Qualche anno fa mentre uscivo dal carcere di Viterbo fui colpita da urla che arrivavano da dentro le celle. I detenuti urlavano a squarciagola: “Amnistia, amnistia, Marco, Marco”. Pochi giorni fa a Rebibbia, in occasione della giornata conclusiva degli Stati generali dell’esecuzione penale, quando il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha ricordato Marco Pannella è partito spontaneo uno scroscio lunghissimo di applausi. A nessun altro era stato riservato analogo trattamento.

Marco Pannella era considerato dai detenuti, dalle loro famiglie una sorta di santo protettore. La giustizia per cui si è battuto Pannella per tutta la sua vita è una giustizia non inquisitoria, non vendicativa, mite, dolce. Sapeva dialogare con i poliziotti. Non cercava di alimentare conflitti anche quando trascorreva intere nottate in carcere. Ha dedicato la sua vita alle libertà civili e dunque anche ai detenuti imprigionati nelle galere d’Italia. Non aveva timore di essere impopolare. Sapeva che la popolarità era ed è l’esito del circolo vizioso di potere che lega i media alla politica. E’ stato un combattente dei diritti umani, in nome dei quali ha mostrato coerenza e rigore morale. Quel rigore morale che oggi gli riconosce finanche Papa Francesco. Le loro parole sulla giustizia umana si assomigliano incredibilmente.

Proprio in questi giorni ho rivisto un vecchio manifesto del Partito radicale in occasione del referendum da loro voluto per l’abrogazione della legge reale. Per i più giovani va ricordato che la legge reale era la legge pensata per fronteggiare con le armi della repressione i giovani che frequentavano animatamente movimenti anni 70: arresti più facili, più libertà nell’uso delle armi, meno garanzie difensive etc.etc. Pannella era sin da allora una delle poche avanguardie politiche di libertà contro l’idea malsana e pericolosa che il diritto penale dovesse rincorrere le emergenze temporanee.

Oggi che Obama ha messo in soffitta la war on drugs, l’anti-proibizionista Pannella si mostra plasticamente nella sua qualità di statista. Ebbene sì Marco Pannella con le sue intuizioni e le sue lotte per le libertà ha anticipato i tempi.

Immagino che nelle carceri italiane oggi si soffre, si piange, si sta peggio di ieri, si ha più paura per il futuro, ci si sente più soli.