Sulla sicurezza dei magistrati non ci può essere un “approccio burocratico” e serve un impegno “per stanziare nell’immediato i necessari fondi” per le scorte e gli altri meccanismi di sicurezza. E’ il contenuto di una lettera che i magistrati della Procura di Napoli hanno deciso di inviare, al termine di un’assemblea, al ministro dell’Interno Angelino Alfano, a quello della Giustizia Andrea Orlando e al Csm. L’assemblea dei magistrati napoletani era stata organizzata dopo la scoperta di un piano per uccidere il procuratore capo Giovanni Colangelo, oltre alle minacce rivolte a pm impegnati in inchieste e processi contro la camorra. Quindi solidarietà al procuratore, monitoraggio per una valutazione dei rischi che corrono i magistrati “in situazioni di potenziale pericolo”, ma soprattutto la richiesta di superare “l’approccio burocratico”. Da Roma ha risposto quasi subito il capo del Viminale, Alfano: “Io – dice – ho scolpite nella mente le parole di Giovanni Falcone: ‘La mafia uccide gli uomini che lo Stato non è riuscito a proteggere’ e noi proteggeremo i magistrati di Napoli, possono contare su di noi”. Il ministero della Giustizia, da parte sua, ha fatto sapere che “nell’ultimo anno e mezzo sono state acquistate oltre 90 nuove autovetture blindate da destinare ai servizi di protezione dei magistrati sottoposti a tutela, con un investimento complessivo di oltre 10 milioni di euro”.

All’incontro, durato oltre due ore, hanno partecipato oltre 70 magistrati dell’ ufficio, alla presenza dello stesso Colangelo. I pm hanno manifestato il malessere per le condizioni di rischio in cui si svolge la loro attività, evidenziando le croniche carenze di mezzi e risorse. Non sono mancati i riferimenti alle minacce concrete che hanno spinto a chiedere la tutela per quattro magistrati della Direzione distrettuale antimafia finiti nel mirino dei clan. “Non posso dire se siano emerse altre minacce – ha detto il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, coordinatore della Dda – Posso dire che la procura ha avanzato quattro richieste di misure di protezione sulle quali si pronunceranno gli organi competenti”. Borrelli aggiunge che i magistrati certamente “continueranno a fare il loro dovere nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Nel solo mese di maggio sono state eseguite 260 ordinanze di custodia cautelare, sono stati colpiti tutti i clan camorristici operanti in città, nel Casertano e nel Nolano. Tutto questo nelle condizioni consolidate da molto tempo di notoria carenza di mezzi e di risorse, di personale amministrativo”. Un esempio della situazione è quello del parco auto, “le autovetture, che servono anche a trasportare i magistrati nei tribunali dove si svolgono le udienze”: 8 vetture non circolanti su un totale di 21 vetture. “Solo di recente – ha aggiunto Borrelli – vi è stata l’assegnazione, che abbiamo visto con piacere, di cinque nuove vetture blindate. Prendiamo atto di questa rinnovata attenzione verso le esigenze del distretto di Napoli”.

Per quanto riguarda la sicurezza “i sostituti i sono rammaricati del fatto di aver dovuto operare negli ultimi tempi nelle condizioni in cui si sono trovati ad operare”. “Ci sono state evidentemente, inutile nasconderselo, in passato delle criticità, queste criticità sembrano in via di superamento, ma non ancora superate. I magistrati – ha spiegato Borrelli – hanno auspicato nel corso dell’assemblea un cambiamento nella sensibilità alle esigenze della sicurezza”. Il procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso assicura che “la Procura non defletterà un attimo dall’azione incisiva di contrasto alla criminalità”. Vi sono altri magistrati sotto minaccia? “Assolutamente sì: c’è una generalizzata esposizione al rischio di tutti i magistrati della procura”. Per il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti la questione sicurezza esiste e va affrontata, assicurando “adeguate tutele a tutti i magistrati esposti”. Ma dietro le minacce ai pm di Napoli “non c’è assolutamente nessuna regia, perché non esiste una centrale di coordinamento della camorra”.