“Nel 2004- 2005 cominciano ad arrivare a Reggio Emilia una serie di imprese calabresi fondate ad hoc e che duravano lo spazio di una costruzione”. “Il mercato immobiliare era drogato”. “La magistratura non ha saputo vedere e la politica non ha voluto”. A parlare è Angelo Malagoli, tra il 1995 e il 2004 assessore all’urbanistica per il Pds, Partito democratico della sinistra. Una delle memorie storiche della politica cittadina, ma soprattutto del boom edilizio di una decina di anni fa. Il boom in cui – oramai è un dato storico – prosperò anche la ‘ndrangheta. Malagoli è anche il padre del Prg, il Piano regolatore generale del 2001, quello in vigore ai tempi dell’esplosione del mattone. Quando nel 2004 Graziano Delrio diventa sindaco (il primo “non comunista”), Malagoli, politicamente lontano dal nuovo primo cittadino, resta in giunta, ma viene spostato all’assessorato all’immigrazione e nel 2007 mandato a dirigere l’azienda dei trasporti. Secondo molti a Reggio, nei suoi anni all’urbanistica si costruì troppo. Il Movimento 5 stelle ne ha chiesto l’audizione in commissione parlamentare antimafia, assieme agli ex sindaci Delrio e Antonella Spaggiari (1991-2004) e alla dirigente dell’Urbanistica tra il 2004 e il 2014, Maria Sergio. Quest’ultima, moglie dell’attuale sindaco Luca Vecchi (Pd), sentita dai pm come persona informata sui fatti nell’inchiesta Aemilia nel 2013, spiega che negli anni precedenti al 2004 a Reggio si era costruito troppo. Malagoli però pensa che il boom edilizio “drogato” è arrivato dopo.

downloadMalagoli, c’è chi la vorrebbe addirittura portare davanti alla commissione antimafia perché avete costruito troppo.
Magari potessi andarci: non ho niente da nascondere. I Prg fanno delle previsioni e la loro attuazione poi è affidata al mercato. Se si costruisce dipende dal mercato o da una capacità di investimento drogata. Non è che il Prg obbliga a costruire. I primi sintomi di boom edilizio sono del 2003-2004.

Ma il vostro Piano non era molto appetibile per chi voleva fare speculazione edilizia?
Sono sicuro che non c’era nulla che non andasse, se dopo tante indagini e polemiche nessuno è stato in grado di dire che un’area era stata inserita nel nostro piano per favorire qualcuno. Nel 2005 era stato realizzato meno del 50% delle previsioni di costruzioni: una cosa normale. Reggio veniva da un ventennio di crescita continua: economica, demografica. La città era passata da 130mila a 180mila abitanti. Una grossa presenza di immigrati, il turismo d’affari: una città di cui bisognava governare la crescita e noi abbiamo cercato di farlo nel modo più etico possibile. Tutto il resto avviene dopo.

Ma allora che cosa è successo a Reggio?
La magistratura non ha saputo vedere, come ha detto Nicola Gratteri, e la politica non ha voluto vedere. E invece si è pensato di usare questi fenomeni contro di noi, contro l’amministrazione precedente.

Mi spieghi.
Delrio fa un po’ come Renzi, ha bisogno di un nemico al giorno. Quando nel 2004 diventò sindaco il suo atteggiamento politico era quello di dire: “Noi possiamo sbagliare, ma siamo migliori di quelli di prima”. Obiettivo della nuova amministrazione era sostanzialmente demolire quella precedente. Invece io mi chiedo: nel momento in cui in quegli anni si vide che il mercato immobiliare era drogato da denaro che non si sapeva da dove venisse, non ci si doveva preoccupare? Oppure bisognava prendersela con il nostro Prg? È colpa del Prg se a Reggio arriva del denaro da riciclare?

Conosce Maria Sergio, per anni dirigente dell’Urbanistica voluta da Delrio?
Sì ed è professionalmente molto valida. Ha lavorato con me negli anni in cui si scriveva il Prg e poi sono stato io a celebrare il suo matrimonio con Luca Vecchi, credo fosse il 2003.

Una informativa dei carabinieri del 2013 che riporta fonti dei servizi segreti, finita nelle carte dell’inchiesta Aemilia, parla di presunti contatti della dirigente anche con persone considerate dai pm vicine a uomini della ‘ndrangheta. Sergio, cutrese di origine, davanti ai pm racconta però di non avere molto a che fare nel suo lavoro con ditte cutresi. Lei Malagoli, che cosa pensa?
Di sicuro a Maria Sergio è stato dato un grande potere: aveva potere anche sull’edilizia privata. In comune a Reggio si diceva che i cutresi andassero tutti da lei e non più negli uffici dell’edilizia privata. La cosa all’epoca non mi scandalizzò, anche perché lei aveva molto potere.

Che cosa intende dicendo che aveva potere “anche” sull’edilizia privata?
Io non darei mai edilizia privata e urbanistica a una stessa persona (come successe per quasi un anno tra il 2009 e il 2010 a Maria Sergio, ndr). È una cosa che non sta né in cielo né in terra, se parliamo di trasparenza della pubblica amministrazione. E anche in seguito quando venne la nuova dirigente, la Sergio mantenne una specie di supervisione sull’edilizia privata.

Graziano Delrio, sentito dai pm come persona informata sui fatti nell’inchiesta Aemilia nel 2012, dice di non sapere che la Sergio era nata a Cutro e che i parenti della dirigente erano tutti nel mondo dell’edilizia.
Che non lo sapesse mi sembra inverosimile. La Sergio aveva rapporto diretto con lui. Quando Delrio diventa sindaco arrivano in comune alcuni assessori, un dirigente suo parente (di Delrio, ndr) e poi Maria Sergio: tutti fanno parte di un cerchio molto ristretto. Persone che agivano in sinergia.

Torniamo agli anni del boom, che lei data alla fine della amministrazione Spaggiari e i primi anni di quella Delrio.
Mi ero accorto che venivano reimmesse sul mercato aree che prima non c’erano mai state sul mercato. Aree sfigate che avevano permessi per edificare, ma non erano appetibili. Improvvisamente quelle aree vengono comprate a prezzi molto superiori al loro valore. Questa cosa mi insospettì.

E perché a quel tempo non lo disse?
Lo dissi e lo dico da sempre. Anzi, in quegli anni scoprì un tipo di abuso che a Reggio non avevamo mai visto prima. Non più cioè un abuso normativo: un garage che diventa tavernetta, per esempio. Scoprì abusi nei quali alcuni condominii avevano un piano in più, con appartamenti accatastati e già venduti. Andai in consiglio comunale dicendo che eravamo di fronte a un salto di qualità, perché per fare un abuso del genere ci vuole un’organizzazione: un notaio, un progettista, un direttore dei lavori. E lo dissi pubblicamente. Tuttavia non ho mai avuto richiesta di spiegazioni né da parte della magistratura, né da parte della politica. Quando il sindacato in quegli anni lì denunciava caporalato, io avrei fatto riunioni apposite per cercare di capire il fenomeno. E invece niente. La politica disse che arrivavano i caporali perché c’era il mio Prg che favoriva questi fenomeni e gli amministratori precedenti avevano aperto le porte a questi nuovi personaggi che arrivavano a Reggio con tanti soldi che non si sapeva da dove venissero.