Sapete leggere? Beh, se state leggendo questo articolo la domanda è superflua. Eppure provate ad appoggiare il naso alla pagina di un libro e a capire cosa c’è scritto.
Non ci riuscirete, perché siete troppo vicini! Per capire il significato del testo dovete allontanarvi un po’, in modo da poter osservare la pagina intera. Lo stesso accade con la realtà: se ci avviciniamo troppo ad essa non riusciamo più a leggerla e comprenderla. La cronaca, normalmente, osserva la storia da una distanza troppo ridotta, e può forse informarci – per carità, anche questo è importante – ma non ci permette di cogliere il senso dei processi, di creare connessioni logiche, di abbracciare la realtà con un respiro più ampio.

E, a mio avviso, è proprio di questo che abbiamo bisogno oggi! Di alzare lo sguardo dalle punte dei nostri piedi, liberarci dalle piccole beghe quotidiane che ci zavorrano all’esistente e dai vincoli di ogni tipo che sembrano paralizzare la nostra società, per scorgere i segni di un cambiamento che è già in atto e tornare a immaginare un “mondo diverso possibile” (una espressione un po’ desueta, mi rendo conto, ma che andrebbe a mio avviso recuperata perché solo sognando un cambiamento si può sperare di riuscire a realizzarlo). Immaginare un orizzonte più ampio, sognare cioè – insieme – quello che potrebbe essere il nostro futuro a medio e lungo termine è il primo fondamentale passo per comprendere quali potrebbero essere i successivi passi, anche a breve termine, che possono permetterci di andare in quella direzione.

Non ci si può aspettare questo dall’economia (anche se ci sono eccezioni interessanti, con esempi di lungimiranza imprenditoriale significativi), né tantomeno dalla finanza, che ha un orizzonte temporale ancora più breve. In teoria, dovrebbe essere la politica, nel senso più nobile del termine, a immaginare la società del domani -mettendosi in ascolto della società civile – in modo da poter orientare l’economia. E non viceversa, come troppo spesso accade. Ebbene, la cosa interessante è che, in seno alla società civile, dopo alcuni anni di disimpegno (salvo piccole sacche di resistenza, in stile villaggio dei Galli di Asterix), si sta finalmente tornando ad una stagione di impegno diffuso e di condivisione di grandi sogni e progetti, che può portarci a creare una visione comune – ampia e plurale – di quel “futuro desiderabile” di cui parlava Alexander Langer.

C’è un enorme fermento in tutta Italia, normalmente invisibile nei mass media ma sempre più capace di farsi strada attraverso il web. Un fermento di esperienze virtuose a tutti i livelli, dalle scelte alternative negli stili di vita individuali o famigliari, ai progetti più innovativi a livello associativo o cooperativistico, fino ad esperienze amministrative e alle “reti di reti” che iniziano a progettare insieme eventi e anche attività continuative. Una delle esperienze che meglio sta raccontando questo fermento è sicuramente rappresentata dal progetto dell’Italia che Cambia, che sta mappando tutte queste esperienze (ne hanno già raccolte oltre 1.700!!!) e le sta anche connettendo fra loro, valorizzando così questo enorme patrimonio di esperienze e – cosa ancor più importante – dandogli la consapevolezza di essere un movimento, capace di elaborare una visione di società diversa, che può nascere proprio dall’incontro e dalla contaminazione reciproca fra queste esperienze concrete.

Uno dei passi più significativi che questo progetto ha compiuto è stato, nell’ultimo anno, la creazione di tavoli tematici che hanno lavorato sulla Visione 2040, immaginando quale sarebbe la società che vorremmo per l’anno 2040, nei diversi ambiti di analisi. Ne è uscito un report di straordinario interesse, diviso in 17 aree tematiche, che tutti dovrebbero leggere (e sostenere), a incominciare dai nostri rappresentanti politici, a tutti i livelli. Un’esperienza simile è quella che abbiamo cercato di promuovere quest’anno con il Consiglio Comunale dei Bambini e delle Bambine di Cervia, un bellissimo progetto di partecipazione, educazione civica e protagonismo giovanile che seguo ormai da 7 anni, come educatore e facilitatore.

Insieme ai bambini e ai ragazzi che compongono il Consiglio (una trentina circa, in rappresentanza di tutte le scuole della città) abbiamo provato anzitutto a fotografare la situazione attuale, partendo da una mappa del territorio e andando a riempirla – attraverso dei post-it – con tutte le attività che in esso si svolgono e che i ragazzi considerano significative. Quindi abbiamo provato a immaginare come vorremmo che fosse la città nell’anno 2040. Ne è emerso un ventaglio di idee e proposte interessantissime (alcune anche molto simpatiche), che abbiamo raccolto per aree tematiche e presentato al Consiglio comunale della città in un recente incontro serale in municipio.Il sindaco e la giunta, così come i genitori dei bambini e ragazzi presenti all’incontro, sono rimasti stupiti dalla maturità delle proposte elaborate dai ragazzi, che dimostrano di avere una visione chiara su quelle che considerano le priorità per il futuro della propria comunità! Se volete scoprire la visione emersa da questo percorso partecipativo, QUI potete scaricare il file con le proposte dei bambini. Ma il mio invito, per concludere, è di non limitarsi ad osservare come spettatori questi processi di cambiamento in corso; rimbocchiamoci le maniche e proviamo a metterci in gioco in prima persona! Scopriremo che il cambiamento è come le fragole, una tira l’altra.

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