Era meglio Berlusconi di Renzi? In molti oggi si pongono questa inquietante domanda. Il cantante Giuseppe Povia ha di recente scritto una canzone intitolata: Era meglio Berlusconi.  Povia, a differenza dei suoi colleghi, anche di quelli ritenuti “alternativi”, in questi anni ha avuto il coraggio con la sua musica di mettere in discussione il vero potere. Un ardire che, immagino, stia pagando in termini di accesso ai network televisivi e radiofonici, in altre parole quell’ostracismo che tocca a chi si permette di dissentire e mettere in discussione l’ordine costituito. Nel nostro Paese oggi è permesso a comici, cantanti e giornalisti essere persino duri con i leader politici.

Fino a pochi decenni fa era categoricamente proibito criticare i lor signori della politica, un episodio noto è quello di Grillo cacciato dalla Rai per una battuta su Craxi. Una battuta che anticipava il malaffare e il degrado morale che caratterizzava la partitocrazia. Oggi, invece, è possibile criticare, perfino dileggiare il politico; ma perché questo oggi è permesso? Perché i partiti ricoprono solo un ruolo secondario, non sono più l’epicentro del potere. Con la controrivoluzione neoliberista e lo smembramento del ruolo degli Stati il potere si è spostato verso multinazionali, banche speculative e nuove mafie.

Prima i mass media erano controllati esclusivamente dai partiti oggi essi svolgono solo un ruolo di custodi del potere. Si provi in TV, in prima serata, a parlare di argomenti come il signoraggio o ad attaccare multinazionali come il McDonald’s, la Coca Cola, la Nestlé o aziende come Finmeccanica (oggi diretta dal “cavalier” Moretti rinviato a giudizio per la strage di Viareggio) o banche come Intesa San Paolo. Il poco rimpianto Cossiga aveva ben sintetizzato l’odierno peso del potere ricordando che un tempo, quando si incontravano in un ristorante un politico e un banchiere il secondo andava ad ossequiare il primo, al contrario a partire dagli ultimi anni è il politico che va al tavolo del banchiere ad omaggiarlo. Oggi i politici sono attori utili e funzionali a chi ha scritto il copione del pensiero unico. Il pensiero unico mercantilista che vuole sempre più ridurre gli spazi democratici, frammentare i rapporti sociali per trasformare i cittadini in consumatori e depauperare il ruolo degli Stati.

Sebbene l’ex cavaliere sia distante anni luce dal mio ideale di premier, per nefandezza e inettitudine, egli fu voluto dal popolo italiano ma costretto a dimettersi per dar spazio a Mario Monti, un freddo burocrate che ha costruito la sua carriera servendo multinazionali come la Coca Cola e banche speculative come la Goldman Sacks. Il giornalista Alan Friedman nel 2014 nel suo libro “Ammazziamo il gattopardo” denunciò ciò che avevo affermato due anni prima nel mio testo 99%, riscuotendo un grande successo. Evidentemente il main stream informativo nel 2012 non era ancora pronto a palesare che la democrazia è oramai un concetto solo formale e non sostanziale.

Le colpe di Berlusconi sono devastanti. Un tempo si provava vergogna se accusati di malaffare, oggi, dopo 20 anni di menzogne sesquipedali, si è sdoganata quella furbizia italica che è il cancro culturale del nostro Paese. Si è quasi orgogliosi di essere traditori seriali, truffatori, misogini e puttanieri. Inoltre non va dimenticato che fu Berlusconi a sdoganare gli ex fascisti del Movimento Sociale Italiano e gli ex secessionisti della Lega. Quest’ultimi, per 20 anni hanno offeso il Sud, mentre le inchieste ci dicono che investivano in Tanzania in diamanti e lingotti e si facevano rendicontare persino le mutande verdi. Per anni hanno minacciato la secessione e offeso la capitale con epiteti come “Roma ladrona” mentre oggi fanno campagna elettorale per il Campidoglio.

Matteo Renzi è un prodotto culturale del berlusconismo (per questo il suo padre politico non si oppone ad esso), un uomo che recita decisamente meglio il copione del pensiero unico. Le amicizie (anche se interessate) di Berlusconi con Gheddafi e Putin non sono mai state ben viste, per non parlare delle affermazioni del suo ex ministro Tremonti. Un ministro che, anche se in colpevole ritardo, era giunto a criticare l’aiuto americano alle banche, si era permesso di parlare di fascismo finanziario e che reputava indispensabile per la ripresa economica l’intervento dello Stato nell’economia. Una blasfemia per i padroni del mercato che controllano non solo la politica ma anche la moneta.

Matteo Renzi invece è perfettamente in linea con i diktat del pensiero unico: l’abolizione dell’articolo 18, il rafforzamento del potere esecutivo voluto dalla scellerata riforma costituzionale e l’attacco alla sanità e alla scuola, non sono un’esecuzione delle volontà imposte da banche speculative come la Jp Morgan e dal dogma neoliberista dominante?  Berlusconi o Renzi? Rivendico il diritto a non fare una scelta e affermare che non mi piacciono per nulla entrambi. Tuttavia reputo Renzi molto più pericoloso per la democrazia e per questo va subito fermato insieme a quel pensiero unico di cui è portavoce.