Roma è il solito frullatore di traffico, buche, semafori. La fase di promozione di un disco poi, riesce a ricordartelo benissimo: corse per pochi minuti di dirette, mini-esibizioni, interviste. Poi si ricomincia, come il gioco dell’oca. Per carità, non che Fabio Concato sia uno nuovo alle uscite discografiche, ma questa volta è diverso, ed è meglio chiarirlo subito: “Non smetto di ascoltarti” (Warner Music) è un disco di tre solisti che si sono scelti. Anzi, ripetutamente scelti. Concato appunto, Fabrizio Bosso e Julian Olivier Mazzariello: un trio che, non a caso, non ha un nome. Sono voce, tromba e piano che si sono incontrati.

Sul palco non mi sento mai solo – spiega Mazzariello, pianista di razza – Ci accompagniamo a vicenda”. Concato annuisce. I tre hanno deciso di riprendere in mano le celebri canzoni della musica italiana d’autore e, dopo averle portare in giro per tutta l’Italia nel tour “Canzoni”, si sono chiusi in studio per registrare le migliori.  “La casa in riva al mare”, “Anna verrà”, “Io che amo solo te”, solo per citare alcuni dei brani che compongono l’album insieme a quelli del cantautore (“Rosalina”, “051/222525” etc). “Alcune canzoni sono immortali e se ti avvicini con la giusta umiltà, puoi anche arricchirle e tirare fuori qualcosa di originale – spiega Fabrizio Bosso – Sono sicuro, per esempio, che se Chet Baker avesse scoperto “Nessuno al mondo” (Peppino di Capri, ndr) sarebbe diventato uno standard jazz come “Estate””. ““Estate” è uno dei brani che abbiamo suonato spesso live, anche se ne esistono 850 versioni – aggiunge Concato – ma non l’abbiamo inserita nel disco. Idem per “Roma nun fa la stupida stasera””.

Chiaro: così potreste far uscire un secondo volume.
Ma anche un’altra mezza dozzina… (ride)

In “Rosalina”, uno splendido assolo di Bosso. Concato, magari è un’impressione, ma sembra che sui suoi brani vi siate sbizzarriti di più.
Ho cercato di essere prudente, mi è parso il minimo. Questi sono pezzi da novanta, vanno affrontati con grande rispetto e un po’ di circospezione, possibilmente cercando di farli anche propri.

Pezzi da novanta anche i musicisti, ma perché proprio loro due?
Colto il punto: non è mica sufficiente essere bravi, bisogna stare bene con le altre persone. Sai quanti bravi conosco, che sono infrequentabili! Sarà l’esperienza, ma riconosco subito le persone appassionate e piene di sentimento. Per me è un aspetto importante, tanto quanto essere un buon musicista.

Scriverebbe per altri?
Sono riuscito raramente, è un mio limite. Mi piacerebbe farlo più in là, ma non sono capace di pensare una canzone studiata “per” qualcun altro. Probabilmente potrei scriverne una fatta e finita, e presentarla così com’è. Va anche detto che scrivo molto poco, sono anni in cui non ho grandi idee. Di questo mi spiace, anche se non mi sento più in colpa. “Tutto qua” è uscito a 10 anni dal precedente. Magari il prossimo a 74 anni, non sarebbe male.

A quel punto, scatenato come Iggy Pop. E tra le nuove leve, chi vede?
Mi rendo conto che continuo a considerare giovani colleghi come Samuele Bersani e Niccolò Fabi – l’ultimo suo disco peraltro è una figata – ma la verità è che nonostante ci siano le cantine piene di gente con le palle così, spesso sento perfette esecuzioni esenti da emozione.

Qualcuno dalle cantine esce pure, ma non è facile.
Le case discografiche, poverette, sono dissanguate. Quando ho cominciato io, ti dicevano “forse tra cinque anni ti succederà qualcosa, intanto tu scrivi, facciamo il disco”. Adesso tutto è macinato in un mondo abbastanza crudele. In questo senso, “Tutto qua” (ultimo disco solista, ndr) è stato una grande delusione da quel punto di vista. Un conto è se non vendi perché una cosa non piace, ma non vendere perché la gente non sa che è uscito un disco…

Ancora più indietro: vero che Arbore passava spesso “Dean Martin”, nel ’77?
Come no! Diceva “e adesso ascoltiamo un pezzo di un giovane pazzo lombardo”… All’epoca non mi conosceva nessuno, e vidi al bar due che mentre la canzone passava in radio, posarono il cappuccino chiedendosi a vicenda “ma questo che canta è scemo, o è proprio così”?