Lo storico Paolo Mieli, durante la diretta su Rai 3, sintetizza ore, ore e ancora ore di ubriacante dibattito politico. Parla rivolgendosi all’esponente del Movimento 5 Stelle in collegamento con lo studio televisivo: “L’importante è non farsi corrompere. Se non vi farete pizzicare lasciandovi corrompere, per Roma sarà un segnale con la stessa forza della bomba atomica”. Chissà se la storia si ripeterà, chissà se qualcuno riuscirà a tagliare il cordone ombelicale con quel meccanismo tale per cui oggi “pure per parlare con un geometra del Campidoglio devi pagare qualcuno”.

La speranza è che non accada come per Willie Talos, il giovane di origine contadina che, diventato quasi per caso governatore di un fantomatico stato sud americano, inizia il suo mandato promulgando una serie di riforme che, all’inizio, migliorarono la condizione di vita delle classi disagiate. Il racconto è la rivisitazione narrativa scritta nel 1946 da Robert Penn Warren nel suo Tutti gli uomini del re – premio Pulitzer nel 1947 –  ispirata alla vicenda del governatore della Louisiana, Huey Long, assassinato nel 1935, che guadagnò il consenso popolare con parole progressiste e populiste, rivelandosi poi autoritario e dedito all’arte della corruzione come migliore strumento di consolidamento del suo potere.

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