La Corte di Cassazione ha annullato due multe del valore complessivo di 1,4 milioni di euro nei confronti dell’immobiliarista Danilo Coppola, protagonista della cricca dei “furbetti del quartierino”, e di una società a lui legata. Gli ermellini hanno motivato la decisione con i lunghi tempi, oltre i termini di legge, del procedimento sanzionatorio aperto dalla Consob: le indagini sono durate più di due anni e la commissione guidata da Giuseppe Vegas, spiegano i giudici, non ha spiegato i ritardi. Il provvedimento contestato era stato emesso nei confronti di Coppola e del Gruppo Coppola spa per le violazioni delle regole di intermediazione finanziaria e turbativa di mercato compiuta su azioni Mediobanca nel 2005, nella calda estate delle scalate bancarie tentate insieme a Stefano Ricucci e Danilo Statuto.

Nel dettaglio, i giudici hanno annullato con rinvio la multa di 700mila euro a carico di Coppola e quella di altri 700mila euro, oltre ad altre sanzioni amministrative a carico della società Gruppo Immobiliare 2004 spa, nella quale è confluito l’ex Gruppo Coppola. In particolare, è stato annullato con rinvio il decreto emesso dalla Corte di Appello di Milano il 15 marzo del 2012 che confermava le multe della Consob. Ad avviso della Suprema Corte, nel decreto “non sono illustrati i motivi per i quali è stato ritenuto ragionevole l’ampio lasso di tempo trascorso per lo svolgimento degli accertamenti nella loro globalità, nonostante fossero decorsi ben tre anni e mezzo dai fatti“. Ma al di là del tempo trascorso dai fatti, i giudici puntano il dito contro le lungaggini del procedimento sanzionatorio: “Soprattutto manca ogni valutazione sulla circostanza di avere la Consob (dopo una prima valutazione del materiale acquisito circa il fatto nella sua entità fenomenica nell’agosto 2006) fatto decorrere ben oltre due anni per l’espletamento degli ultimi due atti di indagine”. Quando per le notifiche degli estremi delle violazioni si superano termini di ragionevolezza, i supremi giudici ritengono che la Consob debba fornire “una adeguata motivazione ogni qualvolta il tempo impiegato per le indagini risulti particolarmente ampio a fronte di operazioni da collocare in un ambito cronologicamente ben definito”. Ora la vicenda torna all’attenzione della Corte di Appello di Milano.

Coppola divenne noto al pubblico nel 2005 quando emerse lo scandalo “Bancopoli” che coinvolse tra gli altri l’allora governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio e i cui protagonisti erano anche il banchiere Gianpiero Fiorani, i finanzieri Emilio Gnutti e Stefano Ricucci e lo stesso Coppola. “I furbetti del quartierino“, appunto. Ad aprile 2016, Coppola è stato condannato a 9 anni di reclusione: l’immobiliarista è accusato di avere trasferito immobili tra società del suo gruppo a prezzi superiori a quelli di acquisto al fine di ottenere finanziamenti dalle banche. Risultato: un crac da 300 milioni di euro provocato dal fallimento di 10 società.