La campagna referendaria per le riforme costituzionali di Matteo Renzi si è ufficialmente materializzata da Firenze, tra le contestazioni che si sono replicate a Matera nella tappa pomeridiana della campagna del presidente del Consiglio che vuole fare del referendum la bandiera vittoriosa sotto cui occultare le amministrative da cui non si attende grandi conferme. E’ partita “la sfida più grande” quella tra chi scommette sul paese e vuole farlo ripartire ed i “piagnoni” che dicono sempre e comunque no a qualsiasi cambiamento.

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E tanto per essere conseguente con i ripetuti proclami sul confronto sui contenuti e sul merito del quesito referendario ha infilato con la consueta sciatteria propagandistica nel referendum costituzionale tutti i refrain sulla sburocratizzazione, sulla semplificazione legislativa, sulla misure per agevolare i rapporti con la pubblica amministrazione e sulla centralità dei bisogni dei cittadini che oltre a non essere pertinenti troverebbero nella conferma di un Senato pasticciato nelle funzioni e nei criteri di elezione la più sonora frustrazione.

Per raggiungere tutti i cittadini che devono contribuire con il loro “pezzetto” dal 15 maggio partirà il vademecum referendario ma sin d’ora il presidente del consiglio ha individuato la centralità dei 10mila comitati per il sì a cui hanno già aderito gli amici governativi di Ala che non fanno mistero, dopo l’incontro molto “cordiale” con la delegazione del Pd, di vedere a breve “il loro futuro politico” e cioè alle prossime politiche con Matteo Renzi.

I comitati per il Sì, come già era emerso dalle parole del ministro per le riforme, sono non solo l’ossatura della crociata renziana per la madre di tutte le battaglie “casa per casa” e “porta per porta”, oltre che naturalmente a Porta a Porta, ma sono anche uno degli angoli del “paradiso” evocato da Denis Verdini per consolidare e perfezionare l’affiancamento-affiliazione al Pd. Lo hanno confermato in varie interviste gli uomini di punta di Ala come l’onorevole Ignazio Abrignani, già factotum di Berlusconi e vice di Verdini nella composizione delle liste nonché in pole position come capogruppo alla camera non appena Verdini rastrellerà i “responsabili” mancanti, che ha confermato di immaginarsi candidato con Renzi nel 2018 e ha assicurato il suo sostegno e il suo voto per Giacchetti in vista della decisione ufficiale dei verdiniani.

E d’altronde come sia importante per Renzi la sinergia tra comitati per il Sì ed il sostegno ai candidati molto pencolanti nelle amministrative, che vuole tenere non a caso sotto tono, è confermato anche dal soccorso “responsabile” di un altro senatore di Ala, Vincenzo D’Anna della corrente cosentiniana noto anche per i gesti sessisti in aula, che con altri “15 portatori di voti” si è impegnato in una lista per la Valente a Napoli.

Oltre ai “saggi” già ingaggiati da Napolitano e alla “società civile” presente dalla prima Leopolda  gli uomini impegnati per portare a casa la madre di tutte le riforme sono anche quelli che hanno consentito a Renzi di governare finora, che senza troppo clamore appoggiano i suoi candidati di scarso appeal o usciti da primarie “poco gloriose” e che vantano curricula in cui non emergono né competenza costituzionale né spiccato senso civico.