Oltre 350 mila euro tra affitto di due anni e lavori di ristrutturazione per una sede comunque inadeguata. È quanto l’ambasciata italiana a Tunisi ha chiesto al Ministero degli Affari esteri per spostare la sede dalla zona di Centreville, il centro storico della capitale tunisina, a Mutuelleville, vecchia zona in cui avevano sede le missioni diplomatiche. Vecchia perché ormai la maggior parte delle cancellerie la considera caotica e difficile da proteggere. Così le ambasciate di Germania, Svizzera, Stati Uniti – per citare qualche esempio – si sono spostate in quartieri più esterni, Lac 1 e Lac 2. Invece la Farnesina ha scelto di portare la sua missione in quella che era la sede dei tedeschi, per poi restituirla tra due anni, come scrive in una nota interna. Secondo i dipendenti, la scelta è azzardata sia dal punto di vista economico, sia sul piano della sicurezza del personale. E lo hanno denunciato al sindacato FLP.

La questione è arrivata in Parlamento con un’interpellanza a firma Giuseppe Romele (Forza Italia). Depositata il 12 aprile, è stata discussa in aula il 29. Durante l’intervento, il parlamentare ha ricordato che “le relazioni in materia di sicurezza prodotte dal personale dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso la Sede [di Tunisi, ndr] sono state completamente ignorate e nessun suggerimento implementato da parte dell’Ambasciatore e del suo Primo Consigliere”. Non solo. Un dipendente racconta a ilfattoquotidiano.it che in questo momento la normativa sulla Sicurezza sul lavoro (decreto legislativo 81/2008) è costantemente disattesa: i lavori per la ristrutturazione sono ancora in corso, si respirano polveri inquinate e il rumore, spiega, è insopportabile. Persino l’ASL di Roma, informata dai sindacati, ha chiesto spiegazioni ai vertici del Ministero. Un dipendente è stato ricoverato in ospedale per le esalazioni chimiche che ha dovuto respirare sul lavoro, mentre altri hanno denunciato a più riprese malanni e problemi respiratori. Eppure non è cambiato nulla.

A parole, sono tutti d’accordo nel considerare questa missione diplomatica “di frontiera”. Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni pochi giorni dopo l’attentato al Museo del Bardo parlava così delle fondamentali relazioni Italia-Tunisi: “Abbiamo già una collaborazione sul piano della sicurezza e una cooperazione tecnica sulla sorveglianza notturna delle frontiere con la Libia”. Poi il comportamento con l’ambasciata non corrisponde alle dichiarazioni, stando alle denunce dei sindacati. La risposta del Governo all’interpellanza di Romele è affidata a Vincenzo Amendola, sottosegretario Pd al Ministero degli Affari esteri. Il quale però della questione sicurezza non parla. Amendola si concentra solo su aspetti marginali della relazione tra dipendenti e dirigenza. Un silenzio insopportabile per i dipendenti, visto che il sottosegretario Amendola quando è stato in Tunisia (dal 20 al 22 aprile) “non si è nemmeno degnato di passare in sede per guardare con i suoi occhi la situazione”.

Il personale è molto preoccupato. “Ci hanno costretto a trasferirci anche se i lavori non sono conclusi – spiega un dipendente -. Per tutto il giorno furgoni che non passano alcun controllo fanno avanti e indietro dalla nostra sede. Sarebbe facilissimo caricarli con una bomba. Un attimo”. In ambasciata non c’è nemmeno una “bolla”, quello spazio tra due porte blindate che si trova in qualsiasi filiale di banca, che serve per effettuare controlli con i metal detector. Non ci sono nemmeno muri perimetrali, ma solo una vecchia e malconcia cancellata. C’è poi un capitolo a parte che riguarda il tema visti. Anche in questo le risposte del Ministero sono state vaghe. Il sottosegretario Amendola afferma che i procedimenti disciplinari che ci sono stati in questi anni (due in materia) sono più che giustificati. Però i lavoratori raccontano di pratiche che i dirigenti hanno chiesto (solo oralmente, per non lasciare tracce) di far passare anche senza la documentazione richiesta dalle procedure. Il materiale raccolto dal sindacato FLP testimonia un clima di tensione tra dipendenti e dirigenza. Nel corso dell’ultima ispezione all’ambasciata ci sono stati impiegati accusati di “visti facili” per aver assecondato le richieste dei superiori. E meno male che Tunisi, secondo il Mae, è un’Ambasciata importante.