“Le ricostruzioni di stampa sono destituite di ogni fondamento”, hanno detto fonti di Palazzo Chigi e ribadito dalla Federcalcio. Il presidente del Consiglio non ha mai ‘suggerito’ il nome di Vincenzo Montella come commissario tecnico della Nazionale al numero uno della Figc Carlo Tavecchio. Le pressioni, riportate dal Fatto Quotidiano e dalla Gazzetta dello Sport, non sono mai avvenute. Difficili da smentire sono però alcuni punti fermi di questa storia. Innanzitutto il rallentamento della trattativa tra il ragioniere di Ponte Lambro e Giampiero Ventura. Alcuni giorni fa la firma sembrava a un passo, poi Tavecchio ha fatto una parziale retromarcia annunciando che è ancora in corso una valutazione all’interno di una rosa di quattro, cinque nomi. Punto due: Matteo Renzi e Vincenzo Montella si scambiano complimenti da anni. Almeno dall’11 giugno 2012, cioè dal primo giorno dell’Aeroplanino sulla panchina della Fiorentina, la squadra del cuore dell’allora sindaco del capoluogo toscano. Non si tratta solo di convenevoli “in bocca al lupo” come accadde subito dopo la firma dell’ex attaccante della Roma, ma anche di endorsement e apprezzamenti aperti tra due quasi coetanei – il premier è classe ’75, l’allenatore del ’74 – che negli ultimi anni hanno velocemente scalato posizioni nei rispettivi campi.

Quando Montella firma con la Fiorentina, Renzi fa da padrone di casa e l’allora vicesindaco e assessore allo Sport Dario Nardella ci mette il carico: “E’ stato un grande giocatore e ha già dimostrato di essere anche un bravo allenatore. Lo accogliamo con fiducia e con la voglia di rivedere la Fiorentina protagonista come merita, per la sua storia e per i suoi tifosi”. Saluti istituzionali, nulla più. Tre mesi dopo, siamo all’8 agosto 2012, il tifoso viola Niccolò Campriani vince due medaglie alle Olimpiadi di Londra. Renzi lo festeggia e come regalo per l’oro e l’argento conquistati in Inghilterra telefona a Montella e fa parlare il tecnico con il tiratore a segno. Convenevoli, anche in questo caso.

Poi parte la corsa alla segreteria del Partito Democratico. Durante un dibattito in radio si discute di calcio: “Lì i rottamatori sono già arrivati, vediamo in politica”, dice Renzi riferendosi ai successi di Montella e di Stramaccioni sulla panchina dell’Inter. In effetti la Fiorentina va bene. Il gioco impostato dall’Aeroplanino è divertente e coinvolgente. “Grazie al mister Montella, quest’anno la Fiorentina sta volando”, si sbilancia Renzi il 30 aprile 2013 durante la cerimonia di apertura della notte bianca a Palazzo Vecchio, alla quale prende parte lo stesso tecnico napoletano. Poi nel dicembre dello stesso anno arrivano le primarie del Pd e Montella fa l’endorsement: “Non so se riuscirò ad andare a votare, dipende dagli impegni, vediamo. Comunque metaforicamente il voto lo do a Renzi”. Che vince e pochi mesi dopo è pronto per andare a Palazzo Chigi, completando la scalata. Il 17 febbraio 2014, nel giorno del sì con riserva alla formazione del governo, l’allenatore della Fiorentina lo incensa: “Renzi? Ha l’entusiasmo giusto per fare bene. Lo conosco, è molto partecipe e vicino alla squadra – dice al Processo del Lunedì – Da italiano che segue la politica con distacco, spero in un rinnovamento vero”. Passa una settimana e il cambio della guardia Letta-Renzi è realtà. “Siamo ottimisti noi italiani che lui possa dare un po’ di speranza ai nostri figli”, ribadisce ancora Montella.

Dopo le cocenti delusioni degli ultimi due Mondiali e un Europeo che non nasce sotto i migliori auspici, ora in cerca di ‘speranze’ è la Nazionale. Montella è reduce da una stagione difficile alla Sampdoria ma le sue qualità sono innegabili. È giovane, mediaticamente funziona. Un “rottamatore”, come disse Renzi. Che però nega di aver suggerito il suo nome a Tavecchio. Di certo il governo da tempo ha deciso di guardare con attenzione a ciò che avviene nel mondo del calcio. Il Fatto Quotidiano aveva anticipato mesi fa una bozza della nuova legge Melandri, quella che regola i diritti tv, da parte di parlamentari del Pd. Una circostanza confermata alcune settimane fa dallo stesso Renzi a Repubblica. A dicembre, invece, tra i candidati alla guida della Lega Pro, cruciale per gli equilibri della Figc, c’era Paolo Marcheschi, politico fiorentino in buoni rapporti con Renzi anche se esponente di Fratelli d’Italia. A volerlo in campo fu il patron della Lucchese Andrea Bacci, imprenditore che ristrutturò la villa del premier a Pontassieve e recentemente indicato dai rumors in pole per la presidenza di Telecom Sparkle: “Ci vuole un grande segnale di discontinuità e di rinnovamento”, disse. Concetti chiari. E cari al presidente del Consiglio.