C’è chi, come i deputati di Forza Italia, vorrebbero elevare da 100 a 200 mila euro il tetto annuale alle donazioni. Da pubblicare online solo se il sito internet del partito è attivo. Come dire, basta spegnerlo et voilà, ogni obbligo di rendicontarle in rete scompare di colpo. Poi ci sono i verdiniani che puntano ad una serie di modifiche ad partitum. Ovviamente il loro. Con un emendamento che prevede, per i partiti iscritti nel registro nazionale e costituiti in gruppo in almeno un ramo del Parlamento (proprio la situazione di Ala), di versare una cauzione (a garanzia di cosa?) anziché raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali. Modifica proposta pure in versione alternativa, addirittura più soft: esonero tout court, anche senza cauzione. Per non parlare della Lega Nord, che spazia dalla revisione dell’Italicum all’abolizione dei vitalizi e delle trattenute sindacali in busta paga. Sono in tutto 222 gli emendamenti presentati alla Camera, in commissione Affari costituzionali, al testo base di riforma della disciplina dei partiti politici presentato dal relatore del Pd, Matteo Richetti.

STATUTO DELLA DISCORDIA – Tra quelli del Partito democratico (appena 16) non si registrano stravolgimenti particolari rispetto all’impianto del testo unificato. Più che altro qualche precisazione, alcune norme sanzionatorie in più e nessuna presa di distanze o distinguo da parte dei deputati della minoranza dem. E, piccola curiosità, nessuna delle proposte di modifica del Pd fa riferimento alla questione della trasparenza delle fondazioni politiche. Un tema, al contrario, toccato, dagli emendamenti di quasi tutti gli altri gruppi, inclusi gli alleati di maggioranza Ncd e Scelta civica. Sono invece 35 quelli del Movimento 5 Stelle. Tra i quali si segnalano quelli che puntano ad intervenire sull’articolo 2 del provvedimento. Per eliminare, in particolare, i riferimenti al metodo democratico come regola interna ai partiti. Un punto oggetto di un duro braccio di ferro durante i lavori preparatori rispetto alla proposta di legge (pdl) originaria del vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, che imponeva “la necessaria acquisizione della personalità giuridica per i partiti che intendano prendere parte alle elezioni politiche nazionali e candidarsi alla guida del Paese”, nonché un atto costitutivo e uno statuto “redatti nella forma dell’atto pubblico”. Ma anche rispetto all’attuale versione del testo base, i grillini chiedono, richiamando l’articolo 49 della Costituzione, che la partecipazione dei cittadini per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale sia favorita “anche” – e, quindi, non solo – attraverso l’adesione a partiti e movimenti. Oltre ad escludere il rinvio al metodo democratico come regola di funzionamento interno dei partiti stessi. Per evitare il rischio di restare esclusi dalle elezioni, dal momento che è probabile che il M5S, anziché lo Statuto, depositi la dichiarazione sostitutiva prevista dalla proposta Richetti. L’obbligo di Statuto, del resto, era stato definito senza mezzi termini “incostituzionale” dal grillino, Danilo Toninelli. Che, con degli emendamenti ad hoc, punta anche a reintrodurre le sanzioni previste nella sua pdl in caso di inosservanza degli obblighi di trasparenza e pubblicità oltre alle norme sulle fondazioni politiche che nel testo base non sono neppure menzionate.

FONDAZIONI NEL MIRINO – Da Scelta civica, arrivano in tutto 18 emendamenti. Che mirano ad inserire nel testo base alcuni punti chiave della pdl del presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, e non recepiti nella sintesi del relatore. Che, tuttavia, nel suo impianto complessivo segue un’impostazione molto simile a quella sposata dai montiani, basata sulla sostanziale libertà dei partiti e movimenti di strutturarsi come vogliono, ma con rigidi obblighi di trasparenza. Mazziotti propone, innanzitutto, di reintrodurre il principio dell’applicazione delle norme del codice civile in mancanza di diversa ed espressa disposizione “nell’accordo associativo” su una serie di delicate questioni che concernono la vita interna dei partiti. Dalle delibere assembleari alla loro impugnazione, dalle procedure di espulsione alla disciplina del simbolo. Poi c’è, addirittura, un emendamento ‘pro M5S’: il ministro dell’Interno non può sindacare nel merito il contenuto della dichiarazione presentata al posto dello Statuto da movimenti e gruppi politici ma solo verificarne la completezza. Un emendamento che, in sostanza, esclude la possibilità di ricusare liste elettorali sulla base di valutazioni discrezionali del ministro. Ma non è tutto. Mazziotti propone anche di inasprire le sanzioni per false o omesse dichiarazioni in tema di donazioni che vengono fissate nella misura del doppio della somma ricevuta (del triplo negli emendamenti dei 5 Stelle). E, infine, punta anche lui a recuperare la disciplina della sua pdl sul tema delle fondazioni politiche estendendo ad esse i medesimi obblighi di trasparenza previsti per i partiti. Una pdl, quella del presidente della commissione Affari costituzionali che, nei giorni in cui venne depositata, aveva peraltro incontrato il favore del M5S. Che non avevano nascosto la possibilità di votarla.

BRIGLIE SCIOLTE – Tornando a Forza Italia, tra i 34 emendamenti presentati dal gruppo, per le donazioni al di sotto dei 50 mila euro effettuate dalle aziende, gli azzurri chiedono di eliminare l’obbligo che lo stanziamento sia adottato con una delibera ad hoc del Consiglio d’amministrazione. Un’ulteriore proposta di modifica esclude del tutto la delibera del Cda, indipendentemente dall’ammontare della donazione, se il pagamento è effettuato con strumenti tracciabili. Ma gli azzurri puntano anche ad eliminare l’identificabilità dei donatori per somme inferiori a 5 mila euro e l’obbligo di trasparenza sulle donazioni ricevute previsto anche a carico dei candidati non eletti. Quanto ad Area Popolare, tra gli emendamenti presentati dai centristi, salta all’occhio quello con il quale Dore Misuraca proietta all’interno del testo sulla trasparenza dei partiti una disciplina in 15 articoli delle primarie. Che tuttavia resterebbero facoltative. Con 16 emendamenti, Sinistra italiana spera di recuperare alcuni punti della sua originaria proposta di legge. A cominciare dal regime di incompatibilità previsto fra cariche di vertice del partito e cariche di governo a livello sia nazionale che locale. Incompatibilità, peraltro, oggetto anche di una recente e separata pdl presentata dai deputati di Si.

CARROCCIO FUORI STRADA E infine la Lega Nord. Che, a prima vista, sembra finita in molti casi fuori tema. Come testimoniano gli emendamenti per modificare l’Italicum, la legge elettorale voluta dal governo guidato da Matteo Renzi, per abolire i vitalizi e le trattenute sindacali in busta paga. Temi certamente degni di nota, ma del tutto estranei alla materia della trasparenza dei partiti. Insomma, per le proposte di modifica avanzate dal Carroccio, il rischio di inammissibilità resta molto alto. Per non dire praticamente scontato. E adesso, per capire come andrà a finire, ci sarà da attendere che anche il relatore presenti eventuali emendamenti.

Twitter: @Antonio_Pitoni