino alle 12 miglia marine), paragonabile a quella esercitata sul proprio territorio, anche se con i limiti derivanti dalle convenzioni internazionali. E, inoltre, le piattaforme sono soggette a Ici in quanto “ascrivibili in catasto nella categoria D/7, stante la loro riconducibilità al concetto di immobile ai fini civili e fiscali”.

I DUBBI DI ASSOMINERARIA – Partendo da questo punto Assomineraria ha chiesto chiarimento al ministero dell’Economia in merito al trattamento fiscale delle piattaforme. Secondo l’associazione “non sono immobili ai fini civilistici e catastali”, ma sono da considerarsi “macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo” (i cosiddetti ‘imbullonati’) e, quindi, escluse dalla stima catastale dalla legge di Stabilità. Da quest’anno, infatti, l’Imu è stata abolita per gli ‘imbullonati’, che vanno detratti dal calcolo della quota da versare in base ai costi contabili. Quindi, come aveva spiegato a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Ferdinando D’Amario, legale del Comune di Pineto “non può essere considerata imbullonata tutta la struttura ma solo i beni mobili”. Secondo l’associazione delle imprese estrattive, inoltre, gli enti locali non avrebbero il potere impositivo sul mare territoriale “che non può essere descritto nel catasto”.

GLI INTOPPI CHE ‘SALVANO’ LE COMPAGNIE – La risoluzione firmata dal direttore generale delle Finanze del ministero dell’Economia, Fabrizia Lapecorella illustra gli ‘intoppi’ che impediscono il pagamento di Imu e Tasu: le piattaforme sono assenti dal Catasto, tanto che il rilievo sistematico nei mari italiani (e quindi l’inventario) non viene svolto dall’Amministrazione del catasto e dei servizi tecnici erariali, ma dall’Istituto idrografico della Marina. La Suprema Corte aveva previsto il problema del calcolo per le piattaforme non accatastate stabilendo che, in attesa dell’iscrizione al catasto, la base imponibile sarebbe stata determinata secondo i valori di bilancio. Il dipartimento delle Finanze sottolinea invece che l’Imu “ha per presupposto il possesso di immobili” e richiama le definizioni dell’Ici, facendo riferimento al decreto legislativo 504 del 30 dicembre 1992 nel quale si stabilisce che “per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano”. Dato il riferimento esplicito al catasto edilizio urbano il dipartimento conclude che “per applicare i criteri di calcolo del valore contabile” occorre uno specifico intervento normativo che consenta “il censimento delle costruzioni situate nel mare territoriale”, ma anche “l’ampliamento del presupposto impositivo dell’Imu e della Tasi” anche agli immobili fuori catasto.

GLI EFFETTI IN ATTESA DELLA SOLUZIONE – La questione coinvolge da vicino otto comuni della costa adriatica (Pineto, Termoli, Tortoreto, Porto Sant’Elpidio, Pedaso, Cupra Marittima, Torino di Sangro, Falconara) e uno della Sicilia (Gela) che hanno chiesto il pagamento prima dell’Ici e poi dell’Imu sulle piattaforme petrolifere, ma la posta in gioco è molto più alta. Sono 119, infatti, le piattaforme interessate. A queste ne vanno aggiunte altre 8 di supporto e otto strutture non operative, per un gettito complessivo che si aggira tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Senza considerare gli arretrati. “È difficile calcolare a quanto ammonti la perdita per i comuni coinvolti, a beneficio di Eni ed Edison”, spiega Gagliano. Che ricorda alcune cifre: “Oltre ai 30 milioni per il contenzioso relativo alla piattaforma Vega, ci sono i 9 milioni per quello con il Comune di Porto Sant’Elpidio e gli 11 milioni pagati da Edison, trascinata in tribunale per il pagamento dell’Ici per ‘Rospo di Mare’, ma ci sono diverse situazioni ancora aperte su cui, c’è da scommettere questa risoluzione agirà anche in modo retroattivo”. Nel frattempo si attende la soluzione normativa annunciata dal governo alcune settimane fa, in risposta a un’interrogazione parlamentare. “Quest’ultima decisione – conclude Gagliano – non preannuncia nulla di buono, ma solo l’ennesimo regalo alle compagnie”.