Il prezzo non è giusto, ma Danilo Coppola passa all’incasso. Gli ex dipendenti no e non ci stanno. Nei giorni scorsi la famiglia dell’immobiliarista, uno dei ‘furbetti del quartierino’ saliti alla ribalta delle cronache finanziarie nell’estate del 2005 e poi coinvolti nei processi Antonveneta Bnl, ha venduto a Prelios il complesso immobiliare milanese di Porta Vittoria per 320 milioni di euro. Una cifra, per ammissione dello stesso Coppola e dei famigliari tra cui la madre Francesca Garofalo, “più bassa rispetto al valore effettivo dell’iniziativa”. Accettata, però, per ricavare le risorse necessarie a saldare gli ultimi 40 milioni dovuti all’Agenzia delle entrate (su un totale di oltre 200, oggetto di un accordo transattivo firmato nel 2010) e “riacquistare dalla famiglia Segre la società Ipi“, l’immobiliare che Coppola ha comprato nel 2005 da Luigi Zunino e che quattro anni dopo è stata rilevata dalla famiglia Segre, i commercialisti di Carlo De Benedetti.

L’operazione non lascia indifferenti i rappresentanti sindacali (cdr) dei giornalisti di Editori PerlaFinanza, la società intestata alla Garofalo che pubblicava Finanza&Mercati, Borsa&Finanza e TuttoFondi e di cui nel dicembre scorso il Tribunale di Milano ha decretato il fallimento. “La famiglia Coppola, prima di tornare in possesso della società immobiliare torinese, deve saldare tutti i debiti di Editori PerlaFinanza, per la quale il prossimo 22 maggio è stata fissata l’udienza per l’esame dello stato passivo. – scrivono i giornalisti in una nota – A cominciare dai diversi stipendi che i dipendenti della società non hanno percepito prima dello stop alle pubblicazioni (che risale al dicembre 2012, ndr)”.

Anche perché, ricordano, l’importo necessario per chiudere la vicenda, 19 milioni di euro, “è di gran lunga inferiore a quello necessario per il riacquisto di Ipi (50 milioni), di cui la famiglia Coppola afferma di avere ora la disponibilità (dunque al netto dei prestiti contratti per realizzare il progetto di Porta Vittoria). Il tutto ovviamente dopo aver saldato l’Agenzia delle Entrate, che tra l’altro è creditrice anche di Editori PerlaFinanza”. Senza calcolare “il danno per la chiusura di tre giornali, che va però ben al di là di un mero calcolo economico”.

Coppola, che per il tentativo di scalata alla banca veneta ha patteggiato una pena di 8 mesi, aveva avviato il progetto di sviluppo dell’area di Porta Vittoria nel 2010 grazie a una linea di credito da 210 milioni concessa dal Banco Popolare. Pochi mesi prima aveva raggiunto un accordo con il fisco per chiudere il contenzioso apertosi con il fallimento, a fine 2006, della sua Micop Immobiliare. Nel 2013 Coppola aveva però fatto sapere di aver querelato per “estorsione” l’Agenzia delle Entrate sostenendo che i pagamenti effettuati stavano mettendo a rischio il suo gruppo e che le sue aziende avevano “perso centinaia di milioni perché costrette a subire innumerevoli istanze di fallimento per ulteriori debiti fiscali rappresentati da meri avvisi di accertamento”.