La prima del campione che non vuole abdicare: Lewis Hamilton vince il Gran Premio di Montecarlo e riapre il mondiale di Formula 1, riavvicinando in classifica Rosberg (solo sesto al traguardo). Dopo quattro gare da comparsa, dopo le polemiche per lo scontro fratricida di Barcellona, l’inglese torna leader almeno tra le curve strette e bagnate di Monaco, in una gara vissuta sempre sul filo del rasoio tra pioggia, pit-stop e tanti incidenti. I rimpianti, invece, sono tutti di Daniel Ricciardo: l’australiano della Red Bull che in qualifica aveva conquistato la pole-position, e anche in gara sembrava averne più degli altri. Ma ha buttato via la vittoria con una sosta troppo lunga, senza pneumatici pronti per il cambio gomme. Un errore madornale della scuderia, che costa carissimo: la Red Bull avrebbe potuto vincere il secondo Gp consecutivo e confermarsi come l’anti-Mercedes. Quella che sicuramente non è ancora la Ferrari: Sebastian Vettel è solo quarto, fuori dal podio, alle spalle persino della Force India di Sergio Perez. Mentre Raikkonen va fuori dopo poche curve.

Montecarlo è storicamente il Gran Premio dove sorpassare è più difficile che in qualsiasi altro tracciato al mondo: non a caso nelle ultime 12 edizioni, 10 volte la vittoria era andata al pilota partito in pole-position. Ricciardo non rispetta la tradizione per quanto succede ai box. Anche perché c’è una variabile in più rispetto al solito: la pista bagnata, che costringe alla partenza in regime di safety-car (una prudenza forse anche un po’ eccessiva). Tra bandiere gialle iniziali e incidenti immediati (tra i primi c’è proprio Kimi Raikkonen, costretto al ritiro dopo aver rotto l’alettone), la gara vera di fatto comincia dopo dieci giri. E ripropone subito l’incontro ravvicinato tra gli amici-nemici Rosberg-Hamilton. L’inglese è vistosamente più veloce, un’anima in pena dietro al compagno. Ma dopo il contatto di Barcellona non azzarda il sorpasso: un altro scontro sarebbe irreparabile. Preferisce aspettare che il tedesco gli ceda la seconda posizione per direttive dai box. Ma l’ordine di scuderia è tardivo: Ricciardo ne ha già approfittato per scavare un solco di quasi 15 secondi che potrebbe risultare decisivo.

La gara Hamilton la vince qui, quando è costretto ad inseguire e a rischiare. Per bravura sua e demerito degli altri. Il campione del mondo decide di azzardare quando spunta il sole dalle nuvole di Montecarlo, forse anche contro il parere dei suoi meccanici che si preparano inutilmente al pit-stop per due volte: niente gomma intermedia, resta fuori più a lungo per fermarsi una sola volta e puntare direttamente sulla slick. La scommessa paga perché Ricciardo, quando si ferma, non trova pronti gli pneumatici ai box, solo i suoi meccanici a mani vuote: un’incomprensione clamorosa che lo tiene fermo quei 7-8 secondi in più, decisivi tornare in pista dietro al rivale. Il resto lo farà la guida perfetta dell’inglese: Ricciardo passa 45 giri alle sue spalle, senza mai riuscire a superarlo. L’unica vera occasione di sorpasso capita a metà gara dopo la chicane del tunnel, ma Hamilton chiude la porta senza troppi complimenti. E i giudici, dopo averlo investigato, lo assolvono.

Gli altri fanno corsa a parte. Comprese le Ferrari. Raikkonen va fuori praticamente subito. Vettel invece non ha fortuna né coraggio nel traffico di centro gruppo: il tedesco è tra i primi a puntare sulla intermedia quando la pista si sta asciugando, potrebbe approfittarne per riaccodarsi ai primi ma si lascia rallentare dalla Williams di Massa. Così finisce dietro anche a Sergio Perez, vera rivelazione di giornata, che regala alla Force India un podio davvero insperato. La delusione invece è Nico Rosberg: il leader della classifica generale va in crisi praticamente dal primo all’ultimo giro, chiude addirittura sesto, alle spalle anche di un redivivo Fernando Alonso. Bocciato pure il bambino prodigio Max Verstappen, che a Barcellona aveva riscritto la storia della F1 diventando il vincitore più giovane di tutti i tempi, ma a Montecarlo tradisce tutta la sua inesperienza schiantandosi due volte nello stesso punto tra qualifica e gara. In mezzo ai due botti, però, uno show di 35 giri in cui era risalito dall’ultimo al 9° posto: praticamente la metà dei sorpassi visti in pista sono tutti suoi, uno spettacolo comunque. In classifica, invece, Hamilton si riavvicina a Rosberg (ora è a -26) e la Red Bull conferma di poter competere alla pari con la Mercedes. Il mondiale è più vivo che mai. Tranne che per la Ferrari.

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