Da una parte la magistratura accelera, dall’altra si muove anche la politica. Così Infront rischia di ritrovarsi schiacciata tra le morse di una tenaglia. E molti club di Serie A iniziano a pianificare le eventuali contromosse per non farsi trovare impreparati davanti a un radicale mutamento degli scenari e del quadro legislativo. Mercoledì gli uomini del Nucleo tributario della Guardia di finanza hanno impresso un’altra sterzata all’indagine presentandosi nella sede di Infront di via Deruta, a Milano, per dare esecuzione a un provvedimento dei pm della procura milanese Roberto Pellicano, Giovanni Polizzi e Antonio Filippini. Nell’ambito del filone d’indagine sull’ostacolo alla vigilanza e la turbativa d’asta per l’assegnazione dei diritti tv della Serie A nel triennio 2015-18, come anticipato La Repubblica e La Gazzetta dello Sport, gli inquirenti hanno deciso di vederci chiaro sulla voluntary disclosure che i tre manager di Infront – Marco Bogarelli, Andrea Locatelli e Giuseppe Ciocchetti – hanno presentato negli scorsi mesi. Aderendo a quella sorta di scudo fiscale, hanno di fatto denunciato un’evasione di circa 30 milioni di euro grazie a operazioni compiute su società estere. Per la procura di Milano un punto di partenza: perché in quelle carte sarebbero contenuti anche alcuni versamenti che Riccardo Silva, numero uno di Mp Silva, vincitrice della gara per la commercializzazione dei diritti tv all’estero, avrebbe effettuato in favore di Infront. Chiaro il dubbio dei pm: perché Mp ha girato dei soldi a Bogarelli e soci? Silva ha smentito a Repubblica qualsiasi operazione poco trasparente, ma i pm approfondiranno, carte alla mano, il perché di quei movimenti.

E cercheranno di chiarire anche ogni aspetto dei contratti stipulati da Infront con i club di A, B e Lega Pro per la gestione del marketing. Fonti vicine all’inchiesta definiscono “privilegiati” i rapporti tra l’azienda e alcuni club come Milan, Lazio, Genoa, Bari e Brescia. Non a caso alcuni presidenti di queste società (Claudio Lotito, Enrico Preziosi e Gianluca Paparesta) sono iscritti nel registro degli indagati – come lo stesso Silva e due manager di Rti – e le loro sedi sono state perquisite lo scorso ottobre. In questo scenario da redde rationem dopo anni nei quali Infront ha avuto abbastanza potere per muovere parecchie pedine in assemblea di Lega Serie A, alcuni club iniziano ora a tentennare sapendo però di doversi organizzare per superare lo choc della separazione. Infront offre dei minimi garantiti nei contratti e procacciarsi quei soldi in autonomia non è semplice. Eppure ci pensano anche alcune big come Fiorentina, Inter e perfino Milan. Il contratto che lega i rossoneri a Bogarelli scade a giugno e il ramo marketing di via Aldo Rossi è in mano a Barbara Berlusconi. L’idea della ad commerciale milanista – anticipata da Calcio&Finanza lo scorso 14 gennaio – è provare a far tutto in casa. Una scelta da ascrivere anche ai contrasti mai sopiti con Adriano Galliani, che dell’accordo con Infront fu artefice essendo amico personale di Bogarelli.

Ma il discorso arriva fino alla politica. Nel mondo del calcio non è un mistero che un argine a Infront potrebbe arrivare anche in parlamento. Da mesi infatti alcuni esponenti del Partito Democratico lavorano a una corposa modifica alla legge Melandri-Gentiloni che regola i diritti tv e la mutualità ai club. Nulla è ancora stato depositato, ma potrebbe accadere nel giro di qualche settimana. Tra i punti toccati dalle nuove disposizioni c’è anche quello relativo al soggetto che svolge “attività di advisor dell’organizzatore della competizione”, quindi Infront, al quale il nuovo impianto della legge impedirebbe di assumere identici incarichi per i club che partecipano a quella competizione. Né potrebbe commercializzarne i diritti di sponsorizzazione e d’archivio delle società che organizzano il campionato per il quale svolge la funzione di advisor. Tra i limiti imposti dalle modifiche ci sarebbero anche il divieto a realizzare la produzione audiovisiva delle partite, altro ambito ora gestito da Infront che fornisce le immagini a Sky e Mediaset per conto della Lega Serie A, e lo stop alla possibilità di  commercializzare i diritti audiovisivi di altri campionati professionisti, ovvero della Serie B, che ha giocato d’anticipo annunciando il divorzio da Infront alla scadenza dell’attuale contratto.

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