La ministra Boschi ci ha fatto sapere che i “veri partigiani” voteranno Sì al referendum costituzionale. Altri, tra questi i rappresentanti dell’Anpi, hanno invece confermato il loro No, tra loro, non pochi “veri partigiani”. Dal momento che, purtroppo, i “veri partigiani”, quelli formalmente riconosciuti dalla Repubblica, sono ridotti ormai a poche decine di unità, non dovrebbe essere difficile individuarli e chiedere direttamente a loro cosa pensino della riforma costituzionale e se e come intendano votare al prossimo appuntamento di ottobre, magari nel frattempo sarebbe anche il caso di evitare di equiparare, come ha fatto la medesima ministra, il No dell’Anpi e quello di Casapound.

Mai come in questo caso, da parte di tutti, sarebbe il caso di non usare le parole come manganelli mediatici. In attesa di conoscere il risultato del voto dei “veri partigiani”, sarà il caso che l’Autorità di garanzia delle Comunicazioni, la commissione parlamentare di Vigilanza e il Consiglio di amministrazione della Rai, dispongano il rispetto del principio delle pari opportunità tra le ragioni del Si e quelle del No. Questo prevede la legge e questo si deve pretendere, anche perché il voto riguarda la costituzione e non il regolamento del condominio, almeno su questo dovrebbe esserci l’unanimità non solo tra “veri partigiani”, ma persino tra quelli “finti”.